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lunedì 31 marzo 2014

Si vis pacem, para pacem ...


I colori della pace ...

In questi giorni  i conflitti e le violenze nel mondo (Siria, Turchia, Venezuela...) e soprattutto le vicende dell’Ucraina fanno tremare il cuore e la mente di chi vede in pericolo la pace tra le nazioni, sempre minacciata da nuovi contrasti.
Perché non riflettere pochi minuti? Perché tanto odio? Che cosa ognuno di noi può fare?


... come i petali di un fiore ...

Una prima riflessione è tratta da un’omelia del card. Martini del 2003, che ci invita a guardare al dolore dell’altro come premessa di un processo politico di pace. 
(Il testo, molto più ampio, si può leggere in questo blog nella”pagina” dedicata  al card. Martini).

... come un albero che compone 
tutti i popoli...
La seconda riflessione è una lieve poesia di David Maria Turoldo: contagiamo tutti, ognuno di noi, nelle nostre relazioni quotidiane, con un sorriso di pace. 

... nel simbolo della pace...

1.
Per superare l’idolo dell’odio e della violenza è molto importante imparare a guardare al dolore dell’altro. La memoria delle sofferenze accumulate in tanti anni alimenta l’odio quando essa è memoria soltanto di se stessi, quando è riferita esclusivamente al sé, al proprio gruppo, alla propria giusta causa. Se ciascun popolo guarderà solo al proprio dolore, allora prevarrà sempre la ragione del risentimento, della rappresaglia, della vendetta. Ma se la memoria del dolore sarà anche memoria della sofferenza dell’altro, dell’estraneo e persino del nemico, allora essa può rappresentare l’inizio di un processo di comprensione. Dare voce al dolore altrui è premessa di ogni futura politica di pace. […] Il superamento della schiavitù dell’idolo consiste nel mettere l’altro al centro […]”. 
    (Carlo Maria Martini, “Ogni popolo guardi il dolore dell’altro e la pace sarà vicina”: estratto dall’articolo apparso sul Corriere della sera il 27.08.2003)

Assisi, la città della pace.

2.
Lo dirò con un sorriso

Andrò in giro per le strade sorridendo,
finché gli altri diranno: - è pazzo!
E mi fermerò soprattutto
coi bambini a giocare in periferia,
poi lascerò un fiore ad ogni finestra
e saluterò chiunque incontrerò per via,
stringendogli la mano.
E poi suonerò con le mie mani
le campane della torre a più riprese
finché sarò esausto,
e dirò a tutti: PACE!
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso,
ma tutti capiranno.

DAVID MARIA TUROLDO


La colomba della pace di Picasso.


La colomba della pace di Magritte.

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