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sabato 8 marzo 2014

A tutte le donne non ancora libere ...

A tutte le donne perseguitate,
violentate,
discriminate,
non ancora libere ...

... la farfalla, simbolo di rinascita 
e di libertà...  
(M. J. Heade, Farfalla blu)

... a tutte le donne ... 
(Odilon Redon, Farfalle)

... che ancora non sono libere ... 
(W. von Kaulbach, Farfalle)

Non sapevo nulla di Bronislawa Wajs, detta  Papusza (1910? – 1987) fino a qualche tempo fa.  Poi, tramite facebook,  la scoperta grazie ad un’amica  della  Comunità di  S. Egidio.
Papusza era una gran bella donna e per questo la chiamavano “Bambola”, Papusza appunto. Sconosciuta ed incompresa, è oggi considerata da molti la più grande poetessa zingara polacca, anzi “rom”, come spesso la chiamavano:  e ne rideva, essendone  fiera.  Ha vissuto e patito ogni forma di persecuzione razzista: quella nazista, quella stalinista e l’incomprensione dei suoi contemporanei, zingari compresi.

Papuzsa era bella come una bambola ... 
(S.G. Anderson, Fata)

Il frammento di poesia che proponiamo – scritta probabilmente nel 1943 - è una supplica rivolta alle stelle con gli occhi di una bambina,  un  grido accorato contro ogni forma cieca di razzismo. 

... con gli occhi di una bambina ... 
(Auguste Allebè, Le farfalle).

... che teme per la vita e la libertà ... 
(Telles Júnior, Cobra e farfalla).

Lacrime di sangue.



“Nel bosco. Niente acqua, né fuoco.

Grande la fame.

Dove avrebbero potuto dormire i bimbi?

Non c’era tenda.

Non avremmo potuto accendere il fuoco la notte.

Di giorno, il fumo avrebbe avvisato i tedeschi.

Come vivere con dei bimbi nel freddo dell’inverno?

Tutti sono scalzi…

Quando decisero di ucciderci

per prima cosa ci costrinsero ai lavori forzati.

Un tedesco venne a trovarci:

Ho cattive notizie per voi.

Vogliono uccidervi stanotte.

Non ditelo a nessuno.

Sono anch’io uno zingaro scuro,

del vostro sangue – dico la verità.

Dio vi aiuti

nella nera foresta.

Dette queste parole

ci abbracciò tutti.

Niente cibo per due tre giorni.

Tutti a dormire affamati.

Non riuscendo a dormire

fissavamo le stelle.

Dio,  come è bella la vita

ma i tedeschi non ce la lasciano vivere

ci uccidono senza pietà.

O piccola stella,

tu sei così grande all’alba

così reale è la tua luce

acceca gli occhi ai tedeschi

mostra loro la strada sbagliata

torci le loro vie.

No, non mostrargli la strada giusta!

Conducili per il sentiero infido,

perché sopravviva il bambino ebreo,

perché possa vivere il bambino zingaro.”



(frammento di “Lacrime di sangue”, dalla raccolta Lesie, ojcze mój [Bosco, padre mio] di Papusza, ed. Nisza, Warszawa 2013).

... dedicato a tutte le donne ... 
(Shibata Zeshin, Farfalla e rosa selvatica)

... che ancora non sono libere ...
(Mezelenc, Una farfalla favolosa)
Per un “lieve” approfondimento della figura di Papuzsa - che comprende anche un segmento del film del 2013 a lei dedicato -  invito a consultare su questo blog la pagina relativa.

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