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giovedì 2 gennaio 2014

Elogio della dimenticanza. Il labirinto. Favola.


La serenità, la buona coscienza, la lieta azione e la fiducia nel futuro dipendono [...] 
dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, 
quanto ricordare al tempo giusto.
(F. Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita).

La nostra identità nel tempo 
tra passato e futuro...
(Bartolomeo Veneto, Ritratto di gentiluomo)
L'inizio di un nuovo anno è un momento molto particolare, sospeso com'è tra l'anno che è passato, con tutto il sapore o il rimpianto di ciò che si è fatto o non fatto e quello che sta per venire, carico di attese, incertezze, speranze.
Noi siamo tutto quello che abbiamo vissuto, 
il nostro passato...
(Bartolomeo Veneto, 
Ritratto di gentiluomo, particolare)
Oggi vogliamo guardare al passato per proporre di dimenticare.  Forse può apparire strano se non paradossale: l'oblio è uno dei mali del nostro tempo e non avere memoria significa non aver radici. 
Ma ci sono casi in cui saper dimenticare è segno di nobiltà e di grandezza o semplicemente è salutare. 
L'elogio della dimenticanza lo vogliamo tessere attraverso una favola che richiama, nei dipinti proposti, l'inquietante e affascinante immagine del labirinto e del groviglio interiore di ognuno di noi.


I tre filtri.


Un giovane discepolo arrivò a casa del suo maestro e gli disse:
«Senti maestro, un tuo amico stava parlando di te con maldicenza».
Ciascuno coltiva i suoi mostri ...
(Maestro dei Cassoni Campana, 
Teseo e il Minotauro, particolare) 

«Aspetta! – l’interruppe il maestro – hai già fatto passare per i tre filtri quello che racconti?»
«I tre filtri?»
...e deve intraprendere 
un viaggio all'interno di sé... 
(Maestro dei Cassoni Campana, 
Teseo e il Minotauro, particolare)

«Sì, il primo è la verità. Sei sicuro che quello che vuoi dirmi è assolutamente vero?»
«No, l’ho sentito raccontare da alcuni vicini».
«Almeno l’avrai fatto passare per il secondo filtro, cioè la bontà, quello che desideri dirmi: è buono per qualcuno?»
«No, in realtà no, no. E’il contrario».
«L’ultimo filtro è la necessità. E’ necessario farmi sapere quello che tanto ti inquieta?»
 «A dire il vero, no».
... valutare il mostro... 
é vero? può generare un bene? è necessario? ...
(Maestro dei Cassoni Campana, 
Teseo e il Minotauro, particolare)

... e trovare il filtro che liberi... 
il filo di Arianna... 
(Maestro dei Cassoni Campana, 
Teseo e il Minotauro, particolare)
«Allora – disse sorridendo il saggio -  se non né vero, né buono, né necessario, seppelliamolo nella dimenticanza».

... per uscire dal labirinto...
(Maestro dei Cassoni Campana, 
Teseo e il Minotauro)

(Tratto da Sri. Ramakrishna, Il libro degli esempi, Gribaudi editore).

I due dipinti cui si fa riferimento - Ritratto di  gentiluomo di Bartolomeo Veneto e  Teseo e il Minotauro di Maestro dei Cassoni Campana - si collocano entrambi nel primo ventennio del Cinquecento.

Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail. 

2 commenti:

  1. Nicola Hatzigeorgiu6 gennaio 2014 23:38

    Avevo scritto un lungo commento riguardante questo bellissimo racconto sui tre filtri. Tuttavia ho capito proprio all'ultimo, che stavo sbagliando anch'io. Ero fermamente convinto della veridicità delle mie parole e anche della loro bontà, ma poi ho notato che le numerose frasi prodotte, creavano un discorso non necessario, perché in fondo, la storia qui sopra è completa, forte nella sua sintesi e di grande ispirazione. Faccio pertanto i complimenti all'autore che l'ha scritta e al blogger che l'ha fatta conoscere a tutti noi, sperando di tenerla a mente e di richiamarla, tutte le volte che dovrò scrivere o parlare!

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    Risposte
    1. Rossana Rolando7 gennaio 2014 14:34

      Non credo proprio che tu ti sia sbagliato … Credo invece che tu abbia voluto costruire un commento a partire dal significato della favola, applicando il terzo filtro … quello che suggerisce di valutare se è proprio necessario ciò che si intende comunicare … Molto arguto … sei il solito, caro burlone … Un Buon Anno, di cuore, da me e da mio marito.

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