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sabato 6 agosto 2016

Itinera ad gaudium, le vetrate di Fonte Avellana, Joost Caen.

Post e iconografia di Rossana Rolando.
Monastero di Fonte Avellana 
(foto di Marco Brix, Panoramio)
Ai monaci del Monastero di Fonte Avellana è cara una poesia che si conclude così:
“Le mie braccia allargate sono appena l’inizio del cerchio.
Ma un Amore più vasto lo compirà” (Margherita Guidacci).
In questa espressione poetica è contenuta l’idea chiave della regola benedettina cui i monaci dell’ordine camaldolese fanno riferimento: ora et labora, in una compenetrazione tra vita materiale e spirituale, tra umano e divino, tra terra e cielo che sintetizza ancora oggi la vita ad un tempo eremitica e cenobitica dei monaci.
Mio marito ed io abbiamo visitato nello scorso luglio il Monastero di Fonte Avellana, fondato verso la fine del X secolo, alle pendici del monte Catria (PU). Luogo di riferimento per pellegrini e per convegni di studio, il Monastero svetta nella sua intatta bellezza, carico della sua antica fama – di cui è vestigio lo splendido scriptorium. Basti pensare che nel Paradiso di Dante si trova il riferimento al Monastero di Fonte Avellana di cui è stato priore san Pier Damiani.

Monastero di Fonte Avellana, Chiostro 
(foto di esse est reminisci, Panoramio)
E proprio per onorare la memoria di San Pier Damiani (1007-1072) - cardinale, dottore della Chiesa, oltre che priore, autore di molte opere tra cui una Vita Romualdi, relativa a San Romualdo, fondatore dei camaldolesi, e un De divina omnipotentia, riguardante le più spinose questioni teologiche tanto care ai medievali - nel 2007 è stato inaugurato un primo ciclo di vetrate artistiche (le grandi finestre della chiesa, lo scriptorium, la sala capitolare e la cripta) che ha trovato poi prosecuzione in un secondo ciclo ultimato nel 2011 (le piccole finestre della Chiesa, la sala d’ingresso del monastero, il refettorio, la biblioteca moderna e il chiostro). 

Monastero di Fonte Avellana, Chiostro 
(foto di esse est reminisci, Panoramio)
L’artista è Joost Caen (proveniente dal Belgio), maestro nel campo delle vetrate, considerate nuovamente, in seguito al rilancio novecentesco di Chagall e Matisse  - dopo secoli di minorità - espressioni artistiche  di valore autonomo, non seconde alle altre forme d’arte della produzione contemporanea. Le 60 vetrate di Fonte Avellana sono certamente l’opera principale di Joost Caen, quella che permette di penetrare nel suo linguaggio espressivo e di coglierne tutta la potenza simbolica e il pregio estetico. Di questo particolare aspetto del Monastero mi vorrei occupare brevemente in questo post facendo riferimento ad un piccolo testo dello stesso Joost Caen, comprato presso il Monastero, dal titolo Itinera ad gaudium.

Monastero di Fonte Avellana, Scriptorium 
(foto ricavata dal video di Joost Caen, 
De oceaan is mijn spiegel)
L’ispirazione di fondo dell’ordine monastico – ora et labora - attraversa tutte le vetrate. Esse intendono comunicare la duplicità di Dio e mondo, di spirituale e materiale, di teologico e laico attraverso un linguaggio figurativo minimo, concettuale, che attinge alle forme astratte delle linee orizzontali e verticali variamente intrecciate con gli elementi cromatici - spesso ridotti al solo argento e oro - da cui hanno origine i diversi riflessi di luce.

Monastero di Fonte Avellana, Scriptorium 
(foto ricavata dal video di Joost Caen, 
De oceaan is mijn spiegel)
Le linee verticali indicano il desiderio, l’aspirazione dell’uomo verso l’alto, la tensione al trascendimento che trova in Dio la sua più alta risposta; le linee orizzontali sono il segno della vita umana, nella sua quotidianità – individuale e comunitaria – nella regolarità del vivere monastico, secondo una scansione ordinata del tempo data dal ritmo della preghiera e del lavoro. Non sempre le linee sono geometriche, spesso risultano mosse da un’ondulazione che raffigura la molteplicità delle attività, la varietà delle decisioni, la complessità dei pensieri e dei sentimenti che il vivere comporta.

Monastero di Fonte Avellana, Scriptorium 
(foto ricavata dal video di Joost Caen, 
De oceaan is mijn spiegel)
Il linguaggio delle linee si intreccia con il gioco dei colori e della luce: l’argento rimanda alla notte, l’oro al giorno con tutte le implicazioni di luce e tenebra che la simbologia insegna. Ma la separazione non è netta – come ben si può vedere nella vetrata della chiesa - perché la linea verticale penetra come una lama luminosa nel nero, come una freccia chiara nel buio che il mondo contiene in sé. La luce ha una potenza diffusiva, simbolo del bene e del divino che non rimangono al di là del mondo, in una separatezza indifferente alle umane vicende, ma vi entrano dentro per trasfigurare e redimere, secondo il messaggio salvifico della teologia cristologica.

Monastero di Fonte Avellana, Chiesa
(foto di stefano.m, Panoramio)
Nel chiostro poi le grandi vetrate si arricchiscono di codici cromatici nuovi, tali da simboleggiare tutta la realtà creata, molteplice e varia, raccogliendola nelle quattro radici: il blu dell’acqua, simbolo di vita e purificazione,  elemento da cui il Monastero prende il nome – Fonte Avellana –; il giallo del fuoco, nella vetrata posta di fronte al refettorio dei monaci, segno del logos che è entrato nel mondo, ma anche del fuoco che alimenta la cucina e la conviviale fraternità dei monaci. Il bianco dell’aria posto di fronte alla sala capitolare è segno del soffio vitale, l’ispirazione che dall’alto deve animare ogni decisione, come indicato anche dalle linee verticali che si inseriscono sulle linee orizzontali. Infine il marrone della Terra, luogo da amare e coltivare, ma anche saldo fondamento del Monastero e delle costruzioni umane. Il chiostro viene così a rappresentare il cosmo, l’ordine, l’armonia e la bellezza del creato che la vita monastica intende contemplare, celebrare e incrementare con il lavoro.

Monastero di Fonte Avellana, Chiostro 
(foto di esse est reminisci, Panoramio)
Monastero di Fonte Avellana, Chiostro 
(foto di esse est reminisci, Panoramio)
“Tra due liti d’Italia surgon sassi,
e non molto distanti alla tua patria,
tanto che tuoni assai suonan più bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consacrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria”
(Dante, Divina Commedia, Paradiso XXI).

Monastero di Fonte Avellana, Chiesa
(foto ricavata dal video di Joost Caen, 
De oceaan is mijn spiegel)
Monastero di Fonte Avellana, Sala capitolare
(foto ricavata dal video di Joost Caen, 
De oceaan is mijn spiegel)
Per vedere il video di Joost Caen, De oceaan is mijn spiegel, cliccare qui e per il sito del Monastero qui.


12 commenti:

  1. Silvana Santoni6 agosto 2016 10:15

    Visitata solo una volta mi è rimasta nel cuore! Ho avuto Margherita Guidacci come insegnante d'inglese al liceo Cavour di Roma: Una persona dolcissima!

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    1. Rossana Rolando6 agosto 2016 10:41

      Bello! Grazie. I versi citati sono quindi espressione e riflesso di una dolcezza interiore, di un sentimento fiducioso del vivere. Buona giornata.

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  2. Chiara Dalmata6 agosto 2016 11:58

    Che belle!

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    1. Grazie del commento e dell’attenzione che ci riserva! Buona giornata.

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  3. Rosario Grillo6 agosto 2016 14:17

    Le vetrate arricchiscono le cattedrali gotiche del Medioevo.
    Sono state pensate e realizzate per celebrare Dio sotto il simbolo della Luce.
    Sono una meraviglia! Realizzano il "punto d'incontro" tra la terra ed il cielo. Il Sole, illuminando
    dà trasparenza e bellezza all'artefatto umano. In queste vetrate di Avellana
    riscontro ed ammiro la felice fusione di antico e moderno.
    L'effetto non disturba, anzi invita a meditare sul grande valore dell'ideale cenobitico
    E sulla ricchezza della regola benedettina "ora et labora"
    Il pensiero riva' alla funzione "maieutica" ed estesamente civilizzatrice dell'ordine
    benedettino.

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    1. Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro6 agosto 2016 19:42

      Grazie Rosario per questo bellissimo commento e per la ricchezza di riflessioni che ci offri e che condividi con noi, Rossana e Gian Maria.

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  4. Paola Graffigna6 agosto 2016 17:18

    Grazie del post, belle le vetrate ed il loro significato. Guardero' senz'altro il video dell'artista. Buona domenica!

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    1. Grazie a Lei. Sì, il video è suggestivo. Anche se non è in italiano comunica comunque attraverso i suoni e le immagini. Buona domenica!

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  5. Ho apprezzato tanto le foto, lo scritto e gli interessanti riferimenti poetici. Bellissima e consolante la frase: "La luce ha una potenza diffusiva, simbolo del bene e del divino che non rimangono al di là del mondo, in una separatezza indifferente alle umane vicende, ma vi entrano dentro per trasfigurare e redimere, secondo il messaggio salvifico della teologia cristologica." Saluti cordiali.

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  6. @mari da solcare. Grazie. Sì, è proprio un Monastero suggestivo da tanti punti di vista. E’ anche molto vivo culturalmente: ospita concerti durante tutto il corso dell’anno e organizza interventi di approfondimento filosofico, biblico, teologico.

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  7. Buongiorno Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro,
    Sono Friede Caen-Cloet, la moglie dell'artista Joost Caen. Grazie mille per queste parole e per le fotografie. Bellissima! Si vuoi contattarmi, questo è nostro sito web con gli contati: http://joostcaen.com/contact Cordiali saluti, Friede Caen-Cloet

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  8. Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro12 agosto 2016 08:05

    @Friede Cloet. Buongiorno a Lei. Grazie di cuore per il commento sul blog che ci onora e ci rende felici.

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