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giovedì 6 marzo 2014

Cittadinanza europea e questioni identitarie. Post di Elena Bruno.




POST DI ELENA BRUNO.

GRAZIE A ELENA BRUNO PER LA COMPETENZA E LA LUCIDITA' CON CUI HA COMUNICATO E CONDIVISO UN TEMA DI GRANDE RILEVANZA CULTURALE E POLITICA. 



Tutti quanti sappiamo di essere cittadini italiani, è un dato di fatto. L’essere cittadini italiani deriva da un vincolo di “appartenenza” allo Stato italiano, che nel nostro Paese si acquisisce tramite lo ius sanguinis ed è formalmente sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione.

Apparteniamo allo stato italiano per motivi di sangue
(Madre e figlio)
Alla cittadinanza italiana si è accostata quella europea istituita nel 1992, possiamo dire a tutti gli effetti di avere una doppia cittadinanza. Oramai nei passaporti la scritta Unione Europea (UE) precede Repubblica Italiana, sempre più il curriculum vitae richiesto è l’Europass, in tasca abbiamo l’euro e se ci dobbiamo spostare da uno stato membro all’altro non dobbiamo fare code alla dogana perché godiamo della libertà di circolazione.
Questi sono solo alcuni degli elementi che derivano dalla cittadinanza europea; tuttavia si tratta di una forma di cittadinanza anomala, disgiunta da una qualsiasi idea tradizionale di Stato.
... alla cittadinanza italiana si è unita 
la cittadinanza europea ... 
(Coppia)
L’UE di oggi è infatti un’istituzione sovrannazionale sviluppatasi a partire dal secondo dopoguerra per la volontà di sei Paesi fondatori (Francia, Italia, Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo). Gli imperi del passato fondavano le loro origini su miti di gloriose vittorie su campi di battaglia, invece l’UE rappresenta una novità: si tratta della prima istituzione politica della storia a nascere dalle ceneri di una sconfitta. Essa nasce infatti con l’intento di garantire che gli eventi nefasti del passato non possano più ripetersi e gli obiettivi dei Padri fondatori dell’Europa sono chiari ancora oggi: garantire la pace dei popoli europei e cercare di consolidare le giovani democrazie ancora fragili.
... un matrimonio fondato 
sugli alti valori della pace ...
(Danza)
Nel 2012 l’Unione europea è stata insignita del premio Nobel per la pace proprio perché “Per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa”. Secondo il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, il premio riconosce che l’UE è “La più importante istituzione per la pace mai creata. I cittadini di tutti i paesi dell’Unione dovrebbero essere orgogliosi di essere europei”.
... ma che attraversa momenti difficili ...
(Uomo che legge al parco).
Tuttavia non è così scontato considerarsi europei, o meglio lo si può essere a livello istituzionale, infatti godono della cittadinanza europea i cittadini degli stati membri, ma “l’esser orgogliosi” implica riconoscersi in una sorta di identità europea condivisa o meglio possedere un certo sentimento di appartenenza.
... non basta, infatti, essere insieme in un luogo, 
ad esempio ad uno spettacolo ... 
(L'equilibrista)
Come ogni sentimento che si rispetti esso deve essere innanzitutto seminato e coltivato; a mio avviso il primo di questi semi è stato gettato con la carta dei diritti europei (Nizza, 2000), di cui alcune frasi recitano:
“I popoli europei nel creare tra loro un’unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni […] Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; l’Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia”.

... per sentirsi parte di una stessa identità, 
di un'unica casa ...
(Rococò)
Molti Paesi, non ancora membri dell’UE, guardano a essa come punto verso cui tendere. Gli scontri ucraini di questo ultimo periodo raccontano un Paese diviso tra Europa e Russia lasciando intuire che non si tratti meramente di una questione economica: perché mai parte della popolazione ucraina guarda all’Europa nonostante il momento di profonda crisi economica? Forse i manifestanti ucraini non si rivolgono tanto all’Europa economica quanto a quei valori così ben espressi nel preambolo della carta dei diritti europei; si rivolgono a quell’Europa che mette al centro la persona tutelandone i diritti e, anche se si deve fare ancora molta strada per realizzare a pieno ciò che è espresso nel preambolo, è innegabile che tali valori siano d’ispirazione per chi non vive in Paesi pienamente democratici.
... eppure al modello della civiltà europea 
che mette al centro la persona 
guardano popoli sofferenti ...
(Pierrot)
Questi valori dovrebbero essere difesi e soprattutto diffusi dai cittadini europei, tuttavia il grave periodo di crisi economica porta sempre più scetticismo nei confronti dell’Europa. I partiti nazionalisti aumentano i loro consensi vedendo nell’Europa e nell’euro la causa di molti mali e sostengono che la soluzione sia allontanarsi dall’Unione europea. Secondo questo punto di vista, il distaccarsi dall’Europa consentirebbe di riappropriarsi della propria sovranità e identità nazionale che permetterebbero di trovare soluzioni nazionali a problemi che molto spesso sono di livello internazionale. La verità è che non siamo ancora del tutto pronti ad accogliere e fare nostra l’identità europea che dovrebbe derivare dalla cittadinanza; del resto manca un’educazione civica europea che permetta quanto meno di comprendere e approfondire queste tematiche.
... la verità è che siamo confusi ... 
non ancora pronti ...
(La tempesta)
In effetti, siamo abituati a considerare l’identità nella sua accezione più classica ed è esattamente quella che considerava Aristotele: A=A ossia qualcosa che coincide con se stesso, comunemente diciamo qualcosa di uguale. Seguendo logicamente il principio di identità di Aristotele, l’identità si costruisce, come sostiene l’antropologo Remotti, a discapito dell’alterità cioè sacrificando tutto ciò che è diverso. Se ci spingiamo indietro nel tempo, l’idea che si è sviluppata per secoli all’interno del continente europeo, almeno per quanto riguarda la parte occidentale, è che la cultura europea fosse superiore a tutte le altre. Un concetto che identificava gli europei in antitesi con i non europei, e per secoli l’idea di identità europea è stata portata come vessillo di civiltà, portatrice di sviluppo a tutte le altre popolazioni non europee. Ciò che avviene oggi nell’UE è totalmente diverso ed è evidente anche dal suo motto che proclama “uniti nella diversità”; queste tre parole sintetizzano il percorso travagliato verso la costruzione dell’Unione Europea che è nata dall’incontro di culture anche distanti fra loro.
... ad unire le diversità, 
le molteplicità  ...
(Kairouan, città santa dell'Islam)
In questo senso, l’unico modo per evitare scontri identitari, causati spesso da feroci nazionalismi, è accettare che le identità sono plurali e che noi possediamo molteplici identità. Dobbiamo sforzarci di pensare all’identità come qualcosa che non viene fissato una volta per tutte ma come qualcosa che si contamina e si modifica a seconda delle diverse situazioni che viviamo. L’identità europea si costituisce proprio attraverso questa molteplicità, infatti prima di sentirci europei ci sentiamo italiani piuttosto che tedeschi o polacchi. L’Europa che si sta tentando di costruire assomiglia a una grande coperta realizzata con il patchwork, ogni pezza rappresenta un Paese membro e ogni pezza ha le sue peculiarità, ma ciò non significa che esse non possano essere integrate tutte insieme per dar vita a una splendida coperta.
... per ora siamo l'Europa del mercato ...
(Mercato di Algeri)
Le particolarità e i paradossi dell’Unione Europea sono evidenti e solo il tempo potrà dirci quali saranno i risultati. Per ora il nodo centrale rimane l’economia e una feroce crisi economica che sta facendo barcollare molte economie nazionali. Forse l’Europa sarebbe stata più unita e  forte davanti alla crisi se oltre a una politica monetaria comune ne avesse anche una fiscale? Questo però vorrebbe dire sempre meno sovranità agli Stati nazionali che per loro natura non sono ben disposi a cedere. A fronte dello scetticismo che cerca di imporsi, i progetti di integrazione politica sembrano fuori luogo e sempre più lontano e utopico appare il sogno degli Stati Uniti d’Europa di Altiero Spinelli; per ora di quel sogno ci rimangono un Parlamento, una Carta costituzionale e dei cittadini europei sempre più euroscettici.
... e il sogno di una casa comune 
è ancora da realizzare ...
(Cortile di villa a Saint Germain)



Tutte le immagini riproducono opere di August Macke, pittore tedesco, morto nel primo conflitto mondiale.


INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE CON COMMENTI E OSSERVAZIONI.

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10 commenti:

  1. Get.le Sig. Elena, cinque flash dopo l’attenta lettura del suo post. 1. Pagine di una giovane che crede in quel che scrive, ardente di giovinezza e capace di critico pensiero, ovvero di andare ben oltre la superficie, in profondo. Un inizio ottimale di collaborazione degli ex del Liceo. 2. Mi fa pensare non poco la citazione di Herman Van Rompuy: spero faccia pensare tutti i lettori. 3. Siamo di fatto e di diritto italiani europei, ma altro – ha ragione – è esserne “orgogliosi”. La cecità non disinteressata né innocente dei partiti nazionalisti si vince con la cultura e l’educazione. Che cosa sta facendo e deve fare la scuola oltre le scadenze rituali? 4. Identità delle diversità: E. Morin dichiarava che "L’Europa è una nozione vaga, che nasce dal caos; i suoi confini sono incerti, a geometria variabile, suscettibile di slittamenti, rotture, metamorfosi. Si tratta dunque di interrogare l’idea di Europa proprio in ciò che essa ha di incerto, di mosso, di contraddittorio, per tentare di estrarne la complessa identità” e su questa costruire l'unità politica. Solo il pluralismo e l’interculturalismo possono assicurare una società pacificata, aperta a variegate appartenenze multiple. 5. Oggi la sovranità nazionale è di fatto assai limitata dall’interdipendenza, globalizzazione, lobbies internazionali… Un’Europa economicamente, politicamente, culturalmente unita è una bella prospettiva, ancorché per ora utopica. Grazie, dottoressa Elena.

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  2. Rossana Rolando7 marzo 2014 07:40

    Ieri il post di Elena ha avuto un grande successo in termini di visualizzazioni. Molti, infatti, sono stati i lettori. Sarebbe bello che oggi qualcuno intervenisse, anche solo per esprimere il “mi piace” alla facebook. Credo che sarebbe importante per Elena che ha elaborato questo percorso senza dubbio di grande valore e in ogni caso penso che potrebbe dare coraggio ad altri giovani o comunque ad altre persone che eventualmente vogliano provare a cimentarsi personalmente nella scrittura di un post. Da parte mia un rinnovato grazie e un saluto affettuoso a Elena.

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  3. Innanzitutto volevo fare i miei complimenti all'autrice di questo post. L'argomento trattato non è certamente facile e non si potrà mai esaurire in poche parole. Tuttavia lei è riuscita a far emergere un profilo che purtroppo la maggior parte dei cittadini ha da tempo dimenticato. L'animo e le finalità che hanno alitato tutti i progetti di cooperazione europea, già dalla CECA, rispecchiavano senza dubbio una forte volontà di cambiare le cose, di dare vita ad una sensibilità unica. Sono molti i documenti prodotti dall'unione europea, in collaborazione con altre realtà anche extraeuropee, ad aver umanizzato e reso decisamente più civile il mondo in cui viviamo. Tuttavia non possiamo dimenticare quello che i padri fondatori avevano in mente per l'unione europea e che anche l'autrice del post ricorda. Un'unione globale sotto il segno della pace che garantisse stabilità in ogni campo. Con il fallimento della CED, primo vero passo a tale progetto, L'unione si è trovata di fronte alla sovranità degli stati, indisposti ad un loro così invasivo depauperamento. Oramai il progetto di uno stato federale, vero risolutore di ogni problema odierno, è diventato irrealizzabile e così ci si è proiettati verso altri interventi, primo fra tutti quello monetario. Credo che il malcontento generatosi in questi ultimi anni e che si è scagliato ferocemente addosso a questa istituzione, sia più che comprensibile. L'unione monetaria doveva essere seguita da un'unione economica, fare cardine ad un sistema centrale che in realtà non è mai esistito (per colpa degli stati che non lo hanno concesso). Scoperta l'enorme lacuna, il passo successivo è stato ancora più tremendo, con l'immissione di indici e parametri economici che gli stati erano obbligati a rispettare e che imponevano alle economie più deboli di seguire con enormi sacrifici quelle più forti. La diversità non dovrebbe essere condannata, ma aiutata,supportata. Penso che il paese più intelligente in tutta questa situazione, sia stato il regno unito (assieme anche ad altri paesi che hanno seguito tale strada) poiché non entrando nell'euro, ha mantenuto la sua moneta (già molto forte prima dell'entrata dell'euro). Tutt'ora l'Inghilterra, grazie a questa scelta, è quasi del tutto estranea alla realtà, fatta di imposizioni e tremendi sacrifici che invece è ormai consuetudine per noi. Qual'è la soluzione quindi? Uscire dall'euro o ancor peggio, dall'unione europea sarebbe completamente sbagliato. Oramai questa dimensione ci appartiene e uscire dall'unione europea peggiorerebbe solo le cose. Credo che l'idea di uno stato federale, così come negli stati uniti d'America, comportrebbe una vera e propria rinascita dell'Europa, la fine di ogni problema economico. Purtroppo il potere è una droga troppo difficile da dimenticare, gli stati non accetteranno mai una realtà del genere. Uno stato federale in Europa è un po come una bella casa di villeggiatura sulla luna. Quindi qual'è la soluzione? Sinceramente non lo so. Forse sarebbe opportuno un po più di senso civico di amore per la propria patria e per il prossimo. Evitare di concedere aiuti economici a paesi in crisi con tassi di interesse che nemmeno uno strozzino avrebbe il coraggio di proporre, sarebbe già un passo avanti.

    Nicola Hatzigeorgiu

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  4. Matteo Rolando9 marzo 2014 12:35

    Complimenti Elena, un post molto interessante, come sempre ci sono un sacco di cose nuove da imparare!! Comunque, ciò che vorrei dire è che, come sostiene Nicola nel commento sopra, i nazionalismi sono scaturiti, probabilmente, da questa unione che dalla popolazione è sentita esclusivamente come monetaria. Ciò è aggravato, a mio parere, da giornalisti e politici, che, in genere, giocano allo "scarica barile", pratica molto utilizzata nel Bel Paese. Infatti la colpa della crisi italiana è della Germania, o dell'Europa, non nostra che siamo strozzati da debiti creati da corruzione e clientelismi che poi, ahimè, devono essere pagati da noi cittadini. Personalmente negli Stati Uniti d'Europa vedo un punto di arrivo, sperando che, un giorno, i paesi nordici, burocraticamente migliori di noi, ci aiutino a crescere (non di certo come l'Italia fa a spese del mezzoggiorno).

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    Risposte
    1. Concordo pienamente!

      Nicola Hatzigeorgiu

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  5. Che dire.. Che aggiungere?!?! Poco e nulla di fronte ad un post come questo, non perché non ci siano altri argomenti da trattare o altri da approfondire, anzi. Sono orgoglioso di avere una sorella, e ancor più fiero che la pensi come me (vorrei azzardare nel modo "giusto", ma sono innanzitutto democratico e non voglio assolutamente passare per quello saccente).
    Facciamo due passi indietro, il nocciolo che ho scorto è il seguente: Crisi d'identità dell’UE?
    Credo che si possa esprimere in questo modo, stiamo assistendo ad una crisi d'identità dell'UE. Ora sorgono, quasi spontanee, un paio di domande: "Come si fa, solitamente, a superare una crisi? Quali misure economiche-sociali-politiche in questione adottare?!
    Io potrei rispondere: Solo, e solamente in un modo:
    RESTANDO UNITI!
    Sì, solo uniti si possono prendere le scelte migliori! Purtroppo non ho le capacità di scrivere in modo grammaticalmente corretto, ma cercherò di essere più esaustivo possibile, trattando il discorso sotto una visione economica, quale il mio campo d'azione.
    E' fantastica la storia, mi ha sempre affascinato, perché ci permette di comprendere pienamente chi siamo e come potremmo evolvere nel tempo. Dovremmo ricordarci che solo, e solamente per un paio di decenni assistiamo ad una pace lunga e duratura all'interno dell'Europa. Noi ora la diamo per scontata, ma per lunghi millenni non è stato affatto così!
    Tanti Stati differenti capirono nella metà XX° Sec. di porre fine all'instabilità politica e territoriale, col fine ultimo di terminare vecchi asti e rancori, direi tutt'altro che banale! Ovviamente dietro ci furono anche motivazioni economiche, l'importanza di crescere, senza scontentare nessuno (basti pensare le motivazioni che portarono l'avvento delle dittature dal 1° dopoguerra).
    Purtroppo l'essere umano è portato a muoversi, innovarsi, riadattarsi solo dopo delle crisi, solamente ex-post e non anticipatamente. Come l'ultima crisi, che negli albori del 2007 iniziò a manifestarsi, e nessuno, ripeto nessuno fece qualcosa per arginare ciò! Emblematico il fatto che la banca d'investimento, una delle più grandi del mondo, la Lehman Brothers avesse la Tripla A come indice di rating (standard & Poor's) il giorno prima di fallire!

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  6. Il resto è storia, ormai lo sappiamo tutti cosa successe, prima in U.S.A. e poi in EU e resto del mondo (Ricordiamolo: in Italia non si adottarono misure contro la crisi, col fine che, anche specularmente, il nostro ex-capo del Governo: B. si dovette dimettere perché i Mercati non lo vollero più).
    Vi starete chiedendo il perché io abbia voluto ripercorrere questo aneddoto. Badate bene non è fuori luogo, altresì ho voluto far capire la stretta relazione che c’è tra cambiamento e crisi. Anche in azienda si studia questo, cioè come diventare e rimanere leader di mercato nel lungo periodo,(analizzando l’andamento del mercato, concorrenti ecc.).
    Ricorderete la crisi che è scoppiata in EU, e poi sui debiti sovrani, e l'attacco inziale alla Grecia. Qui l'Europa che ha fatto? Ebbene NULLA! Inizialmente molti paesi, egoisticamente, pensarono che la Grecia dovesse farcela da sola, che dovesse fare bene i "compiti a casa". Sbagliato come pensiero? Economicamente Sì, ma Moralmente "forse" No!
    Analizzando attentamente, se l'EU avesse garantito fin da subito il debito sovrano della Grecia, quindi proteggendo l'EU "Meridionale" stessa, spegnendo l'incendio fin dalla sua scintilla, posso affermare che sicuramente non ci sarebbero stati. Invece, ahimè sono prevalsi i sentimenti nazionalisti e per un periodo si lasciò che la Grecia crollasse su se stessa, senza rendersi conto che affondando avrebbe portare all'autodistruzione dell' €. Intervenendo dopo, e che quindi la Grecia dovette ripudiare il debito pubblico (circa il 75% del valore dei titoli di stato), l'EU dovette spendere molti più soldi che nel caso contrario, cioè ex-ante.
    Diamo la colpa alla Merkel, alla Germania, perchè sono egoisti con noi, è vero? Partiamo da un esempio base che il mio prof. di economia mi spiegò e direi che può calzare a pennello: Ci sono 2 studenti che sostengono un esame, e abbiamo uno che prende come risultato 30, avendo rinunciato alla movida, e aver studiato per 7-8h al giorno per 20 gg; e l'altro che, studiando solo un pomeriggio prende 18. Perchè mai quello che ha preso 30, deve abbassare il suo voto fino a 24 per dar parte del suo risultato all'altro che ha pensato a divertirsi e a comportarsi esattamente come una Cicala?

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  7. Questa è l'Europa: I.Nordica (lavoratrice, onesta, che fa bene i "compiti a casa") e II.Meridionale, Cicala (sprecona, corrotta, nullafacente). Detta così è brutta, non generalizziamo, non facciamo del populismo! Però la concezione che hanno i "Nordici" su di noi è questa! L'italiano è vesto bene per poche cose, di certo non per l'ambito lavorativo.. Perché?! Innanzitutto diciamolo, che la classe politica che ci rappresenta non è quella che dovrebbe avere un Paese, e poi come ovviamente stiamo scendendo a livello di cultura (non si sta puntando sull'istruzione, molti giovani sono demoralizzati nello studio, perchè non ne vedono un riscontro lavorativo!).
    In tutto questo, va aggiunto che il debito pubblico ci sta schiacciando, anzi a mala pena riusciamo a pagare solo gli interessi maturati dal debito, e non il debito stesso!!
    Come nel passato (Crisi del '29), per far ripartire la crescita di un Paese in recessione, è iniezione di spesa pubblica (settore edilizio come strumento anticiclico), ma ahimè non possiamo permettercelo di aumentare ulteriormente la spesa per via del debito, anche per via del trattato di Maastricht (Rapporto Deb./Pil < 3%).
    Soluzione?! Alternative?!
    1.Iniezione di Liquidità più forte, soluzione si breve periodo (max 4 anni, poi c'è l'adeguamento del tasso di interesse), in fondo il tasso d' inflazione è molto basso, 1.9%, se non erro; Ma?! La Germania ha paura dell'inflazione (Rep. di Weimar).
    2.Uscire dall'€, con il conseguimento del fallimento Eurozona per tutti (l'uscita dell'Italia comprometterebbe l'€ stesso). Molti economisti (miopi) vorrebbero proprio questo, conseguirebbe che:
    2a. Debito Pubblico si dovrebbe ripudiare totalmente, perchè il tasso di cambio della Lira sarebbe molto svantaggioso per noi! Quindi: Nessuno ci presterebbe più soldi per la P.A., quindi il settore pubblico (sanità, istruzione e il Welfare State stesso) crollerebbe. Non abbiamo risorse naturali per cavarcela noi stessi (Petrolio, gas, energia ecc);
    2b. Gli Import: a causa del tasso di cambio svantaggioso, ci costerebbe 3 volte di più (Energia fondamentale!), e ovviamente tutto il resto;
    2c.L'Export: ne gioverebbe: grazie al basso tasso di cambio, il nostro Export avrebbe un aumento notevole, perchè gli altri paesi potrebbero comprare da noi a prezzi molto più bassi, che ora con l'€. Quindi per esempio un paio di scarpe invece di comprarle a 150$ dall'€, con la lira ne basterebbero 70-80€.
    Quindi attuare il gioco di svalutare la Lira (si fece soprattutto negli anni '80-'90 per rendere ancora Competitivo il nostro Paese, ovviamente il Debito Pubblico ne risentì!). Fino a che punto si può adottare questo gioco? Fino a che l'Export ecceda l'Import e che quindi, la Bilancia Commerciale sia in Avanzo. Quello che sta attuando da anni la Cina, cioè non ha rivalutato il tasso di cambio, per rimanere Competitiva sul Mercato Internazionale.
    Questo gioco ci permetteva di essere competitivi, ma lo si potrà ancora fare?
    Sicuramente, la Germania è avvantaggiata a rimanere nell’€, perchè il Marco è più forte dell'€, e che quindi sarebbe svantaggiata ad Esportare. E ora più che mai, visto che la sua Economia si basa sull'Export!
    3.Rafforzare L'EU, cedendo la sovranità per creare un'Unione di Stati Federati come in U.S:A, e Creare uno Stato economicamente e politicamente mai visto prima dall'Uomo! Ovviamente, Paesi ricchi (nordici) non vogliono accollarsi tali debiti dai Paesi Cicale, quali il nostro.
    Un ringraziamento a Mario Draghi, per il suo intervento, che in piena Crisi, si mise in mezzo tra EU e Mercati, garantendo personalmente come direttore della BCE, i fondi sovrani dei singoli paesi.
    Il punto di arrivo sarà in un'Unione Politica ed Economica dell'Europa, sotto il vessillo di un unico Stato: Stati Uniti D'Europa, solamente così si potrà mantenere l'€, e solamente così mantenere la pace tra i popoli, integrandoli maggiormente, trasmettendo i valori costitutivi dell’UE.

    M. Bruno

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    1. Matteo Rolando11 marzo 2014 17:43

      Particolarmente interessante la spiegazione del "gioco" della svalutazione della lira!! :D

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  8. Il fatto che stiamo qui a discutere di economia europea la dice lunga: l'Unione europea si presenta ai suoi cittadini come una grande macchina economica e niente di più. A mio avviso noi cittadini possiamo fare poco se viene a mancare una volontà politica da parte dei Paesi membri verso un'integrazione politica sempre maggiore.
    Nicola concordo a pieno con Lei quando parla di amore per il prossimo e di senso civico, anzi credo che uno dei nodi principali sia proprio questo: il deficit enorme di solidarietà che presenta l'Europa. Imprestare denaro a tassi elevati non consente di certo una rapida ripresa del Paese e di conseguenza dell'UE che di fatto corre a due velocità, i paesi del nord e quelli del sud. Inoltre mi chiedo che senso possa avere cercare di risolvere crisi di portata globale fornendo dei prestiti agli Stati quando si potrebbe aprire la strada verso una cooperazione reale supportata da una visione politica condivisa che porti a uno sviluppo e a una crescita globale dell'Unione Europea. Oggi l'Europa ha bisogno più che mai di un'anima solidale come condizione necessaria per affrontare i problemi di tutti rinunciando agli egoismi nazionali.

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