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venerdì 2 ottobre 2015

Il "caso Erri De Luca" e la scrittura.

Post a cura di Rossana Rolando.
Il ruolo dello scrittore
(Franz Nölken, 
Max Reger, 1913)
“Vorrei essere lo scrittore incontrato per caso, che ha mischiato le sue pagine ai nascenti sentimenti di giustizia che formano il carattere di un giovane cittadino. Uno scrittore ha in sorte una piccola voce pubblica. Può usarla per fare qualcosa di più della promozione delle sue opere. Suo ambito è la parola, allora gli spetta il compito di proteggere il diritto di tutti a esprimere la propria. Oltre a quella di comunicare, è questa la ragione sociale di uno scrittore, portavoce di chi è senza ascolto” (Erri de Luca, La parola contraria).

... il diffondersi 
di un sentimento...
(Janez Šubic, 
Lettera, 1878)
Mi sono chiesta perché intorno a Erri de Luca e al suo caso giudiziario si siano mosse e si muovano tante voci di persone “anonime” che hanno letto una sua pagina, un suo libro, una sua poesia o hanno ascoltato una sua intervista. 
Non credo si tratti semplicemente dell’effetto trascinamento dovuto al tam tam mediatico, che avrebbe regalato ad Erri De Luca un supplemento di notorietà, conferendogli – come dice Massimo Gramellini nel suo Buongiorno del 22/09/2015 -  “una patente di martire che… non merita”. 

La scrittura che libera...
(Bernard van Orley, 
Ritratto di Joris van Zelle, 1519
particolare)
Sono convinta che - sotto il “caso De Luca” - ci sia prima di tutto il sentimento di chi avverte l’importanza della parola che scuote ed esce dalla chiacchiera dell’inautenticità per farsi denuncia, protesta, voce che resiste. Voglio credere che dietro il clamore della vicenda non ci sia solo il nome di Erri de Luca, ma la sostanza di un valore da difendere, che è sì la libertà di parola, ma è soprattutto la libertà della parola che dissente, che ha coraggio, che è contraria.
...la scrittura non compilativa...
(Marinus van Reymerswaele, 
Gli usurai, 1540,
particolare)
La scrittura creativa” - non quella soltanto compilativa - risponde a molte esigenze: può essere un esercizio ludico ed estetico o, più profondamente, può nascere da un bisogno di comunicazione tesa a raccontare la trama interiore dei sentimenti, dei pensieri e delle emozioni, può assumere una funzione catartica di liberazione dalle proprie angosce, può addirittura divenire un modo per vincere la morte e sopravvivere a se stessi, lasciando parte di sé nella pagina scritta. La scrittura può insomma girare intorno alla propria soggettività in molteplici modi e forme. 
Oppure può essere questo e qualcos’altro ancora. Così insegna Erri de Luca.
... la scrittura come dono e ispirazione...
(Sandro Botticelli, 
Madonna del Magnificat, 1481,
particolare)
Per lui la scrittura è una forma di impegno, un lavoro che si carica di una responsabilità civile, direi anche pedagogica. Lo scrittore può contribuire a far nascere sentimenti di giustizia. Per questo chi scrive non rappresenta solo se stesso, non comunica solo se stesso, ma si fa voce di coloro che non hanno voce.
Voglio pensare che nei moti, negli affetti, nelle passioni che la figura e la vicenda di De Luca hanno suscitato e suscitano - indipendentemente dall'essere ognuno di noi pro o contro la TAV - ci sia questo bisogno di preservare, custodire, forse riscoprire la parola, specialmente quella scritta, come strumento di denuncia e di impegno civile.

... la scrittura come impegno...
(Albert Anker, 
Ragazzo che scrive con sorellina, 1875).
Articoli correlati:
ERRI DE LUCA, LA PAROLA CONTRARIA.
L'ORA PRIMA DI ERRI DE LUCA.

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