Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

sabato 19 agosto 2017

Solitudine e aiuto.

Una riflessione sulla solitudine che si apre alle dimensioni della speranza, della fiducia e dell'aiuto.
🖊 Post di Rosario Grillo 
🎨 Immagini delle opere di Edvard Munch (pittore norvegese vissuto tra il 1863 e il 1944).

Edvard Munch, Notte a Saint Cloud
“La solitudine è una regressione. L’ultimo, infelice luogo in cui nascondersi” (Fulvio Ervas, Invisibili, p. 53)
Fulvio Ervas è uno scrittore di storie romanzate: storie vive, dove il confine tra la realtà e l’immaginazione è labile. Perché l’ingrediente che vi predomina è la speranza.
Così l’espressione di partenza non resta confinata sul piano di definizione più o meno scontata e/o per larga parte astratta. Fa parte, invece, di una storia che ha scritto per il volume collettaneo, Invisibili, dove ha descritto la metamorfosi connessa al cambiamento di contesto socio economico di un certo Alvise.
Risolto con la stella polare della Speranza.
Dico subito, in proposito, che la speranza, nella qualità teologale autentica, è lievito di futuro.
Così il futuro diventa parola pronunciabile, sfuggendo alla strumentalizzazione populista a cui molte volte va soggetta.
Io, in ispecie, che, per lunghi tratti della mia vita ho pensato che la solitudine fosse condizione reale dentro la quale rinchiudere una categoria di persone, che non accetta compromessi nella società, ritengo la definizione calzante.
Edvard Munch, 
Notte stellata
Mi aiuta a confrontarmi con maggiore autenticità con le mie problematiche.
Frequentemente di persona ho potuto constatare una sorta di “regressione” correlata a fasi di disagio socio-esistenziale. Nel contempo ho dovuto ammettere che l’uscita dall’impasse l’ho trovata non nelle condizioni esteriori ma nella motivazione interiore, nella Fiducia.
Due virtù : speranza e fiducia.
Bisogna, in più, esplicitare che fiducia ha a che vedere con la Fede.
Ritornando, inoltre, all’autore richiamato, Ervas, si deve evidenziare che il suo contributo porta il titolo: Aiuto.
Aiuto, aiutare, farsi aiutare: reciprocità e circolarità di una corrente di prossimità, che spinge come “forza di reazione “fuori dal “gorgo della solitudine”.
Misteriosa, magica, invisibile, divina: la catena umana che ci ha aiutato e ci aiuta, nel tempo e nello spazio, a qualsiasi latitudine, in ogni contesto culturale, a scambiarci aiuto, a donarci amore.
“Aiuto ha cinque lettere, come la parola amore.
Chiedere aiuto e dare amore.
Forse sono forme diverse della stessa cosa.
Forse hanno gli stessi, mille sapori” (id., p.49).

Edvard Munch, 
Il sole
Non voglio certo sottacere ostacoli, le forze contrarie: il rancore, gli odii, le invidie, e i 1000 difetti di una natura, quella creaturale, per costituzione imperfetta.
Non vedo per il resto, altro fondamento che questo, in tutti gli episodi orientati all’aggressività, alla guerra, al conflitto sociale gratuito, al razzismo, al rifiuto della diversità, al rigetto della Alterità.
Con la fermezza, unita a dolcezza, voglio piuttosto convincermi e convincere che nella dialettica, nello “sforzo”, siamo in grado di trionfare sul nostro “gretto egoismo”.

6 commenti:

  1. Andar controcorrente. Quando l'estate "impazza", mentre i ferragostani bruciano gli "ultimi incensi" della vita vacanziera, quando la spensieratezza è luogo comune, proporre una lettura come questa diventa pericoloso. Eppure la vita è fatta di gioia e dolore! Nel momento della gioia è d'obbligo pensare ai più sfortunati.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. C'è un volto della solitudine che ci spalanca una dimensione oltre la solitudine-isolamento-regressione-derelizione: quella che tu intridi di speranza di fiducia di amore di aiuto. Questa vorrei anch'io sottolineare brevemente: penso ai monaci trappisti, alle suore di clausura, a chi magari, proprio a ferragosto, si rifugia in montagna a contemplare, a pensare, ad interrogarsi, a stupirsi, a riconoscersi: condizione per accogliere l'altro, capire il “tu” come fosse “me”, ascoltarlo, discernere. La solitudine come tempo dell'interiorità e condizione della fraternità, che tende le mani verso ogni emarginato e derelitto.

      Elimina
  2. Grazie di questa recensione 'empatica', sapientemente accostata ai quadri di Munch. Buona serata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a lei per il suo apprezzamento e la sua gentilezza. Buona serata.

      Elimina
  3. Teresa Massaccesi31 agosto 2017 15:34

    Solitudine e aiuto hanno un percorso a senso unico e alternato......
    La solitudine può rendere triste....apatica.... indifferente.....la giornata.... la vita ...ma può anche far riflettere....meditare....scegliere .... discernere ciò che vogliamo......
    AIUTO.....quando si dà genera piacere.... soddisfazione .....non si pensa a se stessi......
    Aiuto ....quando si riceve può fare piacere.....ma alle volte ci si sente amareggiati per aver perso l' autonomia.....
    Comunque con solitudine e aiuto ci vuole la parola " amore " .....le cinque lettere che annullano " solitudine " e sono gemelle di aiuto.....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' proprio così... è l'ambivalenza delle realtà umane. Nulla è sempre e solo una cosa. Un caro saluto.

      Elimina