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domenica 13 maggio 2018

Elogio del 'non finito'. Rilke su Rodin.

C’è un luogo in cui il ‘non finito’ ha “la pienezza di un tutto” ed è quello rappresentato dall’opera d’arte.
Post di Rossana Rolando
Immagini delle sculture di Auguste Rodin (1840-1917). 

Auguste Rodin, 
La Pensée, particolare, 1886-1889
🌟 Il ‘non finito’, contrapposto al finito, indica generalmente qualcosa di non completo, di cui si avverte ciò che manca: per esempio un’opera che deve essere portata a termine o un progetto parzialmente realizzato. Per questo i filosofi antichi (i Pitagorici in particolare) ponevano nel finito la perfezione e nell’infinito – inteso come ‘non finito’ – l’imperfezione. Anche il linguaggio comune suggerisce questo significato di manchevolezza proiettando la conclusione di un’azione nel tempo futuro: “non ho ancora finito”; “domani lo finisco”, “quando avrò finito”. 
🌟 C’è tuttavia un luogo in cui il ‘non finito’ ha “la pienezza di un tutto” ed è quello rappresentato dall’opera d’arte. Lo dice poeticamente Rainer Maria Rilke nella stupenda monografia dedicata ad Auguste Rodin (1903), con riferimento alle statue senza braccia del grande scultore francese¹.
“… non manca loro nulla di necessario. Le si considera come un qualcosa di compiuto, un tutto che non ammette integrazione alcuna. Il senso del non finito nasce da una riflessione puntigliosa, non dal guardare spontaneo: nasce quando una meschina pedanteria rammenta che un corpo non può non avere le braccia, che un corpo senza braccia non può dirsi completo, in nessun caso”².
Auguste Rodin, 
La Cathédral, 1908
Come gli alberi degli impressionisti, tagliati dalla cornice, le sculture di Rodin insegnano che “…un tutto artistico non necessariamente deve coincidere con il tutto usuale dell’oggetto”³.
🌟 Nello stesso modo il frammento (‘non finito’ in quanto staccato dal corpo cui appartiene) può diventare un organismo vivente, capace di portare in sé un equilibrio e un valore svincolati da ogni dipendenza. La poetica del ‘non finito’ conferisce dignità e spessore ad ogni più piccola porzione del reale. L’opera d’arte, infatti, è in grado di trasformare il dettaglio in un mondo che ha vita propria, facendo - della parte - l’intero.
Magistralmente Rilke descrive le mani di Rodin:
“Nell’opera di Rodin ci sono mani, piccole mani autonome che, senza appartenere a un corpo, hanno vita. Mani che si levano, irritate e rabbiose, mani le cui cinque dita sembrano abbaiare come le cinque gole di un molosso infernale. Mani che camminano, che dormono, mani che si ridestano; mani delittuose, gravate da tare ereditarie, e mani stanche, senza più volontà, che si sono accasciate in qualche angolo come animali malati, e sanno che nessuno verrà loro in aiuto. Ma le mani sono pur sempre un organismo complesso, un delta in cui molta vita confluisce da lontane origini per riversarsi nella grande corrente dell’azione. Le mani hanno una storia, una cultura, una particolare bellezza; si concede loro il diritto di avere un proprio sviluppo, propri desideri, sentimenti, capricci e passioni”.
Auguste Rodin, 
Le Baiser, 1882
🌟 Il frutto più alto di questa concezione estetica è dato dalla capacità di concentrare l’universale nel particolare e di trasformare il transitorio nell'eterno. Così, per esempio, nella scultura Il bacio, Rodin vede e dà forma alla verità di tutti i possibili baci, oltre la dimensione passeggera del tempo e dello spazio. Un gesto isolato dal fluire della vita e fissato nella rappresentazione artistica assume i caratteri della necessità, della compattezza, in cui le forme non possono essere in alcun modo disgiunte o mutate.
“Il fascino del grande gruppo con la fanciulla e l’uomo chiamato Le Baiser nasce da questa sapiente, equa ripartizione di vita; da tutte le superfici in contatto sembra si levino ondate che penetrano nei corpi, brividi di bellezza, di presagio e di forza. Ecco perché si ha l’impressione che la beatitudine di questo bacio sia ovunque diffusa nei due corpi; è come un sole che sorge, e la sua luce si posa ovunque”.
🌟 Anche il saggio di Rilke si conclude nella prospettiva del ‘non finito’, con riferimento al progetto in via di elaborazione de La tour du Travail, destinato a rappresentare la storia del lavoro umano e volto, nello stesso tempo, a celebrare la vita dell'artista, paragonata ad un  “interminabile giorno lavorativo.  
Auguste Rodin, 
La tour du Travail,
1898-1899
(progetto non realizzato 
del monumento al lavoro,
presentato all'Esposizione universale 
del 1900)

Si chiude così il cerchio: nel lavoro paziente che non ha fine e che contrassegna l’intera opera di Rodin, nel cammino inconcluso della ricerca artistica si rinnova la tensione verso la perfezione assoluta delle forme. Come a dire - ancora una volta - che il finito e il compiuto si collocano dentro il ‘non finito’ e il non compiuto dellopera d'arte e della stessa esistenza:  
“Rodin colse la vita ovunque presente là dove la vide. La colse nei punti più impercettibili, la osservò, la seguì. La attese nei momenti di transizione e di indugio, la catturò dove fluiva, la trovò ugualmente grande in tutti i luoghi, ugualmente possente e trascinante”.

🌟Note.
1. Rainer Maria Rilke, Su Rodin, Abscondita, Milano 2009. 
2. Ibidem, p. 29.
3. Ibidem, p. 29.
4. Ibidem, pp. 29-30.
5. Ibidem, p. 30.
6. Ibidem, p. 54.
7. Ibidem, p. 20.

5 commenti:

  1. Michelangelo aveva messo a tema “il non finito”. C’è però una grossa differenza : Michelangelo va oltre ( vedi poetica michelangiolesca) , Rodin rimane nel confine del “finito”. Rilke che commenta, mai dimentico della sua grande lirica, riconosce che nelle membra della Natura bisogna cercare sorgente ed annota così su Rodin e il “non finito”.
    Sempre Rodin , a mio avviso, è in grado di comunicare con la scultura in maniera impareggiabile esplorando il circuito della vita mondana. Per lui : la forma è il messaggio.
    Un abbraccio👋🌈

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  2. Rossana Rolando13 maggio 2018 20:14

    Grazie Rosario per il collegamento molto prezioso e opportuno. A questo proposito inserisco qui un video su "I Prigioni" di Michelangelo [video]https://www.youtube.com/watch?v=mxxbSviACxU[/video].
    Un grande abbraccio.

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  3. Che grazia di riflessioni, che meraviglia di artisti ... Grazie, Rossana, per questa "finestra"su due grandi, Rodin e Rilke, e questi intriganti pensieri sulla dialettica tra finito/non finito e tutto/frammento. Buona settimana.

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    1. In effetti, il tema (finito/non finito) che ho scelto è solo uno dei possibili aspetti, dal momento che gli spunti offerti dalla lettura di Rilke "Su Rodin" sono moltissimi. Grazie di cuore a te Maria. Buona settimana.

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  4. Your message is very helpful to me, you can see the rating of rodin movie. me, sir we know we can understand more. Thank you


    The director chose to tell about the life of the sculptor August Rodin from a different perspective. The film begins in the middle of the sculptor's life. After a difficult period, he acquired a positive reputation around his work, and the French government invites work inspired by Dante. director successfully reconstructs the complex relationship with his colleague, lover, and confidante - Camille Claudel. The film has all the ingredients for success - passion, love, and tension, so I do not agree with the low grade received by the film. In conclusion: I think the film met expectations, was true to the original, focused on the processes surrounding the artist's life.
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