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sabato 9 aprile 2016

"Sono un sogno di Dio". Gli eteronimi di Pessoa.


Fernando Pessoa,
Sono un sogno di Dio
Il libro antologia Sono un sogno di Dio, Poesie, Qiqajon, 2015, può essere un valido approccio all’opera poetica di Fernando Pessoa – per chi non conosce questo autore – e un’occasione per approfondirne un aspetto particolare (quello religioso) per chi ne è già appassionato lettore. Il testo è fornito di una bellissima introduzione scritta da J.T. Mendonça che presenta efficacemente alcuni tratti distintivi della figura di Fernando Pessoa e il suo ruolo fondamentale nella cultura e nella poesia del Novecento.
Mistero dell’esistenza, inquietudine, malinconia, meraviglia… sguardo poetico che penetra oltre la crosta che copre la realtà e risveglia ad una comprensione più profonda delle cose: questo lo “scrigno” che il libro dischiude al lettore.

Fernando Pessoa,
Una sola moltitudine
In particolare leggere Pessoa significa accogliere l’invito a riflettere sulla persona, sull’io e sulla sua identità profonda (per un curioso gioco di parole ricordiamo che “pessoa” in portoghese vuol dire persona). Egli, infatti, è il poeta “eteronimo” per eccellenza: inventa molte personalità che  via via vanno a costituire gli eteronimi (nomi diversi) dei suoi componimenti. Non semplici pseudonimi ossia nomi fittizi, presi a prestito per nascondere un’unica personalità, ma nomi che corrispondono a tante personalità diverse e ben delineate – nascita e morte, lavoro e interessi, gusti e stile  - con i quali Pessoa ha firmato, in tempi successivi, le poesie pubblicate su vari giornali e riviste.
Fernando Pessoa,
Il libro dell'inquietudine
L’eteronimia dunque non è semplicemente un espediente, una finzione letteraria. Essa intende comunicare una verità profonda sull’uomo Pessoa e - al di là dei confini biografici e individuali - sull’uomo contemporaneo. Ma una verità di quale segno? Quello, ricco e positivo, che indica la molteplicità degli sguardi all’interno dell’uno o quello, spersonalizzante e negativo, che rivela una frantumazione interiore dell’io impossibile da ricomporre? 
Questa dialettica tra uno e molti, tra io e polverizzazione dell’identità, tra ricchezza del molteplice ed esigenza dell’unificazione mi pare ben espressa in due componimenti, contenuti in  Sono un sogno di Dio, Poesie, Qiqajon, 2015, che di seguito riporto. 

Il primo è parte di un testo tratto dall'eteronimo Álvaro de Campos (p. 107):

Paul Klee, 
Fratelli
“Quanto più sentirò, quanto più sentirò come varie persone,
Quante più personalità avrò,
Quanto più intensamente, stridenti le avrò,
Quanto più simultaneamente sentirò tutte quante,
Quanto più diverso in unione, attento in dispersione,
Starò, sentirò, vivrò, sarò,
Tanto più possiederò l’esistenza totale dell’universo,
Più completo sarò all’interno di tutto lo spazio,
Più analogo a Dio, sia Egli chi sia,
Perché, sia chi sia, certamente è Tutto,
e al di fuori di Lui esiste solo Lui, e Tutto per Lui è poco.”

Il secondo è ripreso per intero dall’eteronimo Ricardo Reis (p. 99):

Paul Klee, 
L'uomo segnato
“Per essere grande sii intero: niente
Di te esagera o escludi.
Sii tutto in ogni cosa. Poni quanto sei
Nel minimo che fai.
Così in ogni lago la luna intera
Brilla, perché alta vive.





Nel video si può ascoltare un’intensa lettura della poesia Ode al crepuscolo” (malinconica e profondissima riflessione poetica sulla morte). Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.



Post ed iconografia di Rossana Rolando

2 commenti:

  1. Per integrare il vostro bellissimo articolo, vi segnalo il video di presentazione del libro preparato dalle Edizioni Qiqajon https://www.youtube.com/watch?v=a275edAKh2k

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  2. Rossana Rolando9 aprile 2016 12:55

    Grazie di cuore Stefano. Sono molto felice del tuo commento e della tua segnalazione. Inserisco il video qui in modo che ciascuno possa goderne. La poesia di Pessoa che viene letta mi aveva già colpito: è contenuta nel libro (p. 53) e riportata nella quarta di copertina. Molto efficace, nel video, lo sfondo bianco (metafora della nostra cecità e di ciò che non vediamo) e lo spazio di luce (simbolo del “pertugio”, che esiste in ciascuno di noi, “al fondo di un pozzo”). Un caro saluto, Rossana e Gian Maria.

    Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.
    [video]https://www.youtube.com/watch?v=a275edAKh2k[/video]

    RispondiElimina