Immagini del pittore brasiliano Arthur Timótheo da Costa (1882-1922), con particolare riferimento alla rappresentazione di un'umanità dolente.
“Il termine “liberazione” esprime
il modo proprio in cui la coscienza cristiana degli anni 70 avverte e
traduce
il suo impegno con la storia e la sua fede in Gesù Cristo” (1).
il suo impegno con la storia e la sua fede in Gesù Cristo” (1).
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| Arthur Timótheo da Costa, Uomo che prega |
Balducci non poteva prevedere la
futura storia tormentata e conflittuale della TdL (2), ma forse oggi non
sarebbe neppure sorpreso dell’attenzione che i nostri giorni stanno offrendo ai
suoi “principi positivi”.
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Sul finire degli anni ‘60 la società
occidentale è scossa dalla crisi della ideologia capitalistica e dalla critica
allo sviluppo tecnocratico, ampiamente contestato sia nell’Occidente sia nei
paesi sottosviluppati. Tra il ’68-‘69 in molte città occidentali vi è
come un’insurrezione ideologica, che segna – soprattutto con il maggio francese
- il punto di rottura di molti giovani con le vecchie generazioni.
Il cosiddetto terzo mondo diventa per loro “un punto di riferimento globale
contro il primo mondo, quello dell’economia di mercato, e contro il
secondo mondo, quello della burocrazia socialista di tipo sovietico” (3).
Il terzo mondo ha la sua rivincita umanistica: ai valori ed ai modelli
mistificanti della società borghese la contestazione giovanile sostituisce
Castro, Che Guevara, Ho Chi Minh… Nel contempo il marxismo recupera
l’istanza utopica delle sue origini (Lukacs, Bloch, Garaudy, Schaff…)
rimettendo in luce il Marx giovane, mentre la scuola di Francoforte (Fromm,
Horkeimer, Marcuse in particolare) acquista una grande popolarità grazie
all’analisi dell’”eclissi della ragione” nel mondo capitalistico e nella
civiltà illuministica (4).
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| Arthur Timótheo da Costa, Ritratto di uomo nero |












