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mercoledì 24 dicembre 2014

Figure del Natale. Quinta figura, il presepe ad Aurora-sul-mare.


Dicono che ogni favola abbia una sua “morale”,
esplicita od implicita.
Quella esplicita? Non la conosco.
 Quella implicita? Se c’è, chi legge la ricavi.

Una città ligure, Aurora sul mare ... 
(Marino Di Fazio, Sori)
C’era una piccola lapide in un angolo nascosto della piazza del Municipio, con una semplice scritta “a ricordo imperituro di un evento memorabile, irripetibile, inspiegato ed inspiegabile: la città di Aurora-sul-mare pose, Vigilia di Natale dell’anno xxxx”: la scritta era ormai scolorita, la data purtroppo del tutto illeggibile. La lapide, rimossa, scomparsa. 

... era la vigilia di Natale... 
(Marino Di Fazio, Davanti all'albero)
Mancava poco alle cinque del pomeriggio, vigilia di Natale, ad Aurora-sul-mare, borgo antico, e la gente a frotte si dirigeva verso la piazza del Municipio, luogo del tradizionale appuntamento natalizio con il Sindaco del borgo. Era una bella tradizione, voluta da un Sindaco che amava la sua città, la sua gente e che almeno a Natale auspicava un’immersione corale di umanità, senza clamori, senza vacui protagonismi, senza inutili discorsi roboanti: lui così discreto nelle relazioni sociali, semplicemente ma decisamente interessato ad incontrare volti, a scambiare parole  e gesti non rituali di accoglienza e soprattutto di pazienza verso tutti i cittadini.

... la gente si dirigeva verso la piazza del Municipio ... 
per incontrare il sindaco...
(Marino Di Fazio, Serata in osteria)
E nevicava, da ore nevicava. Incredibile! Sconcertante! Non sulle montagne (il che sarebbe normale) dove invece il sole se la rideva, splendente, ad un tiro di schioppo dal borgo. Era sul mare che nevicava,  sulla spiaggia, sul borgo: folate di fiocchi larghi, fitti, che imbiancavano tetti, strade, marciapiedi, panchine, barche ormeggiate, pini, palme, auto, moto, bici…

... e nevicava... 
da ore nevicava... 
(Marino Di Fazio)
In spregio ad una vecchia vecchissima ordinanza comunale (per la verità il Sindaco già aveva firmato il relativo decreto di annullamento, a sua volta annullato da  un labirintico iter burocratico) che proibiva qualsiasi nevicata e comminava multe salatissime ai trasgressori. Perché, si sa, la neve al mare non favorisce il turismo né la circolazione delle auto né tanto meno la subliminale attrazione di nenie natalizie generosamente diffuse da tutti i centri commerciali, invasi da folle di turisti ed autoctoni, famelicamente ansiosi  di versare l’obolo delle loro tredicesime. E così nel silenzio ovattato imposto dalla neve solo si levava l’assordante urlo dei clacson infuriati per il traffico bloccato, come succede là dove l’evento neve sorprende chi non ha la più pallida idea di cosa siano gli spazzaneve, vuoi  manuali vuoi meccanici.

... la città era immersa 
nel silenzio ovattato della neve ... 
(Marino Di Fazio, La sera di Natale)
Eppure - per dirla fino ad un certo punto con il poeta, perché non di sole ma di neve si trattava - s’avvertiva qualcosa di nuovo anzi d’antico. Aurora-sul-mare d’incanto si era  trasformata in un paese di favole, in cui piccini e grandicelli, giovani ed adulti, un po’ meno gli anziani, confluivano verso la piazza allegri, spensierati, calpestando con gusto  la bianca farina che subito s’incupiva in prosaica e sporca fanghiglia. Chi sdrucciolava per terra, chi -  ragazzi e ragazze naturalmente - già lanciava a destra ed a manca palle di neve, chi rispondeva centrando casuali passanti  mentre i veri bersagli si godevano la scena.

... nel divertimento della neve... 
Aurora era diventata una città delle favole...
(Marino Di Fazio, Giochi di inverno)
Anche una rappresentanza, in veste ufficiale, di docenti ed alunni di v. Monteverdi arrancava sulla neve, in testa come al solito il  prof. Cerrione, zaino in spalla e pala in mano, sorridente, sollecitando lo studente Rizzoglio, la sua vittima preferita, ad accelerare il passo. E il preside anch’egli….  Scusate, ma il preside che c’entra in questa storia? Niente, ma è lui il responsabile di tutto nella scuola, è il preside che ne garantisce l’anima, così come il sindaco è responsabile della sua città  e della sua anima.

... anche una rappresentanza di docenti e alunni 
arrancava sulla neve... 
(Marino Di Fazio, Pellegrini alla Gaiazza)
Torniamo a noi. Fu proprio il ribelle  Rizzoglio  a scoprire in un angolino della piazza uno strano personaggio, stranamente vestito, circondato da strani oggetti: una culla vuota, una cassetta piena di  stracci, tozzi di pane con cui qualcuno si era sfamato, bottigliette semivuote con cui qualcuno si era dissetato, rimasugli di fazzoletti di carta con cui qualcuno si era asciugato le lacrime di  pianto o di riso, un flauto o qualcosa di simile  e tanti fili spezzati, sparpagliati tutt’intorno, che messi insieme magari avrebbero ricostruito un  disegno di cui si erano persi i significati. Non un accattone, perché non chiedeva nulla; neppure un barbone, lindo com’era; sicuramente un meteco (leggi straniero), che non diceva nulla ma che non abbassava lo sguardo, anzi ti guardava dritto negli occhi.
 
... uno straniero era arrivato 
non si sa da dove... 
(Marino Di Fazio, Treni in stazione)
La piazza era un brusio, anzi  un vociare, un frastuono di mille voci, che nell’attesa si intrecciavano e si confondevano allegramente.  Fu ancora Rizzoglio, mentre tutti si affannavano a ritagliarsi uno spazio di respiro soffiando via i fiocchi di neve, a notare l’arcano: lo strano effetto della neve  attorno al meteco, che non era bianca, ma assumeva i colori dell’arcobaleno, come le intermittenti luminarie natalizie.

... la luce si era fatta strana... 
(Marino Di Fazio, Castello di Guiglia)
Il Sindaco intanto era in mezzo alla gente, stringeva mani, accarezzava i bimbi in braccio alle loro mamme - bimbi e mamme di tutti i colori e di tutte le etnie -,  scambiava battute e sorrisi… Ad un tratto si fermò, sorpreso nello scorgere lontano il meteco e con un lieve cenno di assenso del capo riprese la conversazione interrotta.

... tutti furono trasportati 
da una musica ... 
(Marino Di Fazio)
Fu in quel momento che la folla rimase ammaliata dal flauto magico del pifferaio: immota e spaesata, frastornata da quella silenziosa musica che ti rovistava dentro, ti trasportava in mondi diversi e talmente ti coinvolgeva da portarti con sé su altezze mai viste. Strani  pensieri occupavano la mente ed il  cuore della folla. E poi d’un tratto, come era iniziata, la musica cessò.

... in un mondo di sogno... 
(Marino Di Fazio, Festa campestre)
Lo straniero, il  meteco, se mai c’era stato,  era sparito tra le brume dei fiocchi di neve e là nell’angolo alcuni bambini, silenti ed operosi, sistemavano un improvvisato presepio: al centro una culla in attesa del Bambino, una cassetta divenuta capanna allietata da variopinti panni stesi, statuine (Maria, Giuseppe, l’asino ed il bue) di pane raffermo, un pozzo ed un ruscello di plastica dove stagnava l’acqua minerale, fazzoletti di carta che ingenuamente o genialmente imitavano la neve, uno sproporzionato zampognaro con tanto di piffero e tanti pastorelli filiformi ricoperti di stracci, non più sparpagliati ma raccolti intorno alla capanna, secondo un disegno che ognuno liberamente poteva interpretare. 


... in un presepe... 
(Marino Di Fazio, Presepe a Campomorone)
Era come se tutto quell'insieme disordinato di cose, di frammenti, di pezzi,  si fosse d'un tratto ricomposto in un ordine, in un'architettura dotata di un senso e di un significato, insomma in qualcosa di bello.

... un presepe in cui tutto era ricomposto ... 
(Marino Di Fazio, Presepe)
Qualcuno parlò di una sceneggiata orchestrata dal sindaco, ma naturalmente non si poté mai provare nulla, anzi addirittura si cominciò a dubitare dell’evento stesso, ipotizzando una comprensibile ma patologica allucinazione collettiva, come capita  a coloro che sotto la neve favoleggiano di avvistamenti degli ufo. Altri sostennero che la musica non c’entrava per niente: solo una serie di fortuite circostanze, legate sempre al turbinio della neve. Ma tutti furono d’accordo che  trovarsi tutti insieme avvolti nel niveo biancore iridescente aveva in qualche modo ricomposto la diaspora delle loro vite  in un sentire comune,  in una fusione insondabile  di sentimenti ed emozioni che ti cambiavano dentro.

... che cosa era accaduto quel giorno?... 
(Marino Di Fazio, Il sole quando nevica)
Era un po’ come se anche a loro fosse accaduto qualcosa di simile alla ricomposizione di quello strano presepe, era come se i pezzi staccati, contrastanti, opposti della loro città si fossero stranamente ricostituiti in un disegno sensato e armonico.  Non illudiamoci, nessuno era diventato “più buono”, ci voleva  ben altro, ma tutto non era più come prima. La neve, si sa,  al mare fa brutti scherzi, specie nel tempo di Natale, come ad es. udire musiche silenziose, cogliere strane armonie. Forse anche per questo molti sperano - ed io tra i tanti - che Aurora-sul-mare  abbia presto il suo liceo musicale…

... quale strana, stupenda armonia ... 
(Marino Di Fazio, Pattinatori)
C’è una morale? Forse sì, forse no.
Chi lo sa! Ad ognuno di noi trovarla…

Il racconto è una nostra libera invenzione. Le meravigliose immagini - sognanti, visionarie, poetiche - raffigurano opere di Marino Di Fazio (sito internet: www.marinodifazio.it, pagina facebook: Marino Di Fazio pittore naif), artista genovese vivente che ci ha autorizzato a pubblicarle sul nostro blog e che ringraziamo vivamente.

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