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Visualizzazione post con etichetta La messa dell'uomo disarmato. Mostra tutti i post
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sabato 25 aprile 2015

La resistenza come categoria interpretativa del vivere. Omaggio a Luisito Bianchi.

a cura di Rossana Rolando
(per la presentazione di questo lungo articolo, 
di carattere filosofico,
si rimanda al post precedente: 
La Resistenza di Luisito Bianchi).

« …La Resistenza è un fatto di gratuità. 
La vera: la Resistenza al potere, non per instaurare un altro potere ma per la libertà dell’uomo. 
Per questo Resistenza è Gratuità, e Partigiano l’uomo gratuito. 
Il Dio gratuito non è forse il Dio Partigiano, 
che prende le parti di chi, in un modo o nell’altro, 
è perseguitato dal potere?»
Luisito Bianchi 
(da Monologo partigiano sulla Gratuità) 
  
Il silenzio di Dio ...
 (Marianne von Werefkin, La preghiera)
 Il XX secolo ha interrogato profondamente la coscienza dell’uomo contemporaneo e per chi, dopo Nietzsche, non ha rinunciato al concetto di Dio, ha posto domande brucianti sul silenzio e l’assenza di Dio, sull’impotenza di Dio nei confronti del male, rendendo problematico il  pensiero secondo cui Dio è il signore della storia, l’eterna Provvidenza che garantisce un senso alle vicende degli uomini.
Per questo le teologie e le filosofie della storia, che tanta parte hanno avuto nella cultura occidentale – da Agostino fino ad Hegel – sono avvertite oggi come insufficienti, “superate”. Altre prospettive, altre vie debbono aprirsi, affinché il discorso possa continuare. E’ questa la lezione di autori provenienti dall’area ebraica, quali Wiesel e Jonas, Adorno e Lévinas, i cui contributi risultano fondamentali per una riproposizione del concetto di Dio “dopo Auschwitz”, simbolicamente considerato come spartiacque ineludibile[1].

... dov'era Dio nella notte del male?  ...
(Marianne von Werefkin, Donna con lanterna)
Ed è in questa ottica che intendiamo riflettere con Luisito Bianchi, a partire da La messa dell’uomo disarmato[2]. E’ difficile definire il genere cui appartiene questo libro. Certo romanzo storico che si svolge nel periodo della seconda guerra mondiale, delle due guerre – di cui fa memoria Nuto Revelli: quella del fascio accanto ai tedeschi e quella partigiana contro fascisti e tedeschi[3] -, ma soprattutto romanzo sulla resistenza, come recita il sottotitolo.
Eppure nell’ambito della ricchissima letteratura della resistenza, da B. Fenoglio a C. Pavese, da I. Calvino ad A. Gobetti, questo libro costituisce anche un unicum[4]. Si riaggancia per certi versi al romanzo popolare, nella linea manzoniana degli umili protagonisti della storia, di una storia vista dal basso, dal popolo, in una coralità che senza sbiadire la fisionomia propria di ogni personaggio, la inserisce in un tessuto di relazioni inclusive, solidali, il cui centro propulsore e aggregatore è rappresentato dalla “Campanella”, una cascina in mezzo alla piana padana[5]. E manzoniana è anche la vena ironica che accompagna alcuni quadretti di vita popolare e alcune figure.

giovedì 23 aprile 2015

La Resistenza di Luisito Bianchi.



"La gratuità prende tutto... 
come un oceano infinito nel quale l'essere vive, respira, si bagna di gratuità... 
è la gratuità che presiede alla vita...” 
(Luisito Bianchi, Dialogo sulla gratuità).


Il romanzo
di don Luisito Bianchi...
Don Luisito Bianchi (per le essenziali note biografiche si può vedere il nostro post del 25.04.14 ”Luisito Bianchi e la Resistenza”) è conosciuto soprattutto per il suo romanzo sulla resistenza “La messa dell’uomo disarmato”. La lettura di questo  libro è stata per noi un incontro casuale (grazie all’amico Gianni Peirano), subito trasformatosi in avvenimento e grazia. E poiché con gli amici  si condividono le cose belle e soprattutto i bei libri, incontrare questo libro bellissimo non poteva non  significare  amarlo  e condividerne i contenuti con tutte le persone desiderose  di  essere responsabili delle  bellezze del mondo.

... un dono da condividere...
Così tempo fa nacque in Rossana Rolando, mia moglie, il gusto di condurre un’appassionata e serrata analisi del libro di don Luisito, che da tempo abbiamo pubblicato in questo blog, nel settore “pagine”, settore particolarmente impegnativo e perciò forse un po’ marginale per chi ci legge,  rispetto alla pubblicazione e frequentazione dei post ordinari.
Siamo a lungo rimasti indecisi, mia moglie ed io, se ripresentare come post quell’analisi:  lunga (più di dieci cartelle!), articolata (ripercorre tutte le 850 pagine!) ed accorata (è lo sguardo di  chi cerca di capire e si interroga, di chi guarda con amore il creato ed ogni creatura, per cogliere la verità che è “a-letheia”, non nascondimento). Dunque un viaggio  che non cede alle lusinghe del “mordi e fuggi”, tipiche del viaggiare in internet. Infine abbiamo deciso di riproporlo proprio il giorno della festa della Liberazione, il 25 aprile: una sfida che gli amici che ci leggono potranno liberamente, ed eroicamente”, raccogliere, se riterranno che  ne valga la pena.

... un testo che si presta a vari livelli 
di lettura e approfondimento...
In ogni caso mi permetto di tracciare un breve quadro del “romanzo sulla resistenza” (così Luisito lo definisce), come premessa alla  lettura diretta della "messa" o come modesto succedaneo all’analisi che verrà pubblicata il 25 aprile.
Il libro non è solo un romanzo sulla resistenza, ma anche un’elegia della vita contadina, un’autobiografia spirituale. Non solo tratta precisi eventi storici, ma descrive volti, persone, gesti. Libro scomodo, disturbante, senza cedimenti al revisionismo: il modo migliore di celebrare il 25 aprile,  dove la potenza della memoria è ricordo ma insieme attualità e responsabilità, è  passato ma nel contempo presente.

... viaggio della memoria 
che conferisce luce al presente...
C’è una convinzione comune in tutti coloro che hanno letto il libro ed in tutte le recensioni che abbiamo  avuto la ventura di scorrere: si tratta di un’opera sulla resistenza diversa da tutte le altre, evento che mancava nella vicenda letteraria nazionale, libro singolare in cui, pur nella manifestazione disumana del male della guerra, c’è un effondersi dell’amore che filtra, pervade, intride di sé personaggi, paesaggi, gesti, dialoghi, pensieri.

... opera che ricostruisce la resistenza 
in modo del tutto singolare...
Molti hanno parlato e parlano  di  capolavoro letterario.  Sicuramente si è trattato di un autentico caso editoriale. Il romanzo circolò  in edizione autoprodotta ed autofinanziata tra il 1989 e il 1995. L’editore Sironi si imbatte casualmente in quest’opera e decide 13 anni fa di ristamparla, rendendola così disponibile al grande pubblico.

... da molti ritenuto 
un capolavoro.
La vicenda narrata comincia nella primavera del 1940. Il protagonista Franco, sulla via di diventare monaco benedettino, se ne torna dai suoi nella campagna cremonese alla cascina Campanella. Il fascismo entra in guerra, alleato dei nazisti. Piero, il fratello, sarà in Grecia a buscarsi un congelamento, mentre altri giovani del paese partono per la campagna di Russia. La svolta storica avviene l’8 settembre del 43: è la scelta tra libertà e schiavitù, tra dignità e servilismo,  bene e male. Sullo sfondo liturgico delle stagioni della terra, tra semine, raccolti, vendemmie e sagre, si innestano i riti cruenti degli  uomini in lotta fratricida.  L’intreccio di invenzione letteraria, ricerca spirituale e ricostruzione storica è articolato in tre tempi, quasi un itinerario liturgico: il gemito della Parola – il silenzio della Parola -  lo svelamento della Parola.

Nel libro si intrecciano 
la ricostruzione storica,  l'invenzione letteraria, 
la vicenda umana e spirituale...
Non so in quale fase oggi don Luisito porrebbe questi nostri giorni. Certo la figura dell’autore e la sua biografia spirituale sono riflessi in molti personaggi del libro: in Franco, che esce dal monastero e torna a fare il contadino nel paese di campagna; nel fratello Piero che non si reputa cristiano ma che spende la vita per gli altri; in don Luca-Benedetto, monaco del monastero che si aggrega ai partigiani sulle montagne; in Giuliano, Rondine, Stalino. il giovane Balilla,  tre figure di umili che non si dimenticano facilmente; nell’arciprete del paese, uomo colto e vicino alla gente; nel Professore, in Cecina e suo marito, nella madre; nell’abate del monastero, figura forse modellata su Aureli Escarrè, l’abate di Montserrat fuggito dal regime franchista e morto proprio a Viboldone, dove don Luisito risiedeva.

... e i personaggi escono vivi 
dalla pagina ...
Perché un prete sente il bisogno di scrivere “un romanzo sulla resistenza” (è il sottotitolo)?  Don Luisito vede una straordinaria connessione tra  la parola dell’Avvenimento, la Parola di Dio, la parola laica della Resistenza. Parola che si fa cultura nella misura in cui ti fa appartenere alla gente; diventa ricerca, poesia,  bellezza, promessa e riconciliazione, amore disarmato e gratuità.  La resistenza allora assume un doppio significato: da una parte racconto della lotta partigiana;  dall’altra categoria spirituale che indica la capacità di riconoscere la presenza di Dio, della Parola, anche in fatti  tragici e violenti.

Se la Parola non era presente anche in quei fatti drammatici, allora era vero che Dio era morto dopo Auschwitz”.“Quegli uomini che lasciarono tutto, casa, famiglia, figli, lavoro e andarono a combattere sulle montagne per liberare  la patria dall’invasore e conquistare la libertà furono l’esempio più bello di gratuità che si potesse pretendere. Fu  la testimonianza di come tanti uomini erano pronti a dare la propria vita per la costruzione di un mondo nuovo. E capii anche che quel sangue, gratuitamente versato, non era stato vano, perché ogni volta che ne facciamo memoria, come ho tentato di fare  ne “La messa dell’uomo disarmato”, lo attualizziamo. Esattamente come accade nella Messa, quando facciamo memoria del sacrificio di Cristo”.


... e immettono in un mare 
di significati...
La conclusione è la predilezione per gli umili, la volontà di costruire un mondo nuovo nella gratuità. Il romanzo è un’aperta contestazione contro ogni forma di svilimento della resistenza, che invece si presenta come radicalità del dono senza contraccambio in un mondo dominato dalla concezione che tutto è negoziabile e tutto ha un prezzo. Se l’uomo partigiano è colui che gratuitamente prende le  parti di chi non ha potere, non per sostituirvi un altro potere ma per essere liberi, allora  la resistenza non è arida né sterile; se essa non viene strumentalmente svilita per instaurare nuovi poteri, allora può  generare figli ogni qual volta si resiste al potere dell’uomo sull’uomo.

... sulle tracce 
di un mondo da rinnovare  ...
Il libro pone ad ognuno di noi impietosi interrogativi. Non si ripropone forse ancora oggi la scelta tra libertà e schiavitù, tra dignità e servilismo, tra bene e male? Non dobbiamo forse con la nostra testimonianza stimolare le nuove generazioni a proseguire una resistenza che oggi appare in parte tradita, monca, incompiuta? Quale resistenza io, tu, noi stiamo combattendo? Di fronte a chi portiamo la responsabilità di combatterla?

...proiettati 
in un orizzonte di libertà.
Chiunque, tra gli amici o le persone interessate, voglia seguire le nostre pubblicazioni sul blog e ricevere l’avviso tramite facebook, può cliccare sul mi piace della pagina Persona e Comunità di facebook e, nella tendina che si apre, sul “ricevi le notifiche”. Grazie a tutti. 

venerdì 25 aprile 2014

Luisito Bianchi e la resistenza.



“…La Resistenza è un fatto di gratuità. La vera: la Resistenza al potere, non per instaurare un altro potere ma per la libertà dell’uomo. Per questo Resistenza è gratuità, e Partigiano l’uomo gratuito. Il Dio Gratuito non è forse il Dio partigiano, che prende le parti di chi, in un modo o nell’altro, è perseguitato dal potere? La Resistenza del 1944-45, dei morti e di quei vivi che non l’hanno mai svilita ad instaurazione di nuovi poteri, fu la grande parola laica di gratuità, che ha generato e genera ancora figli ogni qualvolta si resiste al potere dell’uomo in nome dell’uomo” .
                                    (dall’Introduzione a DIALOGO SULLA GRATUITA’).

Don Luisito Bianchi.
Ho conosciuto don Luisito Bianchi quando facevo il preside, grazie all’amico Gianni Peirano che mi sollecitò a leggere La messa di un uomo disarmato. L’ho letta. Fu una rivelazione: il più bel “romanzo” che  avessi mai letto negli ultimi 30 anni. 


La copertina del romanzo.
Invitai Luisito a parlare agli  studenti dell’ultimo anno del Liceo per il 25 aprile 2006. Era molto riluttante (amava molto scrivere, ma non apprezzava i bagni di folla), infine riuscimmo a convincerlo. Poiché non guidava né aveva un mezzo proprio, fu Gianni, Presidente del Consiglio di Istituto, ad andare a prelevarlo all’abbazia di Viboldone ed a riportarlo il giorno dopo.  

Abbazia di Viboldone, Milano.
Per noi fu una giornata memorabile,  compresa  la serata che Gianni volle ad Ortovero ed i momenti agapici trascorsi insieme. 
Da allora spesso Rossana ed io abbiamo  rivissuto quei momenti di grazia, di  trionfo del silenzio ed insieme della  Parola, fuori dalla frenesia degli impegni professionali e delle ineluttabili scadenze quotidiane.
La facciata, in notturna.
Rossana ha meditato a lungo la “messa”, proponendo una forte  riflessione, pubblicata nel 2007 in occasione degli 80 anni di Luisito. La riportiamo nella pagina di questo blog, appassionata  interpretazione, laica e cristiana,  del suo romanzo.
Ogni mattina, prima di recarmi  a scuola, sino all’ultimo giorno del mio lavoro professionale, passavo a vedere ed a sentire il mare ed era per me spontanea l’associazione a don Luisito che, prima di partire, ospite in Seminario, ci aveva confidato l’ora   trascorsa sulla marina di Albenga, all’alba ed al tramonto, ad ascoltare il respiro del mare, pieno di stupore di fronte alla sua bellezza.

Era un uomo semplice ...
Era  un uomo semplice e complesso, dimesso e signorile, mingherlino e coriaceo, dolce e severo, povero per scelta e vocazione, ricco di  passione autentica e di fede incrollabile, umile testimone, la cui protesta si levava però con grido possente.

... e nello stesso tempo complesso ...
Fu così che iniziammo una frequentazione sia epistolare,  a cui rispondeva sempre in tempo reale, sia soprattutto fatta da parte nostra  di visite a Viboldone. Bellissima la festa per i suoi 80 anni.  Poi la caduta rovinosa,  il lungo calvario sulla carrozzella  con la mente lucidissima a scrivere e colloquiare fino all’ultimo. Ed infine il 5 gennaio 2012 – aveva quasi 85 anni – il dies natalis. 

Abbazia di Viboldone, interno.
Sacerdote conquistato da don Mazzolari, fu missionario in Belgio, poi insegnante di religione e vice assistente delle ACLI nazionali. Abbandonò l’incarico perché  deciso a vivere in modo radicale la povertà: fa il  prete operaio (in fabbrica alla Montecatini di Spinetta Marengo, poi l’inserviente all’ospedale), perché la sua   fede  non ammetteva compromessi di sorta con il disordine costituito e le connivenze clericali.  La GRATUITA’ di Dio è stata il suo richiamo accorato ed il dono gratuito è stato sua pratica costante, tanto da rifiutare qualsiasi emolumento quando era insegnante di religione ed assistente alle Acli, non ritirando mai lo stipendio ("perché la Chiesa fa pagare i suoi servizi, perché questo commercio del divino? Gratis accepistis, gratis date"). Possiamo arguire il suo non facile rapporto con la gerarchia ecclesiastica e curiale.

La gratuità era la parola 
che più amava.
Molti i testi da lui scritti sul tema della gratuità. Ma il suo innegabile capolavoro  è La messa dell’uomo disarmato, romanzo sulla resistenza: rifiutato da vari editori, stampato da amici nel 1989, venne edito da Sironi nel 2002 e divenne  subito un autentico caso editoriale. 

La messa dell'uomo disarmato
romanzo memoriale...
La messa è memoria della liberazione da parte di un testimone adolescente (Luisito) che ha vissuto la resistenza come avvenimento centrale nella sua vita, tale da  provocare la sua “terza nascita": testimone che non fa sconti a niente ed a nessuno, a cominciare da se stesso. Il romanzo - intreccio tra invenzione letteraria, ricerca spirituale e ricostruzione storica - è quasi un itinerario liturgico in tre tempi: il gemito della parola - il silenzio della parola - lo svelamento della parola. La resistenza, senza confusioni e senza revisionismi di sorta, si muove tra la potenza della memoria e l’attualità della responsabilità: resistenza come gratuità nel doppio significato di racconto della lotta partigiana e di categoria spirituale, sia cristiana (la presenza di Dio della Parola anche nei fatti tragici e violenti) sia laica (la misura della gratuità nella liberazione dal potere).

... romanzo di grande respiro poetico 
e valore letterario.
Come categoria spirituale tutti siamo chiamati a combattere la nostra resistenza per la libertà e per la gratuità: radicale annuncio in un mondo dominato dal business, dove tutto è negoziabile. Utopia? No, charis-topia!

... romanzo sulla resitenza per la libertà ...
In ogni pagina don Luisito ci ricorda che la resistenza è stata il risveglio della coscienza civile, il fondamento della nostra  repubblica, dunque  la  radice della libertà di cui ognuno di noi oggi gode. Essa - unendo liberali, monarchici, comunisti, socialisti, cattolici, militari, civili, uomini, donne - ha aperto  la via verso l’Europa unita.
In modo non mitizzato né retorico don Luisito ci fa vivere i motivi che spinsero i giovani a scegliere la montagna, il carcere, i campi di concentramento, i motivi del no deciso al fascismo ed  alla Germania nazista e perché  il confine tra la parte sbagliata e la parte giusta deve rimanere chiaro.

L'eredità di Luisito 
nelle sue pagine...
Invito infine  ad avere il coraggio di leggere la “pagina” di  questo blog dedicata alla “messa di un uomo disarmato”: pagina indubbiamente impegnativa, in cui Rossana dà una lettura alta, approfondita ed accorata. In una delle sue prime lettere a noi indirizzate cosi  Luisito terminava: “La bellezza dell'abbazia sconfina in quella della Gratuità. Bisogna che chiuda. Continuerei, come urge l'amicizia. Ma anche nel dire GRAZIE è continuare. Un affettuoso e grato ricordo a Gianni. Un abbraccio Luisito". 

Abbazia di Viboldone, interno. 
Particolare.
Grazie a Luisito 
per la Sua Amicizia.
Chi desidera ulteriori informazioni sulla figura e sugli scritti di Luisito Bianchi può consultare il sito a Lui dedicato:


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