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sabato 4 aprile 2015

“Bisogna presentarsi insieme...”. Auguri di Buona Pasqua.


Bisogna salvarsi insieme; bisogna arrivare insieme dal buon Dio,
 bisogna presentarsi insieme;  non bisogna arrivare a trovare  il buon Dio
 gli uni senza gli altri. Dovremo tornare tutti insieme nella casa del padre.
 Bisogna anche pensare un poco agli altri;
bisogna lavorare un poco gli uni per gli altri.
Che si direbbe se arrivassimo, se tornassimo gli uni senza gli altri?”
(Ch . Péguy, Il mistero della carità di Giovanna d’Arco, AVE, Roma, 1066, pag. 35: 
parla Alvietta, la piccola amica di Giovanna).



Insieme ...
Auguri di Buona Pasqua a tutti:
- A tutti coloro che ogni giorno si sforzano di rinascere a nuova vita, con l’augurio sincero di una festa domenicale che sia riposo autentico dalle fatiche feriali, ri-scoperta di sé e della propria identità, ri-creazione e gioia  fatta di affetti familiari, di incontri privilegiati  di  condivisione e  convivialità,  di tutte le  modalità “belle” del nostro essere al mondo.


- Ai credenti cristiani che,  in questi giorni, celebrano il Mistero più alto e più profondo della loro fede.

- A tutti proponiamo due lievi favole - due racconti, due percorsi opposti -, la cui interpretazione è lasciata al discernimento, alla sensibilità e responsabilità  di ognuno.

Che cosa può salvare?
* Il primo racconto è questo... 
C’era una volta una donna “cattiva” che morì, senza lasciarsi dietro nemmeno un’azione virtuosa.  I diavoli l’afferrarono e la gettarono in un lago di fuoco. Ma il suo angelo custode era là e pensava: Di quale sua azione virtuosa mi posso ricordare per dirla a Dio?” Se ne ricordò una e disse a Dio: “Ha sradicato una cipolla nell’orto e l’ha data a un mendicante.” E Dio gli rispose: “Prendi dunque quella stessa cipolla, tendila a lei nel lago, che vi si aggrappi e la tenga stretta, e se tu la tirerai fuori del lago, vada in paradiso; se invece la cipolla si strapperà la donna rimanga dove è ora”.
L’angelo corse dalla donna, le tese la cipolla: “Su, donna, - le disse - attaccati e vieni”. E si mise a tirarla cautamente. L’aveva già quasi tirata fuori, ma gli altri peccatori che erano nel lago, quando videro che la traevano fuori, cominciarono ad aggrapparsi tutti a lei, per essere anch’essi tirati fuori.  Ma la donna era “cattiva” e si mise a sparar calci contro di loro, dicendo: “E’ me che si tira e non voi, la cipolla è mia e non vostra”.  Appena ebbe detto questo, la cipolla si strappò e la donna ricadde nel lago … L’angelo si mise a piangere e si allontanò. 
(cfr. F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, vol. II, Garzanti, Milano 1981, pp. 375-376).

Chi può salvarsi?
* C’è poi un secondo racconto… 
C’era una volta un cammello cieco che aveva smarrito la sua carovana. Sospirava e si lamentava, perché la cecità gli avrebbe impedito di raggiungere i suoi compagni. Ad un tratto si avvicinò una pecora zoppa che aveva perduto il gregge. Sospirava e si lamentava, perché la lentezza le avrebbe impedito di tornare all’ovile del paese prima di notte. Passò di là un vecchio eremita: “Smettetela di commiserarvi! Il cammello potrà caricare sulle spalle la pecorella: l’uno metterà le gambe, l’altra metterà gli occhi.” E fu così che in meno di un’ora il cammello e la pecora raggiunsero la meta desiderata.
(cfr. Le parabole di Anthony de Mello, a cura di Elsy Franco, Piemme).  

Da che cosa dobbiamo salvarci?

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