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sabato 3 maggio 2014

Elogio della laicità.

Che cosa vuol dire essere laici? Qual è la differenza tra laicità  e laicismo?  Per i cattolici essere laici è una discutibile opzione o invece un dovere?

Laico è ...
chi contesta la religione?
Laico, nel linguaggio comune, è  - nella società - chi non ha religione o la contesta; è  - nella chiesa cattolica - chi non appartiene al clero.

Laico è ... 
chi non fa parte del clero?

Per Roberto Mancini invece (cfr. Sperare con tutti, Ed. Qiqajon, Comunità di Bose, Magnano (Bi), 2010, pp. 107-109)  la  laicità non si definisce per contrapposizione, perché laici siamo tutti in quanto  apparteniamo  al ”laòs”, al “popolo” che è l’umanità intera, appartenenza senza proprietà, identità inclusiva - quella di essere umano - che impegna tutti alla responsabilità per la vita comune. La laicità non è un’ideologia, ma “una consapevolezza  che si fa carico dell’universale condizione terrestre, della corresponsabilità, dell’ospitalità, del dialogo come dinamica di gestazione delle decisioni collettive, della giustizia verso chiunque”. Profondamente laici sono dunque i cristiani, come già nei primi secoli attestava l’anonimo autore della Lettera a Diogneto (1).


Laico è ... 
ogni uomo che si fa carico 
della condizione umana ...
La laicità, quando si fa ideologia,  si trasforma in laicismo, che in senso largo comprende ogni visione del mondo e della vita preoccupata di escludere la religione dalla vita pubblica.


Laicità non significa laicismo ...
... non significa anticlericalismo ...
Di norma il laicismo, ma non necessariamente, si accompagna all’ateismo teoretico e comunque sempre si presenta  come ateismo pratico sul piano delle relazioni sociali e politiche. La sua formula degenere è l’anticlericalismo (l’avversione pregiudiziale nei riguardi di ogni manifestazione del sacro o forma di culto), così come il suo antitetico corrispondente è il clericalismo (l’infantilismo  fideistico di certi cristiani che pensano che si possa conoscere Dio rinunciando alla propria libertà e ragione e così aspettano  dalla Chiesa gerarchica una spiegazione bell’e fatta, che  dica loro che cosa devono pensare e fare).
 

... che è poi l'antitetico corrispondente 
del clericalismo ...

“La laicità – ribadisce Mancini - non implica la rinuncia alla “verità” nello spazio pubblico e  chiede qualcosa di meglio che il fondamentalismo o il relativismo: chiede l’assunzione della verità nel pluralismo. Assunzione ardua, piena di conflitti, ma indispensabile e feconda”.
 

... la laicità assume la diversità ...
... accetta la pluralità ...
... delle diverse concezioni ...
L’affermazione  trova, a mio avviso,  il suo coronamento nella scuola statale: in essa coesistono uomini e donne, giovani ed adulti,  che si rifanno a concezioni diverse e che tuttavia non rinunciano alle idee ed agli ideali, anzi ritrovano il modo di crescere grazie al loro  confronto reciproco ed alle loro diversità. 

... come dovrebbe verificarsi 
nella scuola statale ...

Laicità della scuola non è  neutralità né svuota l’insegnamento dall’attitudine a giudicare ed impegnarsi. E’ piuttosto volere che ciascun alunno acceda al pensiero personale di fronte alle questioni principali che pone e gli porrà la vita;  si vieta  a qualunque insegnamento dottrinario,  ma  non dimentica che  si possono educare  i giovani e  suscitare vocazioni solo se si  hanno  ideali  che diffondono un'idea dell'uomo e dei valori da promuovere.

... se la scuola statale 
è capace di promuovere ideali ....
Ecco il senso profondamente anti ideologico della scuola statale laica. Per questo vado fiero di essere stato per 42 anni,  in trincea, nella scuola statale e vado fiero della testimonianza offerta quotidianamente da mia moglie (2).

... senza indottrinare ...
... senza scontri ideologici ...
Infine  una riflessione sul dialogo tra laici cattolici e non cattolici. Il dialogo è un rapporto tra soggetti non tra dottrine e sistemi, condotto in clima di libertà e con totale sincerità su problemi che coinvolgono in qualche modo le stesse persone, tra soggetti di diverso orientamento, ma convergenti nell’affermazione di determinati valori, ordinato ad una mutua comprensione, avvicinamento e reciproco arricchimento. E' dunque possibile, anzi indispensabile, sulla base di un linguaggio comune e di una reciproca convergenza sia pure parziale,  costruire insieme il mondo (3).
 
... nella capacità di dialogare 
al di là delle diverse fedi, 
dei diversi orientamenti ...
... convergendo su determinati valori ...
In questo post si intrecciano le sempre poetiche pennellate di Charles Monroe Schulz con le immagini anticlericali tratte dal noto settimanale satirico L'Asino,
pubblicato tra il 1892 e il 1925 e ideato da Guido Podrecca e Gabriele Galantara - al quale si debbono anche le gustose vignette.

Copertina dell'edizione antologica 
della rivista L'Asino,
edita da Feltrinelli nel 1970.


(1) “I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio né per lingua né per il modo di vestire. Non abitano mai città loro proprie, non si servono di un gergo particolare né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è dovuta a una intuizione geniale o alle elucubrazioni di spiriti che si perdono dietro a vane questioni. Essi non professano, come tanti altri, dottrine umane insegnate dall’uno o dall’altro caposcuola. Sono sparpagliati nelle città greche e barbare, secondo che a ciascuno è toccato in sorte. Si conformano alle usanze locali nel vestire, nel cibo, nel modo di comportarsi; e tuttavia, nella loro maniera di vivere, manifestano il meraviglioso paradosso, riconosciuto da tutti, della loro società spirituale. Abitano ciascuno nella propria patria, ma come immigrati che hanno il permesso di soggiorno. Adempiono a tutti i loro doveri di cittadini, eppure sopportano i pesi della vita sociale con interiore distacco. Ogni terra straniera per loro è patria, ma ogni patria è terra straniera. Si sposano e hanno figli come tutti, ma non abbandonano i neonati. Mettono vicendevolmente a disposizione la mensa, ma non le donne. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi statali, ma con il loro modo di vivere vanno ben al di là delle leggi. Amano tutti e tutti li perseguitano” (V,1-11). 
(2) Senza fraintendimenti nei riguardi delle scuole paritarie, specie quelle religiose, che per legge (Berlinguer!) sono pubbliche, svolgono una funzione di servizio riconosciuta di pubblica utilità, sussidiaria, suppletiva laddove la scuola statale non c’è. Tutti hanno il diritto (e per qualcuno si tratta anche di dovere) di esercitare la loro libertà educazionale iscrivendo i propri figli nelle strutture educative non statali che ritengono rispondenti alle loro aspettative ed ideali. Non amiamo le guerre manichee e le crociate ideologiche: il nostro impegno personale e professionale è stato e continua ad essere “per” la scuola pubblica statale e “non contro” la paritaria, specie quella confessionale. Difendiamo ad oltranza la scuola statale per i valori che essa esprime o deve esprimere e non per suggestioni anticlericali e pregiudizi ideologici. Difendiamo una scuola per tutti, pretendiamo che i finanziamenti alle paritarie rispettino il dettato costituzionale; vogliamo impedire che i nostri politicanti decidano impunemente di privilegiare la scuola paritaria per bieche ragioni di seduzione elettorale e non a favore della comunità cittadina, come temiamo sia successo in questi ultimi dieci anni ad Albenga; non accettiamo che sussidiaria o suppletiva diventi e venga considerata la scuola statale e non viceversa …
(3) Il laico cattolico, nel difficile equilibrio tra attesa escatologica ed impegno storico, tra città terrena e città celeste, è chiamato con umiltà e determinazione a testimoniare, senza proselitismi, il paradosso della croce e dell’amore cristiano, che nel concreto significa smascheramento di ogni idolatria, abolizione dell’inimicizia, scelta degli ultimi e dei penultimi, discernimento contro ogni tentazione del potere, individuando, insieme a tutti gli altri, percorsi che possano contribuire alla costruzione di un’autentica città plurale ovvero di una città nella quale non vi siano scontri fra civiltà e nella quale le diverse culture possano convivere nella direzione di una solidarietà, di una giustizia e di una pace globale. Si veda in proposito la Gaudium et Spes (in particolare n. 34 e n.67).

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