Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Iscriviti alla nostra newsletter!

Visualizzazione post con etichetta Kirchner. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Kirchner. Mostra tutti i post

martedì 17 maggio 2016

Vivere di notte o vivere di giorno. I giovani.

Ernst Ludwig Kirchner, 
Due acrobati
“Quando accetteranno  che la grandezza dell’uomo sta nel non rompere con la propria infanzia, con l’avventura, la fragilità, le indignazioni totali, le ingenuità e il dono senza calcolo dell’eterna infanzia? Le puerilità hanno un loro tempo. L’infanzia non ne ha. Nella misura in cui gli anni passano bisogna, per poterla mantenere, riconquistare sull’ostilità degli anni. Infanzia matura, infanzia lucida, infanzia grave, infanzia dolorosa …”
(E. Mounier, Rivoluzione personalista e comunitaria, Mi, ed. Comunità).

Tralascio i dati, inquietanti e drammatici, sulla disoccupazione, abbandono, dispersione scolastica, Neet (not engaged in education, employed  or training:  un esercito immobile di quasi 2 milioni di giovani tra i 15-29 anni, che non lavorano né studiano né svolgono alcun tirocinio). Proverò invece a discorrere su alcuni aspetti del mondo giovanile, anch’esso eterogeneo ed ambivalente come il mondo degli adulti, tante luci e ombre.
Kirchner, 
Volto femminile triste
Continua ad aggirarsi “l’ospite inquietante”, secondo l’espressione di Galimberti: nichilismo dai mille volti, che si esprime nello svuotamento nella droga (31.000 adolescenti si fanno regolarmente di eroina), nell’alcool (più un anestetico che un piacere, con il recente allarme lanciato in Liguria sull’aumento di consumo di alcool presso gli studenti), nell’indifferenza tra bene-male, nell’irrilevanza della risonanza emotiva delle proprie azioni  tra ciò che è grave e non. Avrete tutti letto della telecamera sul ponte S. Angelo a Roma? Inquadra un’anziana  mendicante,  vestita di nero, in ginocchio, china con la fronte a terra; alcuni ragazzi le si fermano accanto, la guardano dall’alto poi  si slacciano i pantaloni e le pisciano addosso; la vecchia smarrita si alza, si allontana gli occhi a terra fra gente  che, pare, non si è accorta di nulla...
Kirchner, 
Doppio ritratto
Ospite inquietante  che  trascina a vivere di notte, dove la notte non è solo metafora quando a dormire si va alle 6/7 del mattino: protesta più o meno consapevole, fuga contro la quotidiana insignificanza ed invisibilità sociale in un mondo che non li considera e che rifiutano.
E poi c’è l’altra faccia della medaglia: i tanti (tanti!) giovani che vivono di giorno, che vuol dire avere cura per sé  del proprio presente ed avvenire, ma anche avere tempo  per condividere questa cura  con gli altri in tanti modi creativi e costruttivi: famiglia, scuola,  lavoro, tempo libero,  sport, musica, arte. E soprattutto il volontariato: modalità di vita solidale che è insieme proposta politica e culturale. Sono questi i giovani che si avviano verso la terza giornata mondiale della gioventù, a luglio, a Cracovia.

domenica 17 maggio 2015

Il caffè di Emmanuel Lévinas.


 Post a cura di Rossana Rolando.
Omaggio ad Emmanuel Lévinas
a 20 anni dalla morte.

Omaggio ad Emmanuel Lévinas 
(Ernest Ludwig Kirchner, Danza colorata)
«Vedere un volto è già udire “non ucciderai”,
è udire “giustizia sociale”»
(E. Lévinas, Difficile Libertà).

La nudità del volto 
(Ernest Ludwig Kirchner, Marcella).
Emmanuel Lévinas e l'ombra oscura del nazismo. 
Proponiamo oggi un passo molto bello di Emmanuel Lévinas (1905-1995). Si tratta di un pensatore lituano, di origine ebraica, che si trasferisce e si forma in Francia, divenendo una delle voci filosofiche più rilevanti e interessanti del Novecento. Sulla sua biografia, le cui tracce sono riassunte in Difficile libertà, pesa “il presentimento e il ricordo dell’orrore nazista”. Tra il 1940 e il 1945 Lévinas rimane internato come prigioniero di guerra in Germania.

L'orrore della bestia nazista  ...
(Kirchner, Combattimenti)
La filosofia dell'hitlerismo.
Questa drammatica esperienza viene a saldarsi con il suo pensiero: Lévinas riconosce nel nazismo la bestia orrenda nata nel ventre dell’Occidente, nell’alveo di una cultura che - di quel mostro - non ha saputo impedire la genesi e lo sviluppo perché quel mostro lo portava dentro, come una delle possibilità, la più terribile. Di questo si parla in Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo, un saggio pubblicato nella rivista Esprit nel 1934, appena un anno dopo l’assunzione del potere da parte di Hitler in Germania.