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giovedì 9 agosto 2018

Il "contemplativo" nel tempo.

Tempo e divenire, tempo ed essere. Tempo della storia, tempo interiore. Tempo economico, tempo fisico. Un percorso articolato e affascinante lungo le tracce del tempo.
Post di Rosario Grillo
Immagini delle sculture (acciaio inox intrecciato a mano) di Giuseppe Inglese (qui il sito).

Giuseppe Inglese, Respiro nel sogno
È vero: la vita richiede il divenire, movimento!
Lo aveva enunciato con epigrafica chiarezza Eraclito: “tutto scorre”.
La putrefazione, fenomeno  che interviene al momento della stasi, ne è una conferma.
Mi premuro di aggiungere che nell’economia - prendo la questione nella immediatezza dell’ordine naturale quando il fare umano si struttura nelle relazioni sociali - la stagnazione è condizione evidente di crisi.
Movimento c’è, ma con prudenza, nei bozzetti di vita agreste dentro i testi biblici. Marco (4:26-29) narra l’analogia che Gesù stesso evoca tra il regno di Dio e la pratica della semina. Il seme si nasconde, si nutre della terra e dell’acqua, germoglia e dà frutto.
Senza forzature, nel rispetto dei ritmi della natura, con lentezza, il seme (la vita) radical(mente) prende forma e sviluppo: pieni.

Giuseppe Inglese, Crescere - verso il cielo
La techne  si connota come arte umana e serve per esplicitare la vis della conoscenza, potenziandola. Sostituendola anche?
Direi di no! La scienza infatti, commisurata al cammino della conoscenza, ingloba consapevolmente limiti e dubbi.
Perciò è freno di qualsiasi “delirio di onnipotenza”, tra cui quello innestato dalla tecnica, fine a se stessa e fuori controllo.
Nei confini segnati, la techne, comunque, supporta, da appropriata protesi, la conoscenza.
Esempio ne è la felice stagione del Rinascimento, che introduce alla “rivoluzione scientifica” dei secoli moderni.
Il crescendo, alfine la dismisura, si ha in conseguenza del mandato, strictu sensu, di logica economica del Capitalismo.
È d’uopo perciò ricordare che il capitalismo interviene drasticamente sulla transazione economica, orientandola al profitto.

Giuseppe Inglese, Respiro - nelle sue mani
Quest’ultimo è una forzatura dello scambio, che nella sua immediatezza è  mutualismo.
In tale contesto, il tempo fuoriesce dal controllo umano e si muove nel “turbo” di un mutamento continuo. Acquista un’autorità propria e chiede di eliminare ogni spreco, poi di alzare il ritmo.
La velocità diventa il nuovo metro di misura.
Da Francesco Bacone a Beniamino Franklin viene, in seguito, la tassativa conferma che: il tempo è denaro .
Echi lontani diventano le parole di Agostino che assimilava il tempo all’anima, le repliche di Bergson che “nel ridotto della coscienza” parla di memoria, la qualità proustiana del “tempo perduto”, il monito di Gramsci. (1)
Tempo e spazio come prescrive la fisica del 900, sono relativi e risultano privi di qualsiasi assolutezza.
La loro relazione evidenzia che la velocità incurva lo spazio.

Giuseppe Inglese, Tracce - gravità
Se ne dovrebbe  trarre esempio per avere coscienza della voracità del tempo, che nello scenario della globalizzazione ormai annulla la distanza e comanda con l’impulso del “battito d’ali della farfalla”, avvertito simultaneamente in ogni angolo del globo.
È la sequela di un salto che si è compiuto fra fine ottocento ed inizio novecento, quando, dalla fotografia al cinema all’automobile all'aeroplano, i mezzi tecnici hanno contribuito al progresso generale.
In verità, la civiltà umanistica ha sempre sostenuto che le arti e le tecniche discendono e dipendono dall’intelletto umano.
Così deve essere!
Abbassare le armi, rinunciare al governo umano, comporta la compulsione della vita di corsa, che instaura  la società liquida, incentivando un consumismo sfrenato.
Bauman, nella variegata analisi del post moderno, ha descritto da par suo questa fenomenologia, capace di stendere una trama “puntillistica” frammentaria e priva di ogni controllo. (2)

Giuseppe Inglese, Liberazione
Egli però non ha abbassato le armi e fino alla fine ha invitato alla reazione, che non può che venire dallo spirito.
Lo spirito no, non è soggetto alla voragine del tempo.
Così mi vengono in mente gli antichi, che, epicurei e non, celebravano l’otium, consapevoli che esso è legato all’intelletto, e diffidavano del negotium, anticamera di affanni.
L’otium consente sì la felicità, ma, a quel tempo, la spensieratezza degli “uomini liberi” si reggeva sull’esistenza degli schiavi!
Anche di recente c’è stata una ripresa dell’esaltazione dell’otium e Tom Hodgkinson è arrivato a stilare un manifesto. (3)
Sempre più si conferma che nell’ambito della vita spirituale ed intellettuale vanno ricercati gli antidoti all’oppressione della tecnica.
Fra tanti mi trovo all’unisono con Byung-Chul Han, che diagnostica una “malattia da discronia”.

Giuseppe Inglese, Respiro dell'anima
Classifica infatti molteplici alterazioni del tempo, derivanti da una sostanziale “atomizzazione della vita” che offende la nostra identità, che modifica lo stato del corpo, che induce ad una “vita activa” deformata e deformante, soprattutto priva di “vita contemplativa”.
Lo stesso filosofo compulsa le diverse “eterocronie ed ucronie” per confermare che “l’ipercinesi quotidiana sottrae alla vita umana ogni elemento contemplativo”. (4)
Il cuore del problema è, secondo me, da lui individuato, non tanto nell’accelerazione, di per sé conforme alla nuova tipologia del movimento consentita dal progresso tecnologico, anche se gravata dall’illusione del quantitativo, ma piuttosto nella in-tempestività.
Ritorna il tempo.
E ritorna nell’accezione di destino: come concepito dai greci antichi, ritorna carico di tradizione e memoria. Ritorna qualificato da “un fermo (Halt)”. (5)
È la considerazione pensante e pensata del tempo, che non corre più a vuoto, nell’accelerazione inutile e frivola, e nemmeno nella confezione rigida e pesante, alla lunga vera e propria “camicia di forza”.

Giuseppe Inglese, Giochiamo - l'altalena

Note.
1.“Il tempo è la cosa più importante: esso è un semplice pseudonimo della vita stessa”.
2.Tra le poche ‘vie’ percorribili, Bauman a un certo punto ipotizza anche un "Empowerment", che egli vede ed auspica come “capacità di compiere scelte ed agire efficacemente in base alle scelte compiute”. Anche se non è proprio questo il compito del ‘sociologo’, egli getta così - come è stato notato - un asse fra passato, presente e futuro, legando le scelte in una sequenza dove il tempo non è una trama “puntillistica” di attimi, ma una curva evolutiva che solo la nostra volontà può inclinare verso l'alto o verso il basso.
3. IL MANIFESTO di Tom Hodgkinson.
La religione dell'industria ha trasformato gli esseri umani in robot del lavoro. Gioia e saggezza sono stati rimpiazzati da lavoro e preoccupazione.[...]
Il lavoro ci ruba il tempo. Produttività e Progresso hanno generato ansia e disagio. La carriera è un fantasma. Il denaro è una costruzione mentale. Possiamo crearci il paradiso. Non c'è nulla che deve essere fatto per forza. Sii buono con te stesso [...]. Prima vivere poi lavorare. Il tempo non è denaro. Smetti di spendere. Lascia il lavoro.
Studia l’arte di vivere.
3.Byung-Chul Han, Il profumo del tempo, Vita e pensiero, p.8.
4.Idem, p.10.

6 commenti:

  1. Un grazie speciale a Rossana, che ricerca e trova le immagini più appropriate al tema. Le sculture di Giuseppe Inglese nascono come rappresentazioni degli intrecci del vissuto.
    Il tema, incentrato sulla ricorrente tematica del tempo rinvia appunto ad una “qualità insostituibile” , piena di significato, dei tracciati esistenziali di ognuno di noi. Non atomi vaganti, ma fili di interconnessioni.

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  2. Ancora una volta affronti un nodo nevralgico del nostro esistere nella “società della prestazione” dove, come spieghi, “la vita activa, deformata e deformante, è soprattutto priva di vita contemplativa”. Eppure quest’ultima rimane oggi l’unica possibile prospettiva per restituirci alla “società dell’ascolto e dell’attenzione”, per ripristinare “il tempo dell’Altro, il buon tempo, il profumo del tempo”, in accordo con Han. Grazie, caro Rosario, per la tua arte di indugiare sulle cose.

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    1. Grazie a te Gian Maria per l’accoglicenza e per la diffusione dei miei pensieri. So che stai leggendo lo stesso libro e condividi la segnalazione di un giovane interprete della filosofia, Han, capace di riassumere anche sensorialmente la qualità del tempo: PROFUMO

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  3. Mariangela Romanisio9 agosto 2018 alle ore 15:33

    Apprezzate tutte le considerazioni esposte, in particolare questa:
    "Senza forzature, nel rispetto dei ritmi della natura, con lentezza, il seme (la vita) radical(mente) prende forma e sviluppo: pieni."
    A questo proposito, voglio esprimere il mio contributo.
    La vita richiede il movimento, il divenire, sia del lato fisico, umano,
    dell'esistere, dell'agire nel sociale, sia del lato contemplativo, e ognuno di noi si conforma a se stesso, così:

    - Adagio -
    il tempo segna
    le tue rughe,
    ti stringe il cuore,
    separa le persone.

    - Adagio -
    la vita forma
    il tuo destino
    secondo
    quanto in alto
    specchi il cielo.

    P.S.: «Non chiederti mai il perché del livello del tuo cielo: è merito o colpa tua.»

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  4. Le parole di Rosario non possono che trovarmi concorde. L'accelerazione del tempo, la sua sottrazione all'otium rischiano di impoverire sempre più la vita moderna. Per parte mia, ne vedo le conseguenze nelle generazioni più giovani, alle prese con un sistema di istruzione e formazione che lascia sempre meno spazio alla riflessione e privilegia sempre più la performance momentanea, dell'attimo fuggente (non nel senso del film), impedendo la rielaborazione critica profonda. Grazie, Rosario.

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  5. Grazie di queste sapienti riflessioni.

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