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sabato 19 settembre 2015

Un pensiero mattutino con le tre domande kantiane e J. Mankes.

Che cosa possiamo 
conoscere?
(Jan Mankes, Autoritratto)
 Legno storto. Incedere eretti.
(H. Gollwitzer)*
Tre grandi domande.
Da giovane sognatore pensavo  ad un possibile patto di fedeltà tra noi tutti – ognuno con i suoi  impegni, non importa a quali livelli, interpersonali, familiari, professionali, sociali, amministrativi, politici… - e le tre domande kantiane, purché queste ultime si ponessero in versione plurale e non individualistica. “Che cosa insieme possiamo conoscere, che cosa insieme dobbiamo fare, che cosa insieme ci è concesso sperare?”. In sintesi: chi siamo noi? 
Che cosa 
dobbiamo 
fare?
(Jan Mankes, 
Autoritratto)
Che cosa ci è concesso 
sperare? 
(Jan Mankes, 
Vaso di gelsomini)
Oggi non so sinceramente quanti decisori delle piccole e grandi scelte politiche economiche e sociali possano essere d’accordo e soprattutto quanti di loro ogni giorno siano fattivamente impegnati nell’operare perché tutti possano conoscere, orientarsi criticamente su ciò che debbono fare, continuare o ritornare a sperare. Eppure una laica, laicissima, riflessione su questo patto di fedeltà potrebbe essere un cerino acceso nell’oscurità del vuoto di pensiero, di orientamenti, di speranza del nostro tempo sempre più liquido.

Un aggiornamento delle tre domande kantiane.
Ogni giorno, ogni nuovo incontro - amicale, familiare, professionale, sociale, persino virtuale - è un’avventura che contiene in sé incognite, ma anche promesse ed attese che troppo spesso si trasformano in disillusioni.

Siamo come un ramo che ogni giorno 
rischia di cedere...
(Jan Mankes, Ceppo spezzato)
Ci si mette o rimette in gioco, ci si  interroga, si affronta da variegati punti di vista l’impatto con l’altro, con la  realtà sociale e la vita culturale in cui siamo inseriti ed in cui  dobbiamo prendere le nostre decisioni. Ogni giorno ci si inoltra in un terreno caratterizzato  da cambiamenti repentini, da notizie fulminanti di eventi da ogni dove, nuove invenzioni paradossali, nuove incertezze, nuove coazioni, di cui non sempre siamo consapevoli, imposte dalle più svariate fonti contrastanti, in prima fila i soliti media totalizzanti.
Il problema per ognuno di noi, o perlomeno per chi il problema se lo pone, è come rimanere fedeli alle tre domande kantiane, in versione plurale, rese concrete e riportate alle vicende del nostro tempo e del nostro spazio.

Come rimanere fedeli a una prospettiva... 
a quelle tre grandi domande?
(Jan Mankes, Paesaggio con luna)
Oggi mia moglie ed io così le interpreteremmo: che significa vivere oggi nella società globale delle conoscenze? Che sta succedendo e che cosa c’è che non va nel mondo cui apparteniamo? Quali sono i costi umani e sociali  della globalizzazione? Perché i cittadini delle più ricche e dinamiche società mai esistite sembrano così scontenti del presente e così spaventati del futuro? Si può sperare che l’Unione europea trovi un accordo di accoglienza e solidarietà verso i fuggitivi altrove?  Dove risiede oggi la nostra libertà’? Domani ai nostri figli sarà concesso di sperare di vivere liberi tra persone libere?

Saremo capaci di condividere?  
(Jan Mankes, Uccelli e un piatto)
L’esercizio della nostra libertà.
Nessuno ci ha regalato o ci regala la libertà, conquista quotidiana e sofferta di generazioni, mai definitiva e sempre da rinnovare. Perché essere liberi significa:
1. Pensare in autonomia ed esercitare il dovere del dubbio: eppure oggi ci si è conformati in tutto, nei pensieri e nelle azioni, negli interessi e nei gusti, nel comportamento e nel linguaggio, nella vita domestica e in quella pubblica, nei bisogni e nelle aspirazioni…
2. Riconoscere il  “dovere” come autonomo consenso e riconoscimento (“sollen”) e non forzata costrizione (“müssen”) in un mondo che giudica ogni cosa dal successo…
3. Proiettarsi oltre l’istante, anticipando il futuro: tutt’altro che facile nell’attuale disincanto delle vite spogliate…

Sapremo essere liberi?  
(Jan Mankes, Fila di alberi)
La custodia delle parole forti.
Il destino delle parole “forti” (conoscere – dovere – sperare) è inesorabilmente legato al nostro amore per loro: noi le amiamo in base a ciò che davvero siamo ed esse ci pungolano a scegliere le nostre vite.
Non credo affatto che ci si debba rinchiudere in un inerte pessimismo, piuttosto invece - ognuno nell’ambito delle sue piccole o grandi responsabilità -  aprirsi ad  un attivo  “ottimismo tragico” fatto di denuncia ed annuncio, di pensiero ed azione in cammino, tensione corale verso la terra promessa di una società comunitaria.
C’è lavoro  per tutti!

Sapremo lavorare per il futuro?
(Jan Mankes, Prossimi uccelli 
e tronco di betulla)
Jan Mankes è un pittore olandese vissuto tra il 1889 e il 1920 (morto ad appena 31 anni di tubercolosi). La sua figura è quella di un artista solitario, difficilmente etichettabile. Le opere rappresentano prevalentemente persone, elementi paesaggistici e animali, in una doppia polarità che sa esprimere tensione interiore e smarrimento – spesso suggerendo un’interpretazione simbolica, come nel ramo spezzato qui riportato - ma anche armonia e fratellanza con tutte le creature, rivestite di semplicità e innocenza, sospese in un mondo silenzioso di colori generalmente tenui e di pennellate appena percepibili, con esiti d’intensa liricità.

*Il riferimento della citazione posta in limine è al libro di Helmut Gollwitzer, Legno storto. Incedere eretti, Marietti: «Legno storto - questa la definizione che Immanuel Kant dava degli uomini. Incedere eretti – questa l’immagine che Ernest Bloch usa per indicare la destinazione dell’uomo, destinazione che questi non ha ancora raggiunto, ma deve ancora conquistare» (p. 5).

2 commenti:

  1. Ho intanto ammirato i quadri delicati e intensi di Jan Mankes, artista crepuscolare ... Tornerò a leggere con più tempo e con la dovuta attenzione il blog. Buona settimana.

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  2. Grazie. Seguiamo con attenzione e interesse il Suo blog – mari da solcare (bellissimo nome, molto evocativo) – che troviamo delicato nella presentazione e sostanzioso nei contenuti. Buona settimana anche a Lei!

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