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martedì 7 gennaio 2014

Gioco, gioia, umorismo ... sono possibili oggi?


Ogni uomo è affamato di gioia e di felicità.
J. Moltmann




E' possibile la felicità? ...
Maestro dell'Alto Reno, 
Il Giardino del Paradiso.


Moltmann nelle pagine iniziali del suo aureo libretto “Sul gioco”  si chiede come si possa giocare quando nel mondo i bambini muoiono di fame, quando uomini vengono torturati, quando innocenti vengono uccisi; come si possa ridere vivendo in una terra straniera, in una società alienata e alienante, dove ogni giorno i volti di migliaia di persone sono inondati di lacrime; come si possa gioire  in mezzo a gente  terribilmente arrabbiata ed impegnata a protestare contro la miseria, la povertà, il dolore.
... o c'è solo l'inferno della sofferenza? ... 
Beato Angelico, 
Giudizio universale.
Per prima cosa liberiamoci dagli equivoci. Non ci interessa la presunta gioia commercializzata che da ogni parte ci viene propinata: inganno delle diverse forme alienate di divertimenti, diversivi, passatempi.
Ci interessa il sentimento autentico e liberante della gioia, che scaturisce dall’incontro con una persona o con un avvenimento e che  immediatamente viviamo come un dono che si presenta con un volto particolare o con una luce tutta speciale.
... che cos'è la gioia?...
Andrea Mantegna, 
Parnaso, Apollo, Venere, Mercurio e le Muse.
Se non siamo capaci di godere questa  gioia con semplicità nella felicità dell’istante forse è perchè siamo diventati persone piatte, individui rattrappiti,  soffocati nella tristezza e nella depressione. Certamente le circostante esterne, felici o infelici, condizionano in misura essenziale la nostra capacità di consegnarci all’esperienza della gioia. Ma molti adulti sono incapaci di gioire semplicemente perché  hanno ucciso  il bambino che portavano in sé.
... cosa, chi può generarla, alimentarla?...  
Maestro dell'Alto Reno, 
Il Giardino del Paradiso, particolare.
Si può piangere di gioia, ma normalmente la si collega con il vasto regno del sorriso e del riso,  i cui confini si  estendono dallo scherzo innocuo allo humour e si concludono nel cinismo di chi non ha più gioia di vivere.
Amo lo humour - “ilarità della serietà”, come lo  definisce H. Rahner – perché esso avverte della vita  non solo il carattere di dono, ma anche la  difficoltà ed  il  peso:  mai completamente libero da tristezza non rinuncia  tuttavia alla gioia di vivere sconosciuta al cinico.  Nello humour, sospeso ed ondeggiante in una leggera melanconia per il travaglio del mondo,  si dispiega un’allegrezza del cuore che  riconosce  che si può vivere e gioire anche in una società imperfetta.
.. la leggera malinconia dello humour ...
Maestro dell'Alto Reno, 
Il Giardino del Paradiso, particolare.
Forse solo chi ha provato il sapore della libertà soffre quando essa viene meno, solo chi ha conosciuto l’amore si ribella all’odio, solo chi è capace di piangere può vivere momenti autentici di gioia, catarsi liberatrice nel  nostro contradditorio quotidiano.
 ... l'aspirazione a una gioia senza fine ... 
Beato Angelico, Giudizio universale.

Certo non è gioia piena né imperitura alla quale può forse aspirare solo  la speranza che scaturisce dalla fede nella “lieta novella”: ”Io vi vedrò di nuovo,  e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi strapperà la vostra gioia”  (Gv.16,22).
Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.

4 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Caro sig. Luca, ho avuto modo di leggere il Suo commento, prima che Ella lo cancellasse. L'ho trovato particolarmente avvincente nella dialettica, cosi' avvolta di mistero e di contraddizioni, tra bene e male. Per fortuna appare su facebook. Abbiamo anche avvertito l'anomalia del blog su facebook a cui non corrisponde il post. Disguidi tecnici probabilmente imputabili al mio maldestro digitare. Un caro saluto e grazie.

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  3. Ecco il commento.La tristezza blocca l'uomo, la gioia lo sprona a vivere. Se non fossimo capaci di provare gioia e di godere di tale sentimento, probabilmente non potremmo nemmeno vivere. È infatti la convinzione che nel mondo ci sia il bene che ci spinge ad affrontare le difficoltà di ogni giorno. E il bene coincide con la gioia: solo uno spirito ottimista, che gioisce di fronte al bene che gli si mostra, prova gioia!
    E chi fa il male? Il malvagio sembra gioire del male che compie. Forse perché, nella sua ignoranza del bene (riprendendo Socrate), pensa che il male sia il bene. Allora, con un sofisma, si potrebbe dire che anch'egli è mosso a vivere dal bene, dalla gioia. Quando poi scopre che in realtà stava seguendo il male, la sua visione si capovolge, ma il sentimento che guida la sua esistenza non cambia: è la gioia del bene!

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  4. Mi pare che Lei abbia gettato una sonda nell’imperscrutabile interiorità dell’uomo, nella dialettica sempiterna tra bene e male: due nemici irriducibili? E ritornano le domande essenziali: che cosa è il bene? Che cosa il male? Domande e risposte più grandi di me … Ma sono certo, come Lei, che la gioia non può essere che ”gioia del bene!”.

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