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venerdì 12 agosto 2016

La rete ed il pensare conviviale.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Robert Delaunay, 
La città (1910)
Dopo tre anni, da quando nel giugno del 2013 con provocatoria sprovvedutezza lanciavamo  nello spazio virtuale il nostro blog, abbiamo toccato con mano ogni giorno l’ambivalenza della rete, luogo principe di  comunicazioni, ma anche di incomunicabilità e di narcisismo solipsistico. Abbiamo imparato subito che non basta stabilire un contatto con l’altro. Se io trasmetto segni messaggi immagini senza un solo possibile istante di dialogo non comunico per nulla. 
Facebook. google, twitter sono  virtuali “piazze” e  “cortili dei gentili” aperti a tutti ed a tutto e perciò stesso ambivalenti. Ci si può illudere ed accontentare del pettegolezzo salottiero, della “leggerezza della frivolezza”, della smodata popolarità dell’effimero fotografico, della bruciante chiacchiera del momento; si può anche stravolgere un presunto dialogo in un permanente monologo dove io parlo (o credo di parlare) con tutti, ma in realtà non faccio altro che parlare di me con me stesso. 
Robert Delaunay, 
Gioia di vivere (1930)
La realtà sorprendente della rete che ci ha conquistato è proprio questa sua povertà e ricchezza, “poros” e “penia”, che sono le condizioni per ricercare ed amare la ”sofìa”, essere “filosofi”, ardire  il salto di qualità verso  il pensiero del vivere insieme, “conviviale” (dal lat. convivere, cum-vivere), nel significato umanissimo ed intenso del colloquiare senza paludamenti retorici o accademici, espressione della“leggerezza della pensosità”, ma non per questo meno efficace e significativa. Un pensare ed un far pensare che si sviluppano nel confronto e nell’ascolto, nella circolarità dialettica, in una connotazione e denotazione  tutte particolari offerte dal “cortile” virtuale dove la comunità invisibile dei viventi può incontrarsi, i più si limitano a transitare mentre  qualcuno si sofferma per vivere insieme momenti di corale riflessione,  le distanze rimangono ma progressivamente si accorciano, la ricchezza delle diversità mette in luce l’identità irripetibile di ciascuno,  le difese si allentano,  le maschere che solitamente portiamo magari si sfilacciano e rendono possibile il dialogo conviviale.

Robert Delaunay, 
Ritmo1 (1934)
Insieme si riflette su ciò che per ognuno di noi è decisivo ed essenziale,  su dove viviamo, chi siamo, che cosa sta succedendo nel mondo, che cosa ci unisce e che cosa ci divide, nella ricerca  di significati, certezze, valori, speranze. Insieme si fa cultura intesa come parola della domanda,  parola della poesia, parola del perdono che è come una prima e ultima parola”  (H. Gadamer, Elogio della teoria),  insomma  “i sentimenti che creano la comunità” (Sofocle, Antigone). Insieme si conosce e riconosce  la vita ed il mondo,  oltre e nonostante la ridondanza, la manipolazione, la persuasione occulta. Insieme vicendevolmente ci si sollecita  a vivere di libertà (libertas et libertates), a proclamare la legge  non scritta  dalla quale dipende  quella scritta, a distinguere il giusto dall’ingiusto. Insieme  si testimonia  il bello il vero il bene, si crede nell’amore, ognuno radicato nel suo  tempo soggettivo  fatto di memoria, attenzione, attesa,  promessa.  
Robert Delaunay, 
Dramma politico (1914)
Insieme si riscoprono  le proprie radici e la propria identità, accogliendo e valorizzando l’altro nella sua diversità anche profonda, perché c’è vera comunicazione e  c’è relazione solo nella differenza dell’alterità. Insieme ci si chiede che cosa sta succedendo nella sovrabbondanza degli eventi tragici e delle stragi degli innocenti, senza cadere nell’indifferenza abitudinaria o ridurre ogni evento a mero  spettacolo. E per i credenti insieme  si coltiva la speranza che non teme lo scacco della morte ma si  apre al mistero della trascendenza ed all’amore gratuito  di  Dio salvatore che si  è fatto uomo…
Un pensare conviviale che  riconosce la ricchezza e la povertà di ciascuno, nella dimensione del dare e ricevere, dell’essere ospiti gli  uni con gli  altri, sino alla non impossibile imprevista gratuita scoperta dell’amicizia virtuale.
Robert Delaunay, 
Arcobaleno sulla tela, 1913
L’arte del pensare conviviale è difficile, non è di tutti, non è da tutti:  è irta di ostacoli, paziente sforzo personale che richiede leggerezza” intrisa di domande pesanti. Italo Calvino così la condensava nelle sue “lezioni  americane, sei proposte per il prossimo millennio”: “esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca” (ed. Mondadori, 1993, p.15).  Con questa “leggerezza pensosa” mia moglie ed io, insieme con l'amico Rosario,  intendiamo continuare la nostra avventura virtuale.

Robert Delaunay, scheda di Rossana Rolando.

Robert Delaunay è un pittore francese (1885 – 1941). A partire da una fase cubista (il suo cubismo, riconoscibile nell’opera qui riprodotta “La città”, è stato poi definito da Apollinaire “orfico”, per i legami con la musica) approda ad esiti astratti (conosce Kandinsky e Klee). Quel che del cubismo rimane intatto è l’elemento geometrico e matematico, ma trasfigurato in luce, movimento (si parla anche di influssi futuristi), cromatismo e leggerezza. Il legame con Sonia, pittrice anch’ella, si riverbera efficacemente nella sua ricerca espressiva. Le opere comunicano emozioni liete (come nel dipinto “gioia di vivere”), insieme ad un senso di vitalità che nel linguaggio musicale, ben espresso nei titoli (“ritmo”), trova la sua metafora. La frammentazione della materia, tipica del cubismo, perde la propria rigidità, si fluidifica e si ricompone nell’idea dell’artista, attraverso la rappresentazione simultanea di contrasti e intrecci che si armonizzano, più spesso nella figura del cerchio, simbolo di unità e perfezione. E’ – quella di R. Delaunay – un’arte che vuole indicare nella compiutezza e nell’interezza la vocazione più intima della realtà divisa, spezzata e lacerata.


Robert Delaunay, 
Il primo disco simultaneo (1912)


10 commenti:

  1. Valeria Ricciardi12 agosto 2016 10:25

    "Pensiero conviviale", davvero di grande interesse!

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    1. Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro12 agosto 2016 12:40

      Grazie di cuore. Buona giornata!

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  2. Francesco Ottaviani12 agosto 2016 10:27

    Riflessioni mattutine sul vivere da soli tra migliaia di persone. Spesso corriamo troppo e ogni tanto dovremmo fermarci e vedere cosa succede intorno a noi.

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    1. Molto efficace l'espressione "vivere da soli tra migliaia di persone". Grazie della riflessione. Cordiali saluti.

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  3. Maria Fausta Pansera12 agosto 2016 10:41

    Buongiorno a questa "leggerezza pensosa", leggerezza mattutina che accompagna nei percorsi della vita, che disegna, con un tratto pulito e sicuro, gli orli delle piazze, dei cortili, per costruire ponti con un lapis indelebile di speranza. Buongiorno!

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    1. Cara Fausta, un grazie di cuore per le tue splendide pennellate. Leggendole ho provato un po’ di rimpianto e nostalgia (senza esagerare, perché la vita da pensionato è tutta ogni giorno da scoprire…) per gli anni trascorsi al Liceo di Albenga. Buon giorno anche a te.

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  4. Ben lieto della vostra intenzione, vi auguro una buona giornata.

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    1. Grazie, caro Gianni, in particolare per il tuo impegno costante a costruire comunità. Buona giornata anche a te.

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  5. Rosario Grillo12 agosto 2016 12:32

    La rete può talvolta "irretire" (relegare). La rete è, però, "maglia", connessione, trama di relazioni. Queste ultime stesse possono essere improntate alla casualità, all'effimero, come possono essere intrecciate con il filo della responsabilità e della solidarietà.
    Il mio amico Gian Maria rispolvera l'antica parola "convivialita" così densa e feconda (Convivio socratico-platonico) e dà un orizzonte di metafisica rilevanza alla "amicizia virtuale". Condivido in toto la sua scelta.

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    1. Caro Rosario, intravedere una rete tessuta ed “intrecciata con il filo della responsabilità e della solidarietà” mi colma di gioiosa speranza per il futuro dei nostri figli e nipoti. Ed un presente-futuro – per ognuno di noi, per tutti - di possibili dischiusi “orizzonti di metafisica rilevanza all’amicizia virtuale”, mi pare una possibile fascinosa avventura di gratuità impegnativa, lasciata al discernimento di ciascuno, per quanto oggi non sia dato sapere a nessuno di noi come crescerà ed a quali livelli si svilupperà. Grazie, amico!

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