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mercoledì 8 gennaio 2014

La metafora del gioco della palla.

La reciprocità [...]appartiene così essenzialmente alla natura del gioco [...].
Perché ci sia gioco, non è necessario che ci sia sempre realmente qualcun altro che
vi partecipi,
occorre però sempre che vi sia almeno qualcosa d'altro con cui il giocatore gioca
e che risponde al suo movimento con un movimento simmetrico.
Così il gatto che gioca sceglie il gomitolo di lana, perché questo gioca con lui ...
H.G.Gadamer, Verità e metodo, Bompiani, p. 137.

Gioco: una parola dai molteplici significati...
Il gioco ... termine polisenso ... 
Caravaggio, I bari.
Quando parliamo di gioco rischiamo di parlare di tutto e di niente: il gioco del lotto, della roulette (quella russa magari)? I giochi elettronici che imperversano nelle case e nei bar, che fanno ricche le lobbies  parassitarie nascoste dietro le quinte, che rendono i poveri ancor  più poveri, che rischiano di  impoverire i comuni che  si oppongono al loro proliferare? Giochi delle parti, giochi maschili e femminili che sin dall’infanzia dividono i sessi? Il  gioco delle tre carte?  I giochini dei politici, panem et circenses? Vivere la vita per gioco  e non sul serio? Il gioco come vizio o come virtù? Giocare l’avversario? Giocare se stesso, giocarsi in una scelta che non ammette ritorni? Ancora una volta ci si incontra o ci si scontra con  l’ambivalenza di una parola-chiave, polisemica, come tutte le  parole-chiave della vita. 


... la sua importanza educativa.
Il gioco per crescere ... 
e imparare a relazionarsi con gli altri ...
Adriaen van Ostade, Il maestro di scuola.
Pensiamo all’essenziale importanza educativa e formativa del gioco per i bambini (e persino per i cuccioli degli animali). La psicologia conferma e sviluppa questa idea della centralità del gioco. Winnicott  asserisce che il gioco fa acquisire  al bambino il senso della realtà e dello sviluppo delle relazioni affettive:  distaccandosi dalla madre ed imparando a relazionarsi con  gli altri, entra nel mondo sociale della cultura. Erikson insiste sulla dimensione sociale, sul carattere interattivo e preparatorio che il bambino nel gioco sviluppa: tenacia dei propositi, iniziativa personale nella lotta contro i sensi di colpa,  crescita di identità  ("sono ciò che posso immaginare di diventare").

...tra natura e cultura.
Gioco è ciò che accade 
senza sforzo ...
Giochi di acqua ...  di luce ... 
Monet, Stagno con le ninfee

Huizinga intitola il suo libro “Homo ludens”:  il gioco è elemento costitutivo della cultura, primaria e rilevante manifestazione  sin dalle società primitive e arcaiche. L’uomo insomma è fondamentalmente un animale che gioca.
Gadamer va ancora oltre:  il gioco è una modalità   di presentarsi della natura stessa: “giochi di luce”, “giochi d’acqua” non sono indebite espressioni ma fatti, fenomeni naturali che accadono “senza sforzo”, appunto per gioco. Se il lavoro - lo sforzo - è  oggi ciò che caratterizza l’uomo  in modo peculiare,  il vero gioco è quello  che, come la natura, “va da sé”.

La metafora del gioco della palla.

Mural Tepantitla 
(Centro America)
Proprio per questo il gioco per antonomasia è il gioco della palla: “L’immortale popolarità del gioco della palla si fonda sulla libera mobilità della palla, che quasi da se stessa produce quanto vi è di nuovo e sorprendente nel gioco” (Verità e metodo, cit., p. 137). Non il bambino od il giocatore, ma la  palla è il soggetto  che domina il gioco: il bambino la rincorre seguendo i suoi movimenti, facendosi coinvolgere in qualcosa che si produce da sé. 
Metafora della nostra esperienza del mondo: ci confrontiamo sistematicamente con una realtà che non possiamo  dominare e controllare completamente, che presenta sempre un elemento di imprevedibilità e per questo richiede, come nel gioco,  flessibilità e prontezza di risposta. “Il fascino del gioco, l’attrazione che esso esercita, consiste appunto nel fatto che il gioco diventa signore del giocatore. Anche quando si tratta di giochi in cui ci si sforza di realizzare compiti che si sono scelti, quel che costituisce il fascino del gioco è il rischio, l’incertezza: se va, se riesce di nuovo. […] E’ il gioco che ha in sua balia il giocatore, lo irretisce nel gioco, lo fa stare al gioco” (idem)..

3 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Reinserisco il commento. Leopardi, nelle "Operette Morali", raffigura Atlante ed Eracle che giocano a palla col mondo che il primo teneva sulle spalle. Almeno tre aspetti sono importanti, secondo me:
    - l'esser palla del mondo. Il mondo diviene il gioco per eccellenza: la palla;
    - il fatto che il gioco diventi quasi un esperimento scientifico. L'osservazione della palla permette loro di costruire un dialogo sulla vita sulla Terra. Essa sembra "spenta", addormentata nella noia;
    - la trasgressione delle regole: ad Atlante era impedito fare altro che tenere il mondo sulle spalle. Spesso ci è proibito, per mancanza di tempo e abbondanza di impegni, di giocare.
    Dunque il gioco è sempre stato amato da Poeti e Filosofi come potente strumento conoscitivo!

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  3. La Sua esegesi sul grande Leopardi e su Atlante ed Eracle ci invita ad estendere lo sguardo su aspetti seducenti che Ella sottolinea: il gioco come esperimento scientifico e quindi, per il principio di eguaglianza, l’esperimento scientifico come gioco (se lo ricordi ,ingegnere!); gioco che poeti e filosofi amano per trans-gredire e conoscere; gioco che vince la noia e ci sostiene nella fatica diuturna di “tenere il mondo sulle spalle”…

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