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mercoledì 29 gennaio 2014

Elogio della lentezza.


                                         Festina lente
(Affrettati lentamente)

Veloce,veloce ... 
Umberto Boccioni, Visioni simultanee.
Lento, lento ....
Muelich Hans, Alberto duca di Baviera 
e la sua sposa.
Ogni giorno dobbiamo confrontarci con una Kultura dominante, agli antipodi rispetto alla cultura (quella vera, quella che si insegna o si dovrebbe insegnare a scuola, con l’umile “c” minuscola, non quella con la K, contrabbandata dai burattinai) che richiede lentezza, solitudine, fatica, silenzio, a volte anche noia, e soprattutto il gusto della  gratuità.

Veloce,veloce ...  
Umberto Boccioni, La carica dei lancieri. 
Lento, lento .... 
C.D. Friedrich, Un uomo e una donna 
contemplano la luna.
E invece tutti si vive di corsa, immersi nella “cultura dell’adesso e della fretta”, perché progredire significa accelerare. Velocità, tutta la possibile velocità, null’altro che velocità: il nuovo giuramento al quale tutti, volenti o nolenti, siamo vincolati nelle relazioni sociali, politiche, economiche, professionali, nei trasporti, nelle comunicazioni, in internet. Il “non ho tempo” tormenta ognuno di noi: passiamo buona parte del tempo a dirlo agli altri. Solo e sempre trionfo del “qui, subito ed ora”, del fantomatico fasullo “tempo reale”.


Veloce,veloce ...  
Umberto Boccioni, La città che sale.
Lento, lento .... 
Vittore Carpaccio, Madonna leggente.
Le nostre insensate “vite di corsa”, caratterizzate da una febbrile frenesia che sino a qualche anno fa sembrava appartenere solo ai giovanissimi, sono ormai la condizione umana generalizzata della società “liquida”, secondo la suggestiva metafora di Bauman. Ognuno di noi, nella sua quotidianità di perpetuo e trafelato presente, è trascinato da una sorta di coazione consumistica che tutto divora: prodotti di ogni genere, pasti, divertimenti, gioie e dolori, incontri, avvenimenti, libri, tragedie collettive come spettacoli da digerire e la nostra stessa vita,  che però se ne frega del tempo reale e fugge irreparabilmente senza che ce ne accorgiamo. Sospinti verso un ruolo ineluttabile di consumatori, condannati “a vivere in una incertezza permanente” con fatica viviamo rapporti significativi, in una spirale di   precarietà emozionale, instabilità relazionale, vacuità valoriale. Questa “liquidità” è la caratteristica emblematica della post – modernità e insieme la sua condanna.

Veloce,veloce ...  
Umberto Boccioni, Rissa in galleria.
Lento, lento .... 
Francesco Hayez, Bacio.
Si può andare controcorrente? Sì, per quanto il gioco sia impervio, pericoloso ed estremamente impegnativo, si può tentare, in nome della nostra pur ridotta libertà, di  non rassegnarsi.  Avete mai vissuto, anche solo di passaggio, l’aria che si respira, credenti o non credenti, in una fraternità monastica non solo cattolica (penso però in particolare alle Comunità di Bose a Magnano, Ostuni, Assisi, Cellole…), vivente denuncia dell’insensatezza e della frivolezza della vita di corsa? Ogni tanto sarebbe bene mandare a quel paese scadenze, orari, perdere il treno in senso letterale e metaforico, ogni tanto fare silenzio dentro ed intorno a noi, ascoltarci, ascoltare, pensare a meditare, e poi camminare a piedi o in bici per le vie della città o per i viottoli di campagna o lungo il Centa… Un po’ di sano deserto insomma, pronti poi a tornare, padroni di noi stessi e non servi, nell’universale liquidità.


Veloce,veloce ...  
Umberto Boccioni, La strada entra nella casa.
Lento, lento .... 
Evaristo Baschenis, Strumenti musicali.
E’ l’esercizio della pazienza e del pensiero  conviviale: si riconosce la nostra ricchezza e la nostra povertà, si coltivano speranze che ci riportano  a noi stessi e  ci mettono  in guardia  da questa Kultura rintronata,  paga di tutti i  bisogni soddisfatti e consumati, che non sa affrontare il vero compito dell'uomo, appunto pensare e rendersi responsabile verso l'altro.
L'arte del pensare non è di tutti, non è da tutti: è difficile oggi (come ieri, come sempre), perché il pensare è lento, irto di ostacoli, è sforzo personale, sforzo sistematico che richiede tempo: quello di porsi domande sull’essenziale.

Lento, lento .... 
Rembrandt, Studioso in meditazione.

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3 commenti:

  1. Come per "L'immagine e lo specchio", trovo impegnativo questo argomento, sul quale avrei il piacere di pronunciarmi. Mi riprometto di farlo. Franco

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  2. Caro Gian Maria, questa tua lode sulla " Lentezza ", mi trova in armonia con le tue riflessioni. E' vero, viviamo l'era del consumismo dove ognuno vuole tutto e subito. Così facendo, perdiamo di vista l'essenza delle cose. Non apprezziamo più quello che ci siamo "Presi" con la fretta e l'ingordigia, invece che Conquistati" con la calma e l'avvedutezza. Una corsa verso la fatuità. Viviamo per aggiudicarci il telefonino più sofisticato, facendo ore di coda prima dell'apertura del negozio. Vorremmo tutti occupare posti di prestigio, senza avere ne titoli ne capacità, precorrendo i tempi e le regole. Nessuno vuole più fare la "Gavetta". La lentezza è ponderazione, valutazione, scelta e apprezzamento. La velocità, confusione, incertezza e insoddisfazione. Col tutto e subito, non si attribuirà mai il giusto valore alle cose. Regnerà sempre la scontentezza. " Pensare richiede tempo " E' vero. Ce lo stanno sottraendo. Ce ne stiamo privando noi stessi. Dobbiamo riconquistarlo e utilizzarlo con parsimonia - E' prezioso. Arricchiamo il nostro corpo e il nostro spirito operando il bene. Spalanchiamo le nostre orecchie, spesso sorde alle invocazioni di aiuto. Scambiamo l'amore con l'odio e la solidarietà con l'indifferenza. Sorreggiamo chi sta per cadere, confortiamo chi ne ha bisogno. Riposeremo la notte con il cuore gonfio di gioia e di speranza. Di questo "Tempo", il Padre Eterno ce ne renderà merito. Un abbraccio.

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    1. Mi pare che ci troviamo in sintonia sulla celebrazione della lentezza, che è la via per “non perdere di vista l’essenza delle cose”: non è l’esasperazione della prudenza dell’automobilista che va a 40 all’ora sull’autostrada con il rischio di incidenti a catena, non è cincischiare, ma “avvedutezza, ponderazione”, discernimento tra ciò che è urgente e ed importante,consapevolezza che altro è il necessario altro il superfluo, scelta di ciò che è essenziale rispetto a ciò che semplicemente utile. Condivido pienamente la tua chiusa, caro Franco, che a me, credente inquieto e peccatore, richiama, non so perché, le beatitudini evangeliche. La “lentezza” – così interpreto il tuo dire – acquista un sapore che va oltre la morale corrente: non è solo una possibilità rivolta al singolo, ma una denuncia ed una rivelazione: sfruttati, perseguitati, vittime, esclusi non vivono “vite di corsa”, al contrario degli sfruttatori,i persecutori, carnefici, e della nostra indifferenza. C’è insomma una dimensione “politica” nell’annuncio della “lentezza”: non è una lettura privata, è invece un messaggio di conversione non solo personale, ma soprattutto collettivo e comunitario. E vedo tanti giovani, ed anche tanti adulti, avviarsi insieme sulla strada di questa “lentezza”…

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