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lunedì 14 aprile 2014

Albenga, Associazioni e democrazia partecipata.


Non so se l’associazionismo  ad Albenga sia  una splendida realtà invidiabile oppure un'aggregazione senz'anima di mille rivoli anarcoidi. La città nei decenni ha indubbiamente sviluppato un variegato ed interessante intreccio di relazioni  legate al commercio, all’agricoltura, al turismo, alla cultura, ai luoghi di lavoro, allo sport, ai ceti  sociali,  alle appartenenze etniche. 

Gruppo Kronoteatro, Albenga
Gruppo Fieui di Caruggi, Albenga.

Così la città vive quotidianamente una vasta gamma di articolazioni associazionistiche, che perseguono interessi diversi: religiosi, sindacali, artigianali, politici, artistici, culturali, rionali, sportivi, ricreativi ecc.. 

Gruppo Agesci, Albenga 1.

Gruppo Agesci, Albenga 5.

Gruppo Azione Cattolica 
San Michele -Albenga.
Sono gruppi, centri sociali e culturali, circoli sportivi, associazioni no profit, club esclusivi, associazioni di quartiere e frazione, associazioni di genitori nella scuola, cine club, organizzazioni di categoria ecc., che si fondano, la maggior parte, su interessi specifici e prospettive particolaristiche.
Gruppo Lions Club, Albenga Host.
Alcuni invece dichiaratamente si basano su  sentimenti di solidarietà e valori universali. In ogni caso sono tutti fermenti vivi e vitali dei quali Albenga  non può che giovarsi  perché consentono lo sviluppo di prospettive ideologiche differenti ed arricchiscono  la città  di diverse possibili visioni della vita associata,  di opportunità sociali, di proposte e di realizzazione di eventi e manifestazioni altrimenti impossibili.
Gruppo Iniziativa Laica Ingauna.
Non so tuttavia se l'associazionismo ad Albenga sia pienamente "adulto", libero da autocensure e condizionamenti (come si fa a criticare chi mi può finanziare?), capace di esprimere un critico consenso o dissenso sull’operato di chi governa la città. 

Associazione commercianti, 
Piazza Vittorio, Torino.
Esprimere un  giudizio consapevole  sul potere locale non è né facile né semplice  per il singolo cittadino, il quale forse è in grado di  dare un giudizio sulla nettezza urbana o sulla sicurezza del suo quartiere, sull’efficienza della polizia urbana davanti alla scuola dei propri figli, su questo o quello, ma non sulle scelte strategiche della città e sulle possibili concrete alternative che si prospettano all’amministrazione.

Non è facile esprimere un giudizio 
come singoli ...
Nella sua vasta gamma di articolazioni, potrebbe l'associazionisno educare a  forme concrete di democrazia partecipata i cittadini inagauni?

... non è facile essere cittadini consapevoli, 
che giudicano con la propria testa ...
In teoria una informazione tempestiva e corretta potrebbe ridurre il divario tra amministratori ed amministrati. In realtà no. La pratica preferita dagli amministratori (ma anche dai loro oppositori) è l’informazione mediatica tramite comunicati stampa, periodici di informazione da loro gestiti, giornali tv e radio locali,  internet, pubblicità….   A chi credere? Dicono il vero? 

... non è facile farsi un'opinione personale ... 
guardare la realtà in modo autonomo ...
Subito assistiamo ad  un  paradosso, anzi un circolo vizioso: il cittadino informato, colui che vuol ridurre il divario,  come  entra nel giro dei media, perde i suoi connotati di cittadino per acquisire quelli di fruitore mediatico; smette di essere parte della società civile per trasformarsi, insieme a tutti gli altri come lui, in opinione pubblica, in indice di gradimento. 

...col rischio di rimanere preda 
di manipolazioni del consenso ... 
(la folla saluta il duce a Piazza Venezia)

... dei nuovi persuasori occulti ... 
dei loro indici di gradimento ...

I cittadini amano, odiano, soffrono, gioiscono, lavorano, vivono emozioni, esprimono sentimenti, hanno una loro identità; gli indici di gradimento invece rispondono meccanicamente a domande ed a questionari (preferibilmente con risposte chiuse sì/no), sono un fluido  evanescente, senza vita se non quella indotta dai persausori occulti.   


... ieri come oggi...

E così il divario politico tra cittadini ed amministrazione locale resta intatto, solo apparentemente  colmato dalla finzione degli indici di ascolto e dagli share di gradimento. E’ il circolo vizioso  denunciato anni fa da  M. Bookchin (Democrazia diretta, idee per un municipalismo libertario, Elèuthera, Milano, 1993): la democrazia intesa come spettacolo, che rischia di diventare la maschera tragica di un ideale di vita. 

... trasformando la democrazia in spettacolo ...
Ebbene, leggendo i programmi elettorali delle varie liste ingaune,  un po’ di speranza è rifiorita. Alcuni programmi (non mi si chieda quali, si vada a vedere)  esplicitamente si pongono il problema di smettere  di trattare i cittadini come bambini  da blandire o, peggio, come adulti minorati da guidare dove si vuole dopo che questi hanno ceduto una delega in bianco che li riduce a sudditi passivi e silenti. 

... e i cittadini in numeri ...
Personalmente mi conforta non poco questo voler ricercare nuove strade di confronto reale, di informazione face to face, di dialogo con le varie forme di associazionismo cittadino, di vera partecipazione diretta ed indiretta,  non episodica, alle scelte future della città.  Speriamo: che non sia fumo per gli ingenui,  che alle parole seguano fatti concreti, che “il nuovo” faccia finalmente capolino anche ad Albenga.  Sarebbe bello,  no?
... affacciarsi al nuovo ... sarebbe bello ...

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