Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

sabato 17 maggio 2014

Riascoltando don Rinaldo Bertonasco.

Il 17 maggio è trascorso un mese da quando ci ha lasciato il nostro caro Rinaldo. Abbiamo parlato molto di lui … ci siamo scambiati foto … per reagire in qualche modo al vuoto … Pensiamo possa essere una gioia per tutti – seppure velata di malinconia – leggere alcune parole che don Rinaldo ha scritto per i suoi confratelli. Ciascuno di noi potrà - forse anche con un sorriso, come avrebbe certamente voluto lui - riconoscere un accento, un aspetto, un tratto.

L'intensa, bellissima foto scattata
da Tommaso Giulla

SCRIVE  RINALDO:

Su come migliorare nella “predica” domenicale …
«L’omelia. Meriterebbe non uno, ma diversi articoli e studi seri. […]
... due verifiche per lo meno dovremmo farle tutti …: 
Proviamo a farci registrare l’omelia e poi risentiamocela con calma (se qualcuno ha una spiccata vocazione alla mortificazione, può risentirla con un gruppo di fedeli, possibilmente giovani e, possibilmente non in atteggiamento adorante). Se mi accorgo, per esempio, che non riesco, dopo averla sentita, a darle un titolo preciso (Di che cosa si parla?) o a suddividerla in capitoletti (Come si sviluppa la trattazione?), vuol dire che devo cambiare qualcosa, perché “non” è comprensibile agli uditori (a me succede quasi tutte le volte che faccio la prova).
Cerchiamo la verifica diretta nei confronti dei fedeli. Guardiamo se sono attenti e coinvolti, o se si annoiano (d’estate, quando lo sventolio dei foglietti diventa frenetico, è decisamente ora di chiudere). Controllare i tempi: a parte occasioni o situazioni particolari, 10-12 minuti sono più che sufficienti, a mio avviso (7-8 ancora meglio). Se ho una cosa da dire e parlo in modo bello e attraente, in 8-12 minuti riesco a dirla ampiamente; se invece parlo in modo involuto, difficile o un po’ sconclusionato, fino a quel limite di tempo riescono a sopportarmi quasi tutti».
Sulla gioia.
«E’ evidente che qui parliamo di una gioia profonda, che investe le motivazioni e le certezze ideali, e non semplicemente di un vago star bene o esser contenti per qualcosa di piacevole che capita. Noi cristiani abbiamo una fortuna enorme (Grazia è il termine  più appropriato…): sappiamo che la nostra vita, e la vita di tutto ciò che esiste, non dipende dal caso e non è legata a un “destino” cieco, più o meno benevolo. Sappiamo, dalla nostra fede, che siamo nelle mani di Dio…»


Sulla croce.
«Tutte le volte che mi viene in mente che, forse, non ne vale la pena; che, forse, è tempo perso; che, forse tanto non cambia nulla; che, forse, le cose vanno male e chissà dove andremo a finire: in tutti questi casi credo che sia utilissimo mettermi davanti a un crocifisso, rileggere e/o meditare la Passione e la Morte di Cristo. Allora so dove andremo a finire: so che la Risurrezione e la Vita sono l’altra faccia della croce. Perché la croce, umanamente, rimane stoltezza e rimane scandalo: devo imparare a scommettere che, per me, è sapienza di Dio e potenza di Dio (cfr. 1Cor 1, 20-25)».


Sulla montagna e sulla contemplazione.
«Sto pensando all’importanza che ha per me (nato, cresciuto e abitante in riva al mare) la montagna in tutte le sue forme: dalle nostre montagne di Liguria, a quelle del basso Piemonte, che vedo da casa mia. La montagna camminata, la montagna arrampicata, la montagna sciata. Alzo gli occhi verso i monti: se per il salmista questa espressione stava ad indicare l’attesa di una salvezza da una qualche forza della natura, da un qualche Ba’al che veniva appunto onorato sulle alture e sui monti; per me, sicuramente sta a indicare un incontro con Dio e una contemplazione facile facile: ogni volta che riesco a staccare e a scarpinare o sciare su per le montagne, magari anche solo per mezza giornata o per poche orette “rubate” all’attività della parrocchia …». 

Sulla Chiesa.
«Voi siete il sale della terra… (Mt. 5, 13), Voi siete la luce del mondo… (Mt. 5, 14). […] Non ci viene promesso che tutta la terra diventerà luce; non ci viene preannunciato che tutto il mondo diventerà un’immensa, unica saliera; ci viene affidato il compito di essere, noi credenti, sale che dà gusto e che conserva la terra, luce che illumina il mondo. […]
Il vecchio modo classico di pensare e di vedere la società come tutta cristiana, che tende a identificare Mondo e Chiesa, e che noi conosciamo meglio col nome di “cristianità”, ha difficoltà a tramontare, è dura a morire. In questa mentalità, compito della Chiesa è quello di inglobare il mondo. Salvezza del mondo è diventare parte della Chiesa. Perché al di fuori della Chiesa non c’è salvezza (o sei dentro, o sarai dannato). […]
Superare la mentalità di “Cristianità”, accettare di essere piccolo gregge, di essere minoranza, può diventare una nuova, grande opportunità».



Le citazioni sono tratte da "Presbyteri", la rivista con la quale don Rinaldo ha lungamente collaborato. Le fotografie sono per la gran parte quelle comparse in questo mese su facebook, segno di una coralità di sentimenti e di un desiderio di condivisione.

4 commenti:

  1. daniela bertonasco17 maggio 2014 08:53

    Vi ringrazio di cuore per questo bel regalo, che arriva in un momento in cui la tristezza e lo sgomento sono ancora forti, ma ecco vedo una luce nelle sue parole...che forse potrà aiutarmi a ridare luce alla mia anima oggi smarrita e turbata. Grazie perché ho sorriso nella prima parte dello scritto e mi sono sentita tirar le orecchie verso metà, per poi sorridere di nuovo pensandolo nelle montagne celesti a contemplare, sempre con passo spedito.
    Grazie per avermi fatto iniziare questa giornata con più forza.

    RispondiElimina
  2. Rossana Rolando17 maggio 2014 14:40

    Che bella questa tua immagine: “… pensandolo nelle montagne celesti a contemplare, sempre con passo spedito …”.
    Grazie a te Daniela cara per questo tuo intervento che coglie con delicatezza quello che tutti noi cerchiamo nella parole che don Rinaldo ci ha lasciato: parole dette, parole scritte, parole vissute … Come te cerchiamo la fiducia, che ci ha sempre comunicato, nel bene e nella vita, cerchiamo la forza, che ci ha testimoniato, di non lasciarci turbare e sopraffare dagli eventi, cerchiamo il coraggio di sorridere. E’ cosa magnifica trovarci insieme a condividere questi sentimenti.

    RispondiElimina
  3. ... GRAZIE RINALDO.... PER LA TUA FEDE SEMPLICE , MA MOLTO CONCRETA...( L'EFFETTO "SEULLA" NON ERA FATTO PER TE.!!). MA A VOLTE SAPEVI ESSER ANCHE UN TENERONE.... DIETRO LA TUA SCORZA RUVIDA E GREZZA... MI MANCHI TANTO!!! : " FAI UN PO' DI PASTA IN PIU' TRA POCO ARRIVIAMO IO ED ALDO" ... UNA PREGHIERA RECIPROCA .. ( TU SEI CON DIO... DI LASSU' PREGA PER NOI )

    RispondiElimina