Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

mercoledì 29 agosto 2018

Jacques Derrida, la scrittura e internet.

Scrivere è lasciare tracce, è disseminare e consegnare al futuro qualcosa di sé.
Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni di Cinzia Piazza (qui il sito), per gentile autorizzazione.

E' presente nel cuore dell'esperienza. 
Presente non come presenza totale, ma come la traccia
(Jacques Derrida, La scrittura e la differenza).

Cinzia Piazza, Contatto
🌟 Si assiste oggi ad una esplosione della scrittura (messaggi sui telefonini, pubblicazione di post e di tweet, commenti sui social), nell’ambivalenza dei suoi risvolti.
Il pensiero va subito agli effetti deleteri di un certo uso dei social, espressione di una negazione della riflessione e dell’argomentazione, spesso per scopi propagandistici volti ad incrementare consenso. Si comunica con  slogan, si semplifica, si commenta senza leggere e senza pensare. Si scrivono insulti e volgarità. Ci si nasconde dietro lo schermo per affermare e dire ciò che non si direbbe nel rapporto vivo e personale (anche se c’è il rischio che tanta violenza e tanto veleno stiano entrando o siano già entrati nelle arterie e nelle vene del corpo sociale, non solo nelle sue espressioni digitali).
Ma c’è anche chi consegna alla scrittura online (su siti, su blog, sui social stessi) pensieri complessi, punti di vista articolati, arricchenti ragionamenti. Ci sono coloro che condividono articoli di qualità, provenienti dalle più diverse agenzie culturali. Si trovano, su facebook e su twitter,  persone che pubblicano profonde riflessioni, aforismi, ritagli di saggezza e poesia, annotazioni meditate e colte, simili a schegge di un diario interiore.
Tutti (anche chi non frequenta i social) sono coinvolti, in diversa misura: ciascuno porta con sé la propria personale biblioteca (sms, pendrive, registrazioni).
Cinzia Piazza, illustrazione vincitrice del concorso:
"L'avventura di scrivere"
🌟 In campo filosofico è stato Jaques Derrida (1930-2004) a profetizzare questo fenomeno, quando ancora non era prevedibile la diffusione di computer e smartphone. Il primato della scrittura sulla voce è una sua tesi fondamentale, in netto contrasto con la tradizione socratico platonica che affidava alla dimensione orale la possibilità della ricerca autentica, nello spazio dinamico del dialogo, nel rapido - brachilogico - movimento del domandare e del rispondere.
La tesi di Derrida può avere un grande fascino e aprire nuove prospettive. Purché sia intesa bene: in modo del tutto contrario a quella immediatezza con cui si vive oggi – in molti casi – la scrittura. Pensare di postare o di commentare (nei social) in modo originario, come se si dicesse la propria “libera” opinione - svincolata da ogni “costrizione” - è un’illusione ingenua e pericolosa (perché soggetta ad ogni forma di manipolazione). Nel modo di pensare è depositato un linguaggio che è stato ereditato ed entro il quale si è da sempre inseriti, un discorrere che si è sedimentato nella mente, un passato di luoghi, incontri, relazioni che ha formato ciascuno.  Quello che noi siamo è il risultato di una scrittura che ci precede e ci nutre (i libri che abbiamo letto o non letto, il sistema di leggi scritte che ereditiamo e in cui viviamo, le istituzioni e i regolamenti che le reggono, l’educazione che abbiamo ricevuto da chi, a sua volta, ha ereditato un mondo già scritto). Siamo il frutto di tutta una serie di mediazioni, spesso inconsce.
Cinzia Piazza, 
Scrittura e nascondimento
Questa rete di dipendenze non imprigiona soltanto, come potrebbe sembrare di primo acchito, ma può anche liberare - nel momento in cui se ne acquista consapevolezza - e aprire sentieri di rinnovata responsabilità. Ciascuno, infatti, contribuisce a scrivere il futuro. Se non fosse così ogni generazione dovrebbe cominciare tutto da capo, non vi sarebbe un mondo sociale codificato. E invece noi facciamo riferimento ad un sapere depositato nei libri, nei codici, nei laboratori scientifici, nei computer…
Per Deridda la scrittura, anzi, è un antidoto contro la morte, un modo per lasciare un traccia dopo di sé. Non la scrittura irriflessa, immediata, “vomitata”, ma la scrittura che nasce dalla laboriosa mediazione del pensare e si compone di parole “riservate e scelte”.
🌟 Thoreau ha saputo dire qualcosa di simile, con il linguaggio evocativo della letteratura, nel suo Walden (cfr. terzo capitolo: “Leggere”)
“…c’è un intervallo memorabile fra la lingua parlata e la lingua scritta, la lingua udita e la lingua letta”.
“Per quanto possiamo ammirare le occasionali esplosioni d’eloquenza di un oratore, comunemente le più nobili parole scritte sono dietro o sopra la volatile lingua parlata, così come il firmamento e le stelle sono dietro le nuvole”.
“Una parola scritta è la più scelta delle reliquie. E’ una cosa allo stesso tempo più intima e più universale di ogni altra opera d’arte. E’ l’opera d’arte più vicina alla vita stessa”.
Cinzia Piazza, 
Leggere
E sul leggere, ristretto da Thoureau - per ovvie ragioni storiche - al libro, ma oggi estendibile ad ogni altra forma di lettura online, si individua l’altra faccia della scrittura e il suo necessario alimento:
“Leggere bene, cioè leggere libri sinceri con spirito sincero, è un esercizio nobile e che metterà alla prova il lettore più di ogni esercizio a cui danno valore i costumi del momento”.
“I libri sono la ricchezza di cui il mondo fa tesoro e la giusta eredità delle generazioni e delle nazioni”.
“Quanti uomini hanno fatto risalire alla lettura di un libro una nuova epoca della loro vita?”
“Spendiamo di più per quasi ogni articolo di nutrimento o denutrimento corporale, che per il nostro alimento mentale. E’ ora di cominciare ad avere scuole pubbliche al di sopra di quelle di base, di non abbandonare l’istruzione quando cominciamo ad essere uomini e donne”.

8 commenti:

  1. Da sempre mi interesso della scrittura e da alcuni anni ho iniziato ad organizzare dei corsi di "scrittura partecipata" con l'obiettivo di promuovere una pratica della parola responsabile e feconda.
    Ringrazio pertanto di questa riflessione chiara e articolata, con cui mi trovo in piena sintonia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Molto interessante questa iniziativa relativa ai corsi di "scrittura partecipata". Abbiamo seguito il suo lavoro - tramite le fotografie pubblicate su facebook - e ci sembra veramente importante per "promuovere una pratica della parola responsabile e feconda". Grazie del commento e della condivisione.

      Elimina
  2. Nel circuito presente delle invettive, delle falsità, dei raggiri e dell’interessata propaganda , il tuo, Rossana, è un opportuno richiamo . Una provvida riflessione per andare alle radici della profondità della scrittura. 😊 Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Rosario, in questo momento così difficile per l'Italia, in cui la stessa tenuta democratica (la centralità del Parlamento, il rispetto delle Istituzioni, la politica della mediazione) sembra essere messa in discussione e si affermano pericolosi manipolatori della piazza, il nostro vuole essere un piccolo contributo di resistenza e di riaffermazione della parola che argomenta, ragiona, rispetta.

      Elimina
  3. Nella Crosiglia29 agosto 2018 10:59

    Da leggere.

    RispondiElimina
  4. Laura D’Aurizio29 agosto 2018 11:04

    Grazie Rossana!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Laura, pensavo in particolare a te quando scrivevo: "Si trovano, su facebook e su twitter, persone che pubblicano profonde riflessioni, aforismi, ritagli di saggezza e poesia, annotazioni meditate e colte, simili a schegge di un diario interiore". Ti leggo sempre molto volentieri. Un caro abbraccio.

      Elimina