Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

domenica 12 aprile 2015

“Vincere la depressione”.

A cura di Rossana Rolando.
“Il cuore umano è fragile e vulnerabile”
(Jean Vanier).

Jean Vanier, 
Vincere la depressione

Un librettino per tutti. “Vincere la depressione” è il titolo di un librettino della Qiqajon. Mi ha colpito il tema, l’ho sfogliato velocemente, l’ho comprato. L’ho letto in poche ore. E’ uno scritto che forse potrebbe fare bene a tutti.
Certo, la depressione viene raccontata per quello che è: una malattia dalle molteplici forme, che richiede cure, anche farmacologiche, che ha radici genetiche e non solo psicosociali, che va trattata in modo specifico e con competenza.
Premesso questo, continuo a pensare che potrebbe essere utile a tutti, perché in qualche forma, in qualche momento, per qualche motivo, tutti possiamo essere sfiorati, se non travolti, dalla condizione depressiva, specialmente oggi.
Acedia... 
paralisi esistenziale
L'acedia”. C’è una parola antica – come si dice nella bella introduzione al libro, curata da Enzo Bianchi – che richiama la condizione oggi definita di depressione ed è la parola acedia, uno stato psichico di paralisi esistenziale in cui viene meno la voglia di vivere, in cui tutto perde senso e significato, un taedium vitae che corrode ogni iniziativa e possibilità di azione o di impegno. 


L'origine 
della depressione.
La depressione e la sua origine. L’autore descrive la condizione della depressione come un coagulo mentale fatto di pensieri e sentimenti cupi: “non valgo niente, non mi ritengo amato/a, non sono all’altezza, mi sento in colpa”. Stati d'animo che possono essere scatenati da un trauma - una separazione coniugale, un fallimento economico, una grande frustrazione, la morte di una persona cara … -, ma che hanno radici nell’infanzia, in antiche ferite affettive vissute in famiglia. Il bambino che ne ha sofferto e ha sviluppato sentimenti di odio verso coloro che lo hanno fatto sentire abbandonato o non amato, ha poi rimosso ovvero nascosto tali sentimenti – insopportabili per l’io cosciente - nella sfera dell’inconscio, dalla quale tuttavia essi riemergono sotto forma di sensi di colpa e di inadeguatezza.
Il labirinto 
della nostra mente...
La gabbia della mente. La condizione della depressione si accompagna alla vergogna di svelare quel grumo inestricabile di pensieri e retro pensieri che attanaglia il cuore e quindi all’incapacità di affrontare i fantasmi del profondo. Il soggetto si chiude in un silenzio muto, nell'impossibilità di comunicare, nella prigione delle proprie tenebre intessute di desideri di morte. Sì, perché le dominanti mentali sono quelle della tristezza e dell’autodistruzione.
... un garbuglio 
inestricabile di fili...
L'attività frenetica. In qualche caso, per sfuggire queste potenze mortifere ed evitare di trovarsi nudo di fronte a se stesso e alle proprie angosce, l'individuo occupa il tempo in mille attività, si riempie di impegni, si nasconde sotto la maschera di un iperattivismo che non ammette soste.
... la maschera 
dell'iperattivismo ...
La liberazione è possibile. Vincere la depressione - continua Jean Vanier - vuol dire anzitutto collocarla nelle giuste proporzioni. I sensi di inadeguatezza, di colpa, di nullità del proprio essere sono immagini che imprigionano, ma non sono la persona. Questo è il primo passaggio importante: convincersi che al fondo dell’identità di ciascuno c’è una dimensione intima che è bellezza, che è dignità di esistere, che è la persona nella sua luce, nel suo immenso inestimabile valore e che i sentimenti di morte non si identificano con quel nucleo identitario, ma sono alla superficie e possono essere vinti.
... come aprire un varco 
nelle tenebre?...
Se di questo ci si convince, si può allora trovare il coraggio e il modo per affrontare la lotta con se stessi, scendere nelle proprie tenebre interiori e confidare il garbuglio del cuore a qualcuno in cui si ha fiducia: un amico, una persona che sa ascoltare e poi naturalmente - qualora la depressione abbia la rilevanza della malattia - un medico. Parlare, riuscire a comunicare e formulare il proprio male, vuol dire cominciare a liberarsi.
... come uscire? ...
Soprattutto, ed è la conclusione del libro rivolta a chi è credente, non si può pensare di risolvere il male oscuro della depressione spiritualizzandolo ovvero invitando semplicemente alla preghiera e alla devozione. La depressione va trattata sul proprio terreno – che è quello psichico e affettivo - e non su un altro.
Il mistero della persona è più profondo 
di tutti i fantasmi della mente.
L’autore, come recita la quarta di copertina, è Jean Vanier, fondatore in Francia, nel 1964, della Comunità dell’Arca, che accoglie persone con handicap fisici e mentali e che si è diffusa in molti paesi.

Nessun commento:

Posta un commento