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martedì 9 febbraio 2016

Amore e creatività. Simposio e Vermeer.

J. Vermeer, Lettera d'amore, 
particolare (una donna riceve 
una lettera d'amore )
Ci sono alcune pagine del Simposio platonico che contengono il fuoco di una verità entusiasmante: l’atto d’amare – nelle sue molteplici forme  – è espansivo, generativo, procreativo. Come nel dipinto di Vermeer - Lettera d'amore - la tensione amorosa trasfigura la quotidianità e diventa musica, così in Platone l'amore del bello genera nuova vita.  
Al di là delle pur profonde, ma talora riduttive, letture psicoanalitiche, Platone ci racconta l’origine della creatività, non solo fisica, ma anche e soprattutto spirituale.
Dal Simposio
J. Vermeer,
Lettera d'amore,
particolare
(la musica di un liuto)
amare, sia per il corpo che per l’anima, significa creare nella bellezza […]. Per questo chi ha dentro di sé qualcosa di creativo, quando si avvicina a ciò che è bello prova gioia nel suo cuore, si apre al fascino della bellezza. E’ il momento della generazione: egli crea. Ma quando si avvicina a ciò che è brutto, allora si chiude in se stesso scuro in volto e triste, cerca di allontanarsi, e così non crea affatto, anche se porta ancora dentro il suo seme fecondo, e ne soffre. […] Desidera creare e far nascere nuova vita nella bellezza. […] Ma perché creare nuova vita? Perché per qualsiasi essere mortale l’eternità e l’immortalità possono consistere solo in questo: nel creare nuova vita  (Platone, Simposio, Armando ed. pp. 107-109).

J. Vermeer, 
Lettera d'amore, 
particolare
 (dietro la tenda:
sedia
con sciarpa
e spartiti)





Questi in sintesi i passaggi fondamentali delle pagine del Simposio cui le citazioni fanno riferimento: 
Amore non è possesso ma mancanza, desiderio
di ciò che è bello
e che può rendere felici
Quindi ciò che è bello è anche ciò che è bene per chi lo desidera.
Perciò “l’amore è desiderio di possedere il bene per sempre”.
Siamo soliti restringere il significato dell’amore all’attrazione verso una persona,
ma la passione può rivolgersi ad altre realtà: l’arte, la poesia, la musica, la politica, l’economia, lo sport…
Quindi vi sono tante forme di amore e tanti modi di essere amanti, in rapporto all’oggetto che desideriamo.
E se siamo “gravidi” ovvero se c’è in noi una qualche creatività,
il bello suscita la capacità di generare,
perché vicino al bello l’animo diventa gaio ed è spinto a procreare, mentre accostandosi al brutto lo spirito si intristisce e si contrae.
E allora è quell’atto creativo che cerchiamo quando amiamo e che ci rende felici più di ogni altra cosa,
poiché creare vuol dire lasciare una parte di sé oltre la morte
e quindi è gesto immortale - divino - di un essere mortale.
Perciò amore è desiderio di immortalità.
E l’immortalità può essere cercata fisicamente nei figli,
spiritualmente nelle opere dell’arte, della poesia, della musica… della politica…

Considerazioni conclusive.
J. Vermeer, 
Lettera d'amore, 
particolare 
(oggetti di un interno quotidiano)
L’amore desiderio, di cui parla Platone, può voler dire tante cose.
Nella interpretazione che proponiamo esso costituisce la carica vitale, la motivazione che spinge ad alzarsi la mattina, la tensione ad essere e ad agire. Desiderio, infatti, non ha necessariamente un significato egocentrico, eticamente discutibile - come potrebbe far pensare l’amore per il guadagno, che pure Platone cita. Esso può addirittura coincidere con il vivere per l’altro, come puro atto oblativo.
Tenendo dunque fermo il principio irrinunciabile della responsabilità che non dimentica le ragioni dell’alterità, questo elogio del desiderio può aprire molti possibili sentieri di riflessione.
Eccone alcuni:
J. Vermeer, 
Lettera d'amore, particolare
(sguardi)
Potrebbe voler dire che le più alte opere dell’uomo – dalla Nona sinfonia di Beethoven alla Pietà di Michelangelo, da L'Infinito di Leopardi alla Relatività di Einstein – sono state generate nella fecondità di un atto d’amore.
Potrebbe significare che anche le vite più generose, i gesti più gratuiti, i percorsi di più alta abnegazione non sono nati dalla bruttezza di una cupa mortificazione di sé, ma dalla bellezza intravista nel dono di sé.
Potrebbe suggerire a ciascuno di cercare il proprio bello-bene che spinge a vivere più intensamente, perché ognuno diventi fecondo nell’atto creativo ed espansivo che meglio risponde al suo desiderio di eternità.
Perché solo nel bello-bene si genera e si crea.

JanVermeer, Lettera d'amore (1669-1670).

Post di Rossana Rolando.

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