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domenica 28 agosto 2016

Tempo paradigmatico.

Post di Rosario Grillo.

Monica Pennazzi, 
Ucronìa (Non tempo)
James Hillman è conosciuto come il più importante continuatore della “psicologia archetipica” iniziata da Jung. 
In essa si assegna all’anima una dote a-temporale o intemporale, in relazione con la sua appartenenza al regno del caos e con la sua irriducibile differenza da ciò che si dispiega nel tempo lineare ed evolutivo. 
Da Hillman: “Non possiamo più pensare alla nostra biografia come un sistema vincolato dal tempo, come a una progressione lungo una linea retta dalla nascita alla morte; la dimensione temporale, la dimensione lineare, è soltanto una delle dimensioni della nostra vita. L’anima si muove in cerchi, dice Plotino” (Il codice dell’anima, p.180-1).
Monica Pennazzi, 
Ucronìa (Non tempo), 3
Come si vede, ci troviamo nel solco dell’agostinismo. Ad Agostino d’Ippona appartiene l’esplicitazione della peculiare relazione, psicologica, che stringono anima e tempo.
Nelle Confessioni, egli sostiene che soltanto il presente è, ma solo per un istante fugace, quindi è, e nel momento successivo non è, trapassa subito dall’essere al non essere. Il passato è attraverso l’anima: ricordo, il futuro, infine, suo tramite, è: attesa.
Nella interpolazione di Hillman, l’urgenza è della libertà o autenticità della “ghianda” che si trova nell’anima.
Essa è il suo archetipo, ed in essa si trova sia l’individualità (irripetibilità, Leibniz direbbe: indiscernibile) sia il genio (carattere).
Monica Pennazzi, 
Timehole (Buco temporale), 1
Uno studio molto attento del “tempo interiore”, eco di molteplici interessi culturali coordinati dalla sua pratica della psichiatria (non quella clinica, bensì quella esistenziale), è stato fatto da Eugenio Borgna.
Egli, fine conoscitore delle malattie della psiche, quali depressione ed angoscia, avvicinando la situazione del malato psichico a quella del malato di tumore, raccomanda ai rispetti medici curanti di saper “cogliere” il “tempo giusto” del paziente, in sintonia con le sue paure, attese, speranze,insomma con il “suo tempo di vita”
“Il tempo dell’io, il tempo interiore, e il tempo misurabile, il tempo degli orologi, il tempo del calendario, si intrecciano l’uno all’altro; e il colloquio diviene terapeutico solo se il tempo del colloquio non è rigidamente programmato. Cosa ne sappiamo noi delle tempeste emozionali, delle angosce, della disperazione e delle delusioni, che nascono e muoiono nella coscienza di chi è curato, se non viviamo il tempo come apertura, e come mistero, come comune esperienza psicologica e umana, e come umanità di destino ?” ( Parlarsi, p. 41)
Monica Pennazzi,  
Eclipse (Eclissi), 1
Il filosofo vivente Giorgio Agamben, in un passaggio allo IUAV di Venezia (2006-07), ha ripreso a suo modo questo problema.
Lo mette in sequenza della attività filologica di F. Nietzsche, che nelle sue Considerazioni inattuali dovette misurarsi con il tema del tempo, che, del resto, interessò per intero l’iter del filosofo tedesco.
A fronte della “saturazione storica”, indotta dallo storicismo hegeliano, che rendeva l’uomo un funzionario del Weltgeist (Spirito del Tempo) la liberazione, secondo Nietzsche, si poteva trovare – volontà di potenza - nella inattualità, una sorta di anticipazione di futuro (inadeguatezza al proprio tempo, proiezione in avanti: capacità profetica).
Monica Pennazzi, 
La spirale di Cloto, 1.
Agamben la reinterpreta come contemporaneità, ovvero come snodo di una frattura tra passato e futuro. Passato, che si allontana da noi ad una velocità maggiore della luce, proiettando la sua orma, che a noi arriva come ombra (interessanti le sue esemplificazioni tratte dalla astronomia e dalla neurologia oculare). Futuro, che non può che essere: oracolare.
Da questo egli fa discendere poi un sapore arcaico della contemporaneità, dove arcaico discende da archè, principio.
Valenza archetipica del contemporaneo.
Dentro tale spessore dell’archè riusciamo a intravvedere anche la sostanza della “archeologia del sapere” promossa da Foucault.
Né può sfuggire l’analogia con l’immagine suggerita da l’Angelus novus di W. Benjamin. Per quest’ultimo, le macerie che si accumulano nel passato possono costituire (debbono?) la fonte del presente (ispirazione? Energia? Riscatto?).

Monica Pennazzi





6 commenti:

  1. Valeria Ricciardi28 agosto 2016 17:19

    Sempre stimolantissimi questi tuoi post!

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    1. Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro29 agosto 2016 10:05

      Grazie per l’attenzione che ci riserva. Questo post, scritto dal professor Rosario Grillo, è denso di spunti e di possibili tracce di riflessione e approfondimento. Buona giornata.

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  2. Francesco Maria Ballero28 agosto 2016 17:48

    Bellissimo il tuo blog, l'ho inserito tra i preferiti (ho preferito così piuttosto che iscrivermi alla newsletter, perché ho una casella di posta troppo intasata).

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    1. Grazie di cuore per il gentile e gradito apprezzamento. Buona giornata.

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  3. Rosario Grillo29 agosto 2016 10:17

    Un sentito grazie per l'opera di presentazione e di coreografia dall'amico Rosario.

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    1. Caro Rosario, siamo noi che ti ringraziamo sforzandoci ogni volta di fare in modo che ogni tuo intervento sia un sinolo convincente di materia e forma o meglio ancora di essere ed essenza (una volta mi consideravo un discreto conoscitore della Scolastica!)

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