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venerdì 25 aprile 2014

Luisito Bianchi e la resistenza.



“…La Resistenza è un fatto di gratuità. La vera: la Resistenza al potere, non per instaurare un altro potere ma per la libertà dell’uomo. Per questo Resistenza è gratuità, e Partigiano l’uomo gratuito. Il Dio Gratuito non è forse il Dio partigiano, che prende le parti di chi, in un modo o nell’altro, è perseguitato dal potere? La Resistenza del 1944-45, dei morti e di quei vivi che non l’hanno mai svilita ad instaurazione di nuovi poteri, fu la grande parola laica di gratuità, che ha generato e genera ancora figli ogni qualvolta si resiste al potere dell’uomo in nome dell’uomo” .
                                    (dall’Introduzione a DIALOGO SULLA GRATUITA’).

Don Luisito Bianchi.
Ho conosciuto don Luisito Bianchi quando facevo il preside, grazie all’amico Gianni Peirano che mi sollecitò a leggere La messa di un uomo disarmato. L’ho letta. Fu una rivelazione: il più bel “romanzo” che  avessi mai letto negli ultimi 30 anni. 


La copertina del romanzo.
Invitai Luisito a parlare agli  studenti dell’ultimo anno del Liceo per il 25 aprile 2006. Era molto riluttante (amava molto scrivere, ma non apprezzava i bagni di folla), infine riuscimmo a convincerlo. Poiché non guidava né aveva un mezzo proprio, fu Gianni, Presidente del Consiglio di Istituto, ad andare a prelevarlo all’abbazia di Viboldone ed a riportarlo il giorno dopo.  

Abbazia di Viboldone, Milano.
Per noi fu una giornata memorabile,  compresa  la serata che Gianni volle ad Ortovero ed i momenti agapici trascorsi insieme. 
Da allora spesso Rossana ed io abbiamo  rivissuto quei momenti di grazia, di  trionfo del silenzio ed insieme della  Parola, fuori dalla frenesia degli impegni professionali e delle ineluttabili scadenze quotidiane.
La facciata, in notturna.
Rossana ha meditato a lungo la “messa”, proponendo una forte  riflessione, pubblicata nel 2007 in occasione degli 80 anni di Luisito. La riportiamo nella pagina di questo blog, appassionata  interpretazione, laica e cristiana,  del suo romanzo.
Ogni mattina, prima di recarmi  a scuola, sino all’ultimo giorno del mio lavoro professionale, passavo a vedere ed a sentire il mare ed era per me spontanea l’associazione a don Luisito che, prima di partire, ospite in Seminario, ci aveva confidato l’ora   trascorsa sulla marina di Albenga, all’alba ed al tramonto, ad ascoltare il respiro del mare, pieno di stupore di fronte alla sua bellezza.

Era un uomo semplice ...
Era  un uomo semplice e complesso, dimesso e signorile, mingherlino e coriaceo, dolce e severo, povero per scelta e vocazione, ricco di  passione autentica e di fede incrollabile, umile testimone, la cui protesta si levava però con grido possente.

... e nello stesso tempo complesso ...
Fu così che iniziammo una frequentazione sia epistolare,  a cui rispondeva sempre in tempo reale, sia soprattutto fatta da parte nostra  di visite a Viboldone. Bellissima la festa per i suoi 80 anni.  Poi la caduta rovinosa,  il lungo calvario sulla carrozzella  con la mente lucidissima a scrivere e colloquiare fino all’ultimo. Ed infine il 5 gennaio 2012 – aveva quasi 85 anni – il dies natalis. 

Abbazia di Viboldone, interno.
Sacerdote conquistato da don Mazzolari, fu missionario in Belgio, poi insegnante di religione e vice assistente delle ACLI nazionali. Abbandonò l’incarico perché  deciso a vivere in modo radicale la povertà: fa il  prete operaio (in fabbrica alla Montecatini di Spinetta Marengo, poi l’inserviente all’ospedale), perché la sua   fede  non ammetteva compromessi di sorta con il disordine costituito e le connivenze clericali.  La GRATUITA’ di Dio è stata il suo richiamo accorato ed il dono gratuito è stato sua pratica costante, tanto da rifiutare qualsiasi emolumento quando era insegnante di religione ed assistente alle Acli, non ritirando mai lo stipendio ("perché la Chiesa fa pagare i suoi servizi, perché questo commercio del divino? Gratis accepistis, gratis date"). Possiamo arguire il suo non facile rapporto con la gerarchia ecclesiastica e curiale.

La gratuità era la parola 
che più amava.
Molti i testi da lui scritti sul tema della gratuità. Ma il suo innegabile capolavoro  è La messa dell’uomo disarmato, romanzo sulla resistenza: rifiutato da vari editori, stampato da amici nel 1989, venne edito da Sironi nel 2002 e divenne  subito un autentico caso editoriale. 

La messa dell'uomo disarmato
romanzo memoriale...
La messa è memoria della liberazione da parte di un testimone adolescente (Luisito) che ha vissuto la resistenza come avvenimento centrale nella sua vita, tale da  provocare la sua “terza nascita": testimone che non fa sconti a niente ed a nessuno, a cominciare da se stesso. Il romanzo - intreccio tra invenzione letteraria, ricerca spirituale e ricostruzione storica - è quasi un itinerario liturgico in tre tempi: il gemito della parola - il silenzio della parola - lo svelamento della parola. La resistenza, senza confusioni e senza revisionismi di sorta, si muove tra la potenza della memoria e l’attualità della responsabilità: resistenza come gratuità nel doppio significato di racconto della lotta partigiana e di categoria spirituale, sia cristiana (la presenza di Dio della Parola anche nei fatti tragici e violenti) sia laica (la misura della gratuità nella liberazione dal potere).

... romanzo di grande respiro poetico 
e valore letterario.
Come categoria spirituale tutti siamo chiamati a combattere la nostra resistenza per la libertà e per la gratuità: radicale annuncio in un mondo dominato dal business, dove tutto è negoziabile. Utopia? No, charis-topia!

... romanzo sulla resitenza per la libertà ...
In ogni pagina don Luisito ci ricorda che la resistenza è stata il risveglio della coscienza civile, il fondamento della nostra  repubblica, dunque  la  radice della libertà di cui ognuno di noi oggi gode. Essa - unendo liberali, monarchici, comunisti, socialisti, cattolici, militari, civili, uomini, donne - ha aperto  la via verso l’Europa unita.
In modo non mitizzato né retorico don Luisito ci fa vivere i motivi che spinsero i giovani a scegliere la montagna, il carcere, i campi di concentramento, i motivi del no deciso al fascismo ed  alla Germania nazista e perché  il confine tra la parte sbagliata e la parte giusta deve rimanere chiaro.

L'eredità di Luisito 
nelle sue pagine...
Invito infine  ad avere il coraggio di leggere la “pagina” di  questo blog dedicata alla “messa di un uomo disarmato”: pagina indubbiamente impegnativa, in cui Rossana dà una lettura alta, approfondita ed accorata. In una delle sue prime lettere a noi indirizzate cosi  Luisito terminava: “La bellezza dell'abbazia sconfina in quella della Gratuità. Bisogna che chiuda. Continuerei, come urge l'amicizia. Ma anche nel dire GRAZIE è continuare. Un affettuoso e grato ricordo a Gianni. Un abbraccio Luisito". 

Abbazia di Viboldone, interno. 
Particolare.
Grazie a Luisito 
per la Sua Amicizia.
Chi desidera ulteriori informazioni sulla figura e sugli scritti di Luisito Bianchi può consultare il sito a Lui dedicato:


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