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sabato 13 dicembre 2014

Le scuole hanno un'anima? Ai docenti, agli studenti, ai genitori ...



La scuola...

Le scuole hanno un’anima?  Dipende: certe sì, certe no. Dipende dall’idea alta che hanno di se stesse, idea che deve essere necessariamente più alta dell’idea che si ha di questa nostra società. Dipende soprattutto dalla prassi educativa conseguente.

... si pone idealmente più in alto 
della società in cui è inserita? ...
Che cosa significa per la scuola avere un’anima? L’altro giorno, riordinando le mie cose, mi è venuta tra le mani una (vecchia?) relazione tenuta al  XXIII° convegno nazionale CIDI da Franco Cassano (sociologo ed oggi parlamentare PD),  a mio avviso di una “inattualità” sorprendente, dalla quale riprendo alcuni spunti di riflessione.

... ha una sua anima o è parola vuota 
che si perde nel vento delle mode e del mercato?...
La scuola ha un’anima se essa tutela i beni collettivi e trasmette idee ideali valori senza passare attraverso il placet del mercato e del conformismo dominante, se è “splendidamente obsoleta ed inattuale”,  se oppone categoricamente la lentezza all’ossessione della società liquida per le vite di corsa, per l’inseguimento veloce senza freni, competitivo (mors tua vita mea!), arrogante e quindi deficiente. Solo il più bieco conformismo può sostenere l’idea che la società sia migliore della scuola, perché “la velocità è una malattia non una cura”, perché “siamo su una macchina che non si può più fermare e ci si ferma solo andando a sbattere”.
L’inattualità della scuola è la sua anima, nel resistere a chi vorrebbe chiuderla in macchina senza freni, nel contrastare l’illusione che il mondo sia solo quello che si vede di corsa.

L'inattualità della scuola 
sta nella sua lentezza ...
La scuola non è per sé ostile alla velocità, la deve usare strumentalmente ma deve nel contempo rammentare e testimoniare  che quando si va lenti il mondo lo si vede meglio, acquista un’impensabile ricchezza, perché  tutti possiamo gettarci nella vita fatta di altri tempi e di altri ritmi: tempi e ritmi della lettura, poesia, meraviglia,  bellezza, com-unione nella gratuità e   solidarietà …

... nella scoperta di uno sguardo 
pensante, poetico, estetico,  ...
Per i Docenti ciò significa cambiare molto: interrogare se stessi se si è ancora capaci di emozionarsi e di spendersi. Per molti docenti non più giovanissimi il pensiero dominante  in questi ultimi anni è quello della pensione, di andar via al più presto: “libido pensionis”, tragicomica malattia per cui  l’insegnante "consegna alla scuola solo più il proprio corpo e come un carcerato conta gli anni che mancano per uscire".

... molto dipende dal docente ...
Si pensa alla pensione e invece bisogna  avere passione, rispondere alle invocazioni dei nostri adolescenti, prendersi cura, allargare la propria vita senza ridurla ad un percorso obbligato.  Non si può cambiare la scuola se non si cambia la propria vita. Nulla si può fare senza l’anima:  “non c’è nessuna astuzia che possa rendere creativo chi è sterile, motivato chi è depresso,  ricco di cultura chi è povero di essa”. Solo il docente che vive il rischio di non arrendersi  possiede qualcosa da dare e può consentire che la generosità e la solidarietà tornino a circolare dentro e fuori dalla scuola, dando il via a nuove storie, a nuove avventure ed avvenimenti.


... dalla capacità di entrare 
in comunicazione...
Tutti sanno – ci rammenta Cassano - come sono nate le “Mille  e una notte”: la storia più bella è quella della principessa Sceherazade che si salva raccontando ogni notte una storia e rinviando così la propria esecuzione: si salva narrando,  così come ogni docente  ogni giorno si salva se sa riscoprire il piacere di raccontare, la passione di insegnare (segnare, significare!), sognando con i propri studenti un mondo che non c’è,  non cedendo al ricatto del  disincanto in nome di questa "pazzia".

... ma molto dipende anche dallo studente... 
in un processo che è sempre circolare...
E gli Studenti? La scoperta della lentezza è la chiave per leggere, decifrare, interpretare, interrogare, essere persone consapevoli. Senza un tempo più lento non esiste nessun genere di lettura: di libri, di se stessi, degli altri, del mondo sociale e naturale. Tutto si risolverebbe in istanti liquidi,  simulacri di  insignificanza e di oblio, senza riflessione, senza creatività, senza sogni e fantasie, senza reciproca ospitalità.
Pensate un po’ a cosa significa leggere un libro! Senza lentezza non si dà lettura, perché sarebbero impossibili “quei passaggi che vengono passeggiando da un pensiero all’altro, da un’emozione all’altra, senza appunti, ritorni, pause e silenzi”. Che cosa sarebbe l’Odissea di Omero (o l’Eneide di Virgilio  o la Divina Commedia di Dante)  se Ulisse (o  Enea e  Dante medesimo) fosse  andato dritto e veloce, subito, a Itaca (o Roma o  in   Paradiso)?

... dalla capacità di immaginare...
di vivere la scuola...
Temo che oggi  la scuola sia rimasta pressoché sola nel  porre un freno alla  frenesia del presente:  porta spalancata  su altri modi ed altre forme della vita, luogo dove si resiste  alla “cultura dello scarto”, al successo come unica forma di legittimazione, al “mondo di premi”, alla seduzione del consumismo e delle tessere fidelity. È solo in questa prospettiva che si può e deve pretendere severità dalla scuola e capacità di selezione, precisando però  che il vero criterio valutativo, unico imperativo categorico,  non può che essere  il rispetto incondizionato di ogni persona e la concreta possibilità offerta a tutti ed a ciascuno di imparare a vivere e alimentarsi di lentezza.

... ma nulla si potrebbe fare 
senza il sostegno dei genitori ...
E i Genitori? Le scuole  hanno un’anima  anche attraverso le loro attese e  domande, attraverso un condiviso progetto (culturale, professionale, spirituale, ideale: l’ethos, l’anima della scuola appunto) a cui docenti, studenti e genitori dedicano spazi e tempi per ragionare e pattuire il cosa e come fare, ognuno per la sua competenza ed il suo ruolo, ma  in accordo,  in un reciproco impegnarsi (come nelle amicizie tra persone diverse e  di età diversa, dove l’amicizia si fa  esigente), uscendo ognuno dal proprio mondo, interrogandosi e  ricreando  soprattutto relazioni.

... senza la convinzione che la scuola 
può cambiare la vita...
Altrimenti, a dispetto di tutte le riforme che si faranno, non c’è scampo. Sola rimarrebbe una scuola senz’anima, come diagnosticava qualche anno fa Giuseppe de Rita: sconfortante e sconfortata, scontornata, fluida, sfuggente, in crisi profonda di disaffezione da parte di tutti,  perché incapace di offrire validi motivi per spendere in essa gli anni più belli della  vita.

... se la scuola ha un'anima...

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2 commenti:

  1. luca rebagliati13 dicembre 2014 20:30

    questa volta non servono commenti: c'è già tutto

    RispondiElimina
  2. Gent. le sig. Luca, Lei è troppo gentile e generoso. Sono ancora tante le cose che non vanno nella scuola, ma altrettante, anzi di più, le persone che vivono il coraggio di abitare una “scuola nomade”, alla ricerca, anche in Albenga, della “scuola promessa”, in sintonia con l’avventura di Abramo, non certo con il modello di Ulisse, che ripercorre e ritorna a sponde ben note e conosciute.

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