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Visualizzazione post con etichetta Gadamer. Mostra tutti i post
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venerdì 9 ottobre 2015

Un pensiero mattutino con H. Gadamer e J. Vermeer. L’inutilità dell’arte.


Il bisogno di bellezza 
(Jan Vermeer, 
Allegoria 
della pittura)
“Bello è tutto ciò che, senza essere utile  a qualcosa, si raccomanda da sé, talché nessuno chiede a che cosa serve. Questo bello nel più ampio senso del termine  comprende natura e arte, costumi, usi, azioni, opere e tutto ciò che partecipa se stesso e che nel momento in cui viene partecipato appartiene a tutti” (H. Gadamer*). 
... di creatività... 
(Jan Vermeer, 
Allegoria della pittura, 
particolare, l'artista)

Non saprei definire in poche parole l’arte. Ma so che da sempre è segno profondo e richiamo di civiltà; da sempre testimonia il  grado di umanizzazione della terra; da sempre è espressione di creatività, anelito alla trascendenza, sulle tracce e sulle orme del Dio biblico che forgia l’uomo dal fango della terra infondendovi il Suo Spirito (Genesi 2,7).


venerdì 29 agosto 2014

E' bene avere segreti? Leggendo Claudio Magris.

Post di Rossana Rolando.

Claudio Magris, Segreti e no
Nei miei vagabondaggi in libreria “ho incontrato” un libretto sottile sottile, dal titolo Segreti e no. Una mia cara amica e collega dice proprio così: i libri ti vengono incontro, non sei tu che li scegli, ti scelgono loro. E’ un libretto di Claudio Magris – noto scrittore e intellettuale triestino - edito da Bompiani nel gennaio 2014.
Mi ha intrigato il tema e ho quindi avvicinato il libro con in testa una serie di pensieri e di domande, con una mia “pre–comprensione”. Come sostiene Gadamer, ciascuno di noi si accosta ad una pagina scritta con le proprie attese, i propri interessi, interrogativi e preconcetti, quelli che abbiamo acquisito nella nostra storia e che fanno parte della nostra identità, salvo poi  sostituirli con concetti più adeguati a mano a mano che la nostra lettura procede.
Per farla breve, provo a scrivere le domande con le quali ho avvicinato questo libro e le risposte che ho trovato. Alla fine della lettura – come accade in ogni vero incontro – avrò portato con me qualcosa di nuovo.
Anzitutto, prima di iniziare a leggere, mi chiedo questo: oggi, nel tempo in cui siamo rintracciabili in ogni luogo, attraverso i telefonini, le carte di credito, i social network … nel tempo del Grande Fratello … si può ancora ragionevolmente parlare di una dimensione segreta della nostra vita?

mercoledì 8 gennaio 2014

La metafora del gioco della palla.

La reciprocità [...]appartiene così essenzialmente alla natura del gioco [...].
Perché ci sia gioco, non è necessario che ci sia sempre realmente qualcun altro che
vi partecipi,
occorre però sempre che vi sia almeno qualcosa d'altro con cui il giocatore gioca
e che risponde al suo movimento con un movimento simmetrico.
Così il gatto che gioca sceglie il gomitolo di lana, perché questo gioca con lui ...
H.G.Gadamer, Verità e metodo, Bompiani, p. 137.

Gioco: una parola dai molteplici significati...
Il gioco ... termine polisenso ... 
Caravaggio, I bari.
Quando parliamo di gioco rischiamo di parlare di tutto e di niente: il gioco del lotto, della roulette (quella russa magari)? I giochi elettronici che imperversano nelle case e nei bar, che fanno ricche le lobbies  parassitarie nascoste dietro le quinte, che rendono i poveri ancor  più poveri, che rischiano di  impoverire i comuni che  si oppongono al loro proliferare? Giochi delle parti, giochi maschili e femminili che sin dall’infanzia dividono i sessi? Il  gioco delle tre carte?  I giochini dei politici, panem et circenses? Vivere la vita per gioco  e non sul serio? Il gioco come vizio o come virtù? Giocare l’avversario? Giocare se stesso, giocarsi in una scelta che non ammette ritorni? Ancora una volta ci si incontra o ci si scontra con  l’ambivalenza di una parola-chiave, polisemica, come tutte le  parole-chiave della vita.