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venerdì 30 giugno 2017

Il profumo del pane.

Il ciclo del pane raccontato sul filo della memoria autobiografica, nell'intreccio con la ricca simbologia storica, sociale, culturale e religiosa.
🖋Post i Rosario Grillo 
🎨Immagini dei dipinti del pittore francese Henri-Horace Roland Delaporte (1724 circa- 1793) 
📹Il video, sul ciclo del pane, rappresenta le opere dell'artista italiano Giovanni Becchina (Gianbecchina), vissuto tra il 1909 - 2001.

Henri-Horace Roland Delaporte, 
Natura morta con frutta e pane, particolare
Mio padre era un panettiere e la mia infanzia porta il profumo del pane.
Lontani ricordi sentono una sveglia che suona in piena notte e rumori al piano di sotto, dov'era il forno e dove si affaccendavano mio padre con mia sorella Maria e mio fratello Cesare.
Al mattino, verso le sette, il pane era già pronto per andare nella bottega di mia mamma e in altre botteghe del paese.
Un lavorio tutto attorno: la preparazione del lievito madre  e nei primi anni addirittura la carica alla fonte di una necessaria cisterna d’acqua, che si riportava a casa, rotolando.
Il prelievo in falegnameria della legna  necessaria per scaldare il forno, poi, con la meccanizzazione, l'alternarsi di giorni  favorevoli e  altri no alla buona combustione, alla liberazione dei fumi attraverso la ciminiera. La dotazione, nel tempo, dei primi macchinari che dovevano alleviare la fatica fisica dell'impasto e della preparazione delle forme.
Il profumo, al mattino fino alle nove circa, si aggirava per la casa e per la via.
Henri-Horace Roland Delaporte, 
Natura morta con frutta e pane
Poi, all’ora di pranzo, era piacevole assistere alla disputa tra mio padre e mia madre sulla scelta del pane: mia madre ostinatamente preferiva il pane fatto in casa, alla vecchia maniera, direttamente dalla farina appena macinata, con il semplice impasto delle mani, cotto in una certa quantità per conservarsi anche più di una settimana. Pane di grano duro!
Lei, figlia di un mugnaio, nata in quell'incantevole mulino ad acqua, a Politi: luogo di fatiche sì, ma anche di lavoro comune ben distribuito, luogo dalla natura incontaminata, bagnato da un ruscello dove si andava in cerca di gamberi.
Vado con il ricordo, provocato dalla lettura del libro di Pedrag Matvejevic, Pane nostro (ed. Garzanti)
Il libro  percorre tempi e luoghi della presenza del “cibo fondamentale”, dandoci informazione sulla presenza dei cereali su tutta la mappa terrestre, al seguito del cammino dell'uomo.
Informazioni sui cicli: presenza – scomparsa - ricomparsa, sui tipi di cereali,  sulla diffusione dalla terra fertile dell'Eufrate, grembo di civiltà, all’Egitto, all’oriente.
Henri-Horace Roland Delaporte, 
Natura morta con caraffa d'orzo
Informazioni sul mondo degli Egizi, dove il pane era cotto in diverse maniere e in diversi formati, rappresentati con differenti diciture. Presso gli Egizi era tale l'importanza da farlo rientrare nelle cerimonie dei sacrifici agli dei, da permettere il suo ritrovamento dentro la sepoltura, significativo accompagnamento e corredo del defunto.
Informazioni sulla pratica del simposio, dai Greci ai Romani, dove il consumo accanto a  quello dei vini, era pratica comune, scaturendo dal culto di Demetra, divinità del grano, che assunse ruolo centrale in uno spazio grandissimo dalla Magna Grecia, all'Ellade alla Colchide (luoghi granai celebri).
Né si può trascurare il legame tra i culti di Eleusi, al cui centro era il pane, e l'eucarestia di Cristo.
Il pane, che, nota Erri De Luca, sta nel desco dei potenti e dei poveri, manifestando vocazione all'uguaglianza ed alla comunione dei beni, recalcitrante verso tutte le operazioni di privatizzazione dei semi, alla stessa maniera con cui si resiste alla privatizzazione dell’acqua.
Il pane che vede significativamente il concorso dei quattro elementi della natura!

“Aria, acqua, fuoco, terra: gli elementi primi della fabbrica, secondo i greci antichi, concorrono alla formula del pane. La terra accoglie il seme e le radici del grano, l’acqua nutre la pianta in primavera, l’aria calda lo matura in spiga e il fuoco nel forno ne trasforma la farina. Il pane, oltre che opera delle maestranze dell'umanità, impasto di grandiose forze di natura, ognuna catastrofica di  suo, per potenza distruttiva. Il pane è il loro trattato di pace, la riuscita alleanza fra energie di natura e braccia umane” (Erri De Luca, Postfazione a Pane nostro).

Questo post è stato elaborato a partire dalle suggestioni dell'articolo cui rimanda questo link.

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3 commenti:

  1. Sono le 7 del mattino e non ho il profumo del pane qui attorno a me. In compenso ho la fortuna della Vs. Amicizia. E mi avete regalato la confezione ricca e partecipata di questo post.... Grazie con un grosso abbraccio ����������������

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  2. Grazie , Rosario: quanti ricordi affiorano in tutti, anziani e meno anziani, legati alla propria infanzia, ad un mondo che, appena affacciati, era pieno di meravigliose incognite, di sole e di pioggia (per me anche di tanta neve) di sentimenti ed affetti rassicuranti, di colori e profumi, di cui la fragranza del pane appena sfornato e con gustosa ingordigia addentato è la testimonianza più vitale. Da noi nel Monferrato vigeva il detto PAN E NUS, MANGE' DA SPUS (PANE E NOCI, MANGIARE DA SPOSI), quasi un contrassegno di classe rispetto al detto malizioso di altri “ nus e pan mangè da can” (noci e pane mangiare da cane) e al primo continuo ad essere fedele. E il pane preparato nel mio paesino natale monferrino dalla nonna materna, la “grissia” e la “tirà” e la fetta di pane spalmato di un poco (poco!) di burro e di zucchero, merenda impareggiabile.... Pane nostro, pane di tutti. Posso capire che cosa potesse significare per gli apostoli e possa significare per noi cristiani la forza – consustanziale o transustanziale, lasciamo ad altri il dibattito – dell'Eucaristia del pane e del vino, nutrimento che accompagna e ravviva la nostra fede, speranza ed agape.

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  3. E pensiamo pure che "pane e noci", gustosissimo, è anche salutare.
    Grazie Gian Maria, "fratello in spirito"! 🙏

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