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martedì 1 maggio 2018

Dialogare con il mistero, Edgar Morin.

Breve percorso sul recente saggio di Edgar Morin "Conoscenza, ignoranza, mistero", con particolare riferimento alla parola "mistero", chiave di riflessione del filosofo francese.
Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Davide Peiretti (qui articolo di presentazione: Les Règions inconnues).

Davide Peiretti, 
Ulricht, 1987
🌟L’ignoto. Un termine giganteggia e si impone nel libro di Morin - uscito per Cortina Editore all’inizio di quest’anno - già a partire dal titolo Conoscenza, ignoranza, mistero, ed è, appunto, il termine “mistero”. Morin attraversa gli ambiti e i rami della conoscenza - con ampi riferimenti alla cosmologia, alla fisica, alla biologia, alla chimica - e mostra come la complessità cespugliosa del reale superi di gran lunga ciò che di essa com-prendiamo. Quanto più si espandono le conoscenze, tanto più si acuisce la consapevolezza dell’invisibile nascosto in ciò che si vede, dell’ignoto racchiuso dentro il noto, dell’enigma oltre l’apparente banalità del dato. Il progresso del sapere scientifico sfocia nel non sapere relativamente all’origine, alla fine, alla sostanza di ogni realtà¹. L’uomo stesso, intreccio prodigioso di mente (pensiero, sensibilità, linguaggio) e cervello (base elettrochimica), rimane “il più favoloso dei misteri”². Il cammino della conoscenza non ha quindi esaurito, secondo Morin, la domanda originaria della filosofia, nata dalla meraviglia di fronte alla realtà, nel duplice volto di stupore e terrore, ma l’ha resa anzi più autentica e profonda. Riconoscere e avvicinare il mistero, entrare in dialogo con esso è l’avventura che Morin propone a se stesso e al lettore³.

Davide Peiretti, 
Telero, 1981
🌟La conoscenza della conoscenza. Noi uomini non siamo come “la rana nel fondo del pozzo che non può conoscere l’alto mare”, no, abbiamo molti strumenti per solcare il mare e, tuttavia, il nostro sforzo rivela continuamente il prodigio sorprendente dell’universo, l’enigma a cui non sappiamo dare risposta. Non soltanto perché ignoriamo gli inizi e la fine del cosmo, ma perché non sappiamo che cos’è la realtà in se stessa. Il limite non è semplicemente quantitativo, ma qualitativo, dal momento che la conoscenza è in gran parte frutto di nostre costruzioni e interpretazioni (la lezione di Kant e di Nietzsche) ed è esposta alla possibilità dell’errore e dell’illusione. Morin lo dice appoggiandosi alla grande tradizione filosofica, religiosa e poetica (dal pensiero vedico alla riflessione buddhista, da Platone a Leopardi) e lo rafforza sulla base delle più recenti teorie epistemologiche.

🌟La contraddittorietà del reale. L’origine dell’universo rimane oscura, ci è ignoto “che cosa abbia suscitato l’evento generatore” (la deflagrazione termica originaria, secondo la teoria oggi più accreditata). Altrettanto impossibile è stabilire se vi sia un progetto, una finalità (Theilard de Chardin): “se c’è un disegno, è misterioso, inconoscibile”.
Davide Peiretti, 
Senza titolo, 1979
Il mondo è il teatro delle opposizioni: i principi fisici dell’ordine (“gravitazione, elettromagnetismo, interazione nucleare forte, interazioni nucleari deboli”) coesistono con il disordine (“onnipresente nell’agitazione calorifica, secondo principio della termodinamica”), le ragioni a favore dell’armonia si accompagnano alle ragioni del caos, creazione e distruzione sono in continua lotta tra loro, secondo l’antica visione eraclitea. Il senso della vita – se c’è un senso – rimane “annidato in seno all’insensato”.
“Vivere è un’evidenza, mentre il mistero è in questa evidenza”. La straordinarietà della vita - il suo emergere sorprendente, la sua organizzazione, riproduzione - può essere banalizzata in molecole, informazioni genetiche e chimiche, ma essa rimane “per lo spirito poetico, che talvolta in ognuno ritorna” un mistero.
Un “formidabile voler vivere” caratterizza ogni vita, che è tuttavia parassitata e minacciata sempre dalla morte: anche gli animali sanno di essere mortali, infatti lottano contro la morte. Infine, per l’uomo - che porta in sé la coscienza del morire, fin dalla prima adolescenza - il mistero coincide proprio con la vicenda profana/sacra in cui “le nostre vite giocano e si giocano”¹⁰.

Davide Peiretti, 
Senza titolo, 1987
🌟Il crinale. La caratteristica fondamentale dell’impostazione di Morin è quella di mantenersi in costante equilibrio sul crinale sottile dell’enigma senza scivolamenti che – dal suo punto di vista - risolvano o annullino il mistero. Nel primo caso si finirebbe col cedere a risposte semplificanti: “rimango sempre stupito quando sento coloro che brandiscono la parola che dissipa tutte le tenebre: Dio, Materia, Spirito, Ragione, Determinismo”¹¹. Nel secondo caso si banalizzerebbe, razionalizzando ed eliminando l’ignoto: “possiamo ricoprire di spiegazioni ogni cosa. Ma le spiegazioni sono fondate su presupposti inesplicabili”¹². Saper abitare il mistero non è un impoverimento della nostra conoscenza, ma è la condizione per rimanere uomini: tanto più nel mondo che si sta preparando, guidato dal progresso tecnico scientifico economico (di cui si prospettano i possibili scenari nell’ultima parte del libro), non coincidente affatto con un progresso etico, psicologico, affettivo¹³.

🌟Conclusione. L’invito di Morin dunque è quello di un recupero del senso poetico e filosofico, che solo può far sperare in un risveglio della coscienza e della forza dell’amore¹⁴. Due, infatti, sono le avventure della mente umana: “l’una cerca all’esterno di svelare e persino di possedere, i segreti del mondo fisico, della vita, della società, e ha sviluppato una scienza capace di conoscere tutto, ma incapace di conoscersi e che oggi produce non solo elucubrazioni benefiche, ma accecamenti malefici e poteri terrificanti. L’altra avventura cerca all’interno di sé, di conoscersi, di meditare su ciò che sappiamo e su ciò che non sappiamo, di nutrirsi di poesia vitale, di sentire il commovente, il bello, il mirabile. La prima è l’avventura conquistatrice della trinità scienza/tecnica/economia. La seconda è l’avventura della filosofia, della poesia, della comprensione, della compassione”¹⁵.

Davide Peiretti, 
Myosotis, 1988






Note.
1. Edgar Morin, Conoscenza, ignoranza, mistero, Raffaello Cortina Editore, Milano 2018, p. 18. 
2. Ibidem, p. 21.
3. Ibidem, p. 22.
4. Ibidem, p. 37.
5. Ibidem, pp. 24 e ss.
6. Ibidem, p. 48.
7. Ibidem, p. 44.
8. Ibidem, p. 71.
9. Ibidem, p. 60.
10. Ibidem, p. 36.
11. Ibidem, p. 10.
12. Ibidem, p. 145.
13. Ibidem, p. 142.
14. Cfr. Ibidem, p. 147.
15. Ibidem, pp. 128-129

12 commenti:

  1. Nella Crosiglia1 maggio 2018 10:53

    Molto interessante.

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    1. Grazie del commento. Buona giornata.

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    2. articolo stupendo, grazie. "L'altra avventura cerca all'interno di sé"...... La seconda avventura sino al nostro ultimo respiro.

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    3. Sono d'accordo. Un saluto e grazie per la visita.

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  2. Siamo avvolti nel mistero e il più grande lo ha descritto Pascal nei Pensieri.
    Seguendo il solco del Soggetto, il mistero va sentito, frequentato e rispettato : rimedio per
    tarpare le ali al nostro Ego.
    Seguendo la traccia dell’Oggetto, il mistero avvolge l’universo e riduce la prepotenza della conoscenza scientifica, in ispecie l’aberrazione tecnologica.
    Il mistero soprattutto è fondamento del sentire poetico : lo riconosce Morin ed era stato preceduto da Hölderlin, da Rilke, dal secondo Heidegger.
    Nel post Rossana ha saputo sintonizzarsi con il tema, conducendo il discorso quasi con “ delicatezza misteriosa”. Il tutto impreziosito da una stupenda cornice iconografica.💫🌈

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  3. Grazie Rosario! Sei sempre molto gentile. Il fascino di Morin è anche legato alla sua capacità di spaziare in campi diversi e con riferimento a tradizioni diverse, comprese quelle filosofiche. In particolare, già dalla prima pagina (in cui raccoglie alcune citazioni bellissime sul tema del "non sapere"), fa riferimento a Pascal e riporta questo passo:
    "Le scienze hanno due estremità che si toccano. La prima è la pura ignoranza naturale in cui si trovano tutti gli uomini alla nascita. L'altra estremità è quella a cui arrivano le grandi anime, che, avendo attraversato tutto quello che gli uomini possono sapere, trovano che non sanno niente e si incontrano in quella ignoranza da cui erano partite; ma è un'ignoranza sapiente che conosce se stessa."

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  4. Mariangela Romanisio1 maggio 2018 21:34

    Grazie Rosanna, per questo approfondimento.
    Il grande Socrate si è rivelato come il primo vero filosofo, asserendo: "So di non sapere". Non è così?
    È questo il primo passo sulla via della conoscenza.
    Morin dice: “Saper abitare il mistero non è un impoverimento della nostra conoscenza, ma è la condizione per rimanere uomini…”
    Secondo me, il nostro essere “soltanto” uomini ci precluderà sempre la totalità della conoscenza (a prescindere dalla fede in Dio).
    Il mistero rimane.
    Ma lo possiamo “indagare” e "scrutare" in noi e nell'universo … con la passione del conoscere e dell'amare.

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    1. Grazie Mariangela per il commento che tocca il cuore della questione posta da Morin: il mistero di noi stessi e del mondo rimane e va "scrutato"..."con la passione del conoscere e dell'amare". Ancora Morin cita Dostoevskij quando afferma: "L'uomo è un mistero. Se, per chiarirlo, vi si passa la nostra intera vita, non abbiamo perduto il nostro tempo... Mi occupo di questo mistero, perché voglio essere un uomo".

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  5. Amare la conoscenza con la consapevolezza dell'ignoranza...
    E con la consapevolezza che non conosceremo mai abbastanza.
    Molto bello ed interessante. Grazie Rossana.
    P.s. le opere di Davide Peiretti sono fantastiche. Ciao.

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    1. Le opere di Davide Peiretti hanno una valenza filosofica e rispecchiano la densità di un'esperienza culturale (e musicale) che si traduce in visioni. Perciò sono - a mio avviso - in profonda sintonia con il contenuto del saggio di Morin ed esprimono visivamente il mistero... il senso di meraviglia dell'umano domandare, l'immensità dell'ignoto, lo stupore che la poesia risveglia, la contraddittorietà e la complessità del reale.
      Grazie per la sottolineatura.

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  6. Molto bello. Grazie

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