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mercoledì 21 maggio 2014

Turpiloquio e manipolazione di massa.


“Ogni tempo ha il suo fascismo”
Primo Levi

Il demone del turpiloquio 
si abbatte su di noi ...
(Gustave Doré, La caduta di Satana)
Siamo ormai alla vigilia delle elezioni amministrative ed europee. I soliti professionisti, soloni o guru o marpioni che dir si voglia, da tempo si levano a pontificare ex cathedra oracolare, a sollevare noi poveri mortali dalla fatica di pensare, con l’indottrinarci su chi e che cosa dobbiamo volere da queste elezioni.
... si presenta in forma oracolare ...
(Anonimo, Lucifero intervista 
il sindaco Hall, vignetta 
tratta da Punchinello)
Insomma vogliono comprare gratis il nostro voto e venderlo non so a chi, sicuramente non gratis. E allora,  a riprova che bisogna essere seri e che per essere seri bisogna essere come loro  né buonisti nè moralisti, riprendono ad usare senza mezzi termini nelle loro trite diatribe un colorito e sempre più squallido linguaggio scurrile.
... solleticando con un linguaggio 
colorito e scurrile ...
(Josef Benedikt Engl, La nuova luce)
Ebbene a me piacciono sia il buonismo sia il moralismo: basta naturalmente intenderci sulle parole.  Non ne posso più invece del turpiloquio, che non è solo quello a sfondo sessuale, ma ogni loquela “turpe” (l’insulto, la bestemmia, l’ingiuria, l’oltraggio, la volgarità scurrile e triviale…), oggi cara ai tanti guru prezzolati, guitti ed imbonitori della politica. 

... un linguaggio che ci abbindola ... 
(David Claypoole Johnston,
vignetta tratta dalla Rivista "Scraps")
Il turpiloquio è diventato forma di comunicazione che ci pervade, ci rode quotidianamente, ci trasforma tutti. Ad esso ci stiamo vergognosamente abituando, come ci stiamo abituando ai pregiudicati in politica, alle ingiustizie sociali, alle guerre, alle violenze sui minori e  sulle donne, alla solitudine dei disperati, alla fame che uccide milioni  di bambini nel mondo … 

... ci aggredisce e ci trasforma ... 
(Gustave Doré, Inferno)

Dietro gli insulti volgari  c’è   il volto  tragico del nostro Paese, la nostra povertà culturale, le nostre disillusioni, il nostro disincanto, le nostre paure, ma anche nuove  forme di barbarie,  di dominio e di persuasione occulta, espresse dal bombardamento intensivo di dosi quotidiane di turpiloquio alle quali ognuno di noi è impudicamente sottoposto ed ormai assuefatto.

... diventa il segno della nostra povertà ...
(Gustave Doré, Inferno)
Non si tratta di essere baciapile o di bocca fine.  Si tratta semplicemente di  non accettare la scurrilità come naturale forma di comunicazione, mentre invece è violenza: violenza fisica, violenza simbolica,  esercizio quotidiano di  aggressione, di intolleranza e soprattutto di nuova pressione ideologica  volta ad imporre ed  a suggestionare idee ed opinioni politiche.

...ci suggestiona ...
 (Franz Stuck, Lucifero)
Gli antagonismi e le relazioni conflittuali, una nostra indubbia dura realtà, sono a bella posta artificiosamente enfatizzate da un nuovo (si fa per dire) modo di comunicare e sedurre, anzi un  modo di assassinare l’informazione, perché in realtà il turpiloquio abusa del linguaggio, lo manipola, reprime  l’elemento di informazione con l’elemento di suggestione, sostituisce alla forza della persuasione la visceralità irrazionale dell’indottrinamento scurrile fatto di parolacce e gestacci. Il linguaggio si trasforma nel suo contrario: invece di gettare ponti  innalza barriere demagogiche, invece di favorire la comunione crea aggressione,  invece di aprirci gli occhi ci rapina il pensare e  ci fa diventare ostaggi  del fanatismo. 

... ci seduce ...
(Louis-Léopold Boilly, 
Il sogno di Tartini)
Francesco Merlo in un articolo del 18.02.2014 apparso su “la repubblica” scriveva: “Il turpiloquio è la scorciatoia per non pensare. Fingendo di essere tutti grandi artisti provocatori, gli italiani coprono il vuoto d'epoca con le male parole che sono parole andate a male”.
... fa leva sugli istinti più bassi ...
(Gustave Doré, Lucifero, Il Paradiso perduto)

La nuova manipolazione  si spaccia per soluzione politica e nasconde  l’arbitrio di chi si autoproclama facitore di uomini,  di chi gioca al lavaggio dei nostri cervelli, come gli altri (anche gli altri!) e più degli altri, convinto della confezionabilità  di ognuno di noi.
... ci divora...
(Gustave Doré, Lucifero, Inferno)
Il turpiloquio ”è una volgarità  - concludeva Francesco Merlo nell’articolo citato - che andrebbe affrontata come emergenza nazionale, come i terremoti e le alluvioni perché il degrado della lingua anticipa la macelleria di strada. Che cos'è stata la violenza brutale di quel commando di vigliacchi incappucciati che a Genova hanno sprangato due coppie di clochard mentre dormivano per strada? Che altro era se non la fase terminale di una ‘rottamazione’?”

... disumanizza il nostro mondo, 
lo trasforma in un inferno ...
(Gustave Doré, Inferno, canto 34)
Che possiamo fare? Nelle prossime elezioni comunali ed europee mi guarderò bene dal votare questi ciarlatani, per i quali l’unico vero ostacolo è rappresentato dalle persone che non riescono ad abbindolare, perché ancora vogliono essere capaci di pensare e giudicare. 

... mi guarderò bene dal votare 
chi usa il turpiloquio ... 
(Thomas Nast, Autoritratto)
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sabato 17 maggio 2014

Riascoltando don Rinaldo Bertonasco.

Il 17 maggio è trascorso un mese da quando ci ha lasciato il nostro caro Rinaldo. Abbiamo parlato molto di lui … ci siamo scambiati foto … per reagire in qualche modo al vuoto … Pensiamo possa essere una gioia per tutti – seppure velata di malinconia – leggere alcune parole che don Rinaldo ha scritto per i suoi confratelli. Ciascuno di noi potrà - forse anche con un sorriso, come avrebbe certamente voluto lui - riconoscere un accento, un aspetto, un tratto.

L'intensa, bellissima foto scattata
da Tommaso Giulla

SCRIVE  RINALDO:

Su come migliorare nella “predica” domenicale …
«L’omelia. Meriterebbe non uno, ma diversi articoli e studi seri. […]
... due verifiche per lo meno dovremmo farle tutti …: 
Proviamo a farci registrare l’omelia e poi risentiamocela con calma (se qualcuno ha una spiccata vocazione alla mortificazione, può risentirla con un gruppo di fedeli, possibilmente giovani e, possibilmente non in atteggiamento adorante). Se mi accorgo, per esempio, che non riesco, dopo averla sentita, a darle un titolo preciso (Di che cosa si parla?) o a suddividerla in capitoletti (Come si sviluppa la trattazione?), vuol dire che devo cambiare qualcosa, perché “non” è comprensibile agli uditori (a me succede quasi tutte le volte che faccio la prova).
Cerchiamo la verifica diretta nei confronti dei fedeli. Guardiamo se sono attenti e coinvolti, o se si annoiano (d’estate, quando lo sventolio dei foglietti diventa frenetico, è decisamente ora di chiudere). Controllare i tempi: a parte occasioni o situazioni particolari, 10-12 minuti sono più che sufficienti, a mio avviso (7-8 ancora meglio). Se ho una cosa da dire e parlo in modo bello e attraente, in 8-12 minuti riesco a dirla ampiamente; se invece parlo in modo involuto, difficile o un po’ sconclusionato, fino a quel limite di tempo riescono a sopportarmi quasi tutti».

giovedì 15 maggio 2014

Opinioni sull'Europa, qual è la vostra?


“Il demone dell’ideologia è sempre dall’altra parte”
(W. STARK).

12 stelle dorate su campo blu: 
la bandiera europea, 
simbolo di unità e solidarietà tra i popoli.
L’unificazione  europea non è  scelta innocua: è un rischio teso a un possibile futuro planetario che cambierà noi, le nostre abitudini, attese e convinzioni. Una grazia o una maledizione? Una federazione di persone e culture diverse o una furiosa contrapposizione di interessi ed ideologie? Secondo un’opinione largamente diffusa dai media le prossime elezioni europee saranno essenzialmente uno scontro tra  buoni (filoeuropei) e  cattivi (antieuropei, euroscettici, eurocritici). Le cose forse non sono così. Ho molta difficoltà a considerare filoeuropee forze politiche e socioeconomiche che hanno fatto l’Europa in questi anni e pretendono di continuare a farla così come è. Altrettanta difficoltà ho a considerare antieuropeo chi  rifiuta di accettare un’Europa lontana dalla partecipazione dei cittadini, socialmente ingiusta, economicamente serva di stati egemoni e nelle mani  di voraci gruppi economico-finanziari...

L'inno alla gioia, 
tratto dalla Nona sinfonia di Beethoven, 
è la composizione musicale scelta per l'Europa,
espressione della fratellanza tra gli uomini.
Sono invece sicuramente antieuropee tutte quelle forze politiche che si oppongono ad ogni forma di solidarietà e fraternità, che irridono la miseria, che non credono nella giustizia sociale e nella democrazia partecipata, che parlano di un popolo bue da relegare in recinti e preservare da ogni meticcia contaminazione.
La sfida elettorale mette a confronto diverse concezioni della società e divergenti visioni del futuro, che mi pare si possano ridurre a  quattro  differenti opinioni. 

Gli stati membri 
dell'Unione europea sono 28 
(qui nella cartina colorati in blu).
Prima opinione. 
Lasciamo perdere ….
L’unificazione europea non serve, anzi è perniciosa. La crisi attuale  ha  fran­tu­mato ogni progetto di unità europea, dimostratosi  un disastro  per i singoli stati nazionali, i quali invece devono riprendersi la loro sovranità monetaria ed uscire al più presto dall’euro. La rispo­sta alla crisi, basata sulle  tera­pie di auste­rità, non ha fatto che peggiorare  la sperequazione fra i vari stati. Nelle prossime  elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, è bene che si affermino le forze anti-europeiste e nazionaliste, perché impongano iniziative di tutela esclusiva dei diritti nazionali, di difesa armata dei confini e delle coste contro i clandestini (1).
"Unita nella diversità" 
è il motto scelto per l'Europa.
Seconda opinione.  
Europa   per fronteggiare il mercato globale. 
L’Unione europea è necessaria per fronteggiare lo strapotere di USA, Russia e paesi emergenti (Cina, India, Brasile…). L’Europa va bene così, purché si dia i mezzi finan­ziari  per creare posti di lavoro, piani  di inve­sti­mento  per colmare il diva­rio tra i vari stati. Si deve respin­gere il fiscal com­pact che oggi puni­sce il Sud Europa. La BCE dovrà avere poteri simili a quelli della Banca d’Inghilterra o della FED, garan­tendo  prezzi sta­bili, svi­luppo del red­dito e dell’occupazione (2).

Il Manifesto di Ventotene, 
la cui prima edizione risale al 1944, 
è il testo che prefigura 
l'istituzione dell'Unione europea.

Terza opinione. 
L’unità politica europea. 
L’Europa deve riprendere l’idea originaria dell’Unione, per  essere soggetto di pace  non più a rimorchio degli USA  e  di rispetto dei diritti di cittadinanza di tutti. L’euro resi­sterà solo se diventerà  la moneta di un governo demo­cra­tico sovra­na­zio­nale. Occorre un’unione poli­tica con una  nuova Costi­tu­zione scritta non  dai governi ma dal Par­la­mento; occorrono politiche non imposte dall’alto, ma discusse ed approvate da tutti i cittadini europei, dove si affrontino  temi decisivi quali  la salva­guar­dia del lavoro in tempi di recessione, la tutela dell’ambiente, la cul­tura, le auto­no­mie locali e dei ser­vizi sociali, la  riap­pro­pria­zione dei beni comuni materiali ed immateriali, la lotta alle  mafie, al rici­clag­gio, alla corruzione ed evasione fiscale, alla pro­te­zione ed anonimato di capi­tali “grigi”, al segreto ban­ca­rio quando contrasta con le inda­gini della magistratura (3).

Il "Trattato di Lisbona", 
approvato nel 2007, 
è il documento che fonda l'Unione europea.
Quarta opinione. 
Unità politica e culturale, nel rispetto delle identità e diversità.
Oltre l'unificazine politica, il punto chiave per una nuova prospettiva europea è la cultura che si intende trasmettere alle future generazioni. Nell’epoca che ci apprestiamo a vivere gli scontri di civiltà rappresentano la più grave minaccia alla pace mondiale. L’Europa deve affrontare l’incontro fra civiltà, Islam in particolare, attraverso  una nuova educazione alla cittadinanza, un nuovo modo di vivere la comunità e di percepire  la propria appartenenza ed identità a tutti i livelli  (familiare scolastico sociale locale nazionale europeo). Deve comprendere la diversità dell’altro per aprirsi al dialogo interculturale e condividere valori universali. Solo il pluralismo e l’interculturalismo possono assicurare una società pacificata, aperta a variegate appartenenze multiple; al contrario del multiculturalismo, che spezzerebbe l’Europa in sottosistemi di comunità chiuse e omogenee (4).

9 maggio, Festa dell'Europa 
(ricorda il giorno in cui Robert Schuman 
enunciò gli ideali dell'Unione europea 
nel 9 maggio 1950).
Note. Commenti personali, soggettivi
(1) L’Europa deve restare l’orizzonte politico unitario, per­ché gli Stati da soli oggi non sono in grado di eser­ci­tare sovranità.
(2) Le ragioni della paura non sono motivazioni sufficienti. L’unità economica da sola non è sufficiente: i soli interessi economici, spesso divergenti ed antagonisti,  da soli non garantiscono  benessere e dignità.
(3) Benissimo, ma l’unità politica ha senso solo a condizione che si persegua anche l’unità culturale.
(4) Accogliere l’altro non significa rinunciare alla propria peculiarità, cancellando di fronte all’altro la propria irriducibile identità.  Il pluralismo comprende ed accetta l’alterità ma al contempo la frena esaltando la propria identità. Una società aperta non accetta il razzismo sornione, l’etnocentrismo, che non accorda dignità a codici di valore differenti, che  esalta la differenza rendendo  impossibile qualsiasi unificazione.


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lunedì 12 maggio 2014

Elezioni comunali: lettera aperta.



Gent.le Sig.a Candidata – Egr. Sig.i Candidati,
S ...  come speranza...

la nostra speranza è che chiunque vinca le elezioni e si appresti a governare la città sappia e voglia, senza rinnegare la sua ideologia di riferimento, rappresentare tutti i cittadini ed essere da tutti riconosciuto/a come persona che:
- parla chiaro, smentendo il noto detto di L. Einaudi “nessuna cosa è tanto odiata dai politici quanto il parlare chiaro”;

... c... come chiarezza...

- si rivolge al cuore ed alla ragione,  non alle  viscere della gente con gargarismi linguistici, promesse abbaglianti, slogan demagogici, formule incantatorie;

...v... come verità...
- si burla degli intrighi e degli accordi delle consorterie (quelle manifeste e quelle nascoste), dei sepolcri imbiancati e dei tirapiedi dei potenti, senza  reverenze né deferenze;
... l.. come limpidezza ...
- è persona onesta che sa agire con efficacia perché la probità da sola non è garanzia di competenza e perché non sono i buoni sentimenti ma i fatti che contano;
... o ... come operosità ... operatività ...
- s'impegna nell’amministrazione senza risparmio, consapevole  che il primato spetta non alla politica o all’economia ma all’etica;
... i... come impegno ...
- è irriducibilmente realista contro ogni perfettismo, oltre ogni utopia che non sappia tradursi in progetti concreti ed in riforme realizzabili;
...u... come utilità comune...
- comunica un trasparente e sereno rigore morale, privo di illusioni, ma sovrabbondante di ideali e di speranze;
... i... come ideali ....
-  opta prioritariamente  per i meno garantiti, si colloca dalla parte dei più deboli senza manicheismi di sorta, in dialogo naturale con tutte le forze sociali ed economiche,  senza le quali non si costruisce la città;

... o ... come opzioni prioritarie ...

-  non è arrogante, ma armato/a di pazienza e di prudenza;
... d... come disposizione a pazientare ...

- assicura il rispetto delle leggi e delle norme senza accordare pravilegi   a nessuno;
  
... n... come norme da rispettare e far rispettare...
-  ha ben presente che il criterio essenziale di orientamento delle scelte politiche è la responsabilità verso gli altri, specie i bambini ed i giovani, alla cui educazione rivolge particolare attenzione;
... o... come orientamento verso gli altri ...
-  pone al centro del suo programma  l’ascolto,  il coinvolgimento partecipe della città, rendendo visibili  agli occhi della gente parole come pace, solidarietà, giustizia sociale, concretizzandole nelle piccole cose di tutti i giorni: scomparsa dei buchi nelle strade, marciapiedi a misura di tutti, servizi pubblici, il verde, il sorriso del funzionario allo sportello, il traffico, il parcheggio, scuola per tutti, sanità per i più deboli, politica sociale che tutela gli ultimi, integrazione e ospitalità di chi è straniero e diverso;
... a... come ascolto ....
-  è attorniato/a da collaboratori scelti per le loro competenze e non per debiti di consorteria;

... n ... come novità nella scelta dei collaboratori...

-  sa dialogare con tutti i quartieri e le frazioni, coinvolge nei suoi programmi la società civile, individua regole e valori per la convivenza delle differenti anime della città, sceglie la giusta armonia tra la radicalità di valori alti ed il realismo delle soluzioni possibili.
... a... come armonia tra valori e soluzioni ...

E’ questa la persona, il  “nuovo”,  che molti - e noi insieme a loro -  attendono qui ad Albenga.  


Le lettere che abbiamo posto in successione sono queste:  
 scvloiuiodnoana... 
e se le guardiamo bene vanno a formare...


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sabato 10 maggio 2014

Il contagio del qualunquismo.

La tessera dell'uomo qualunque ...
Il qualunquismo è oggi una maligna tentazione che  affligge tutti e sterilizza le nostre anime. In questo tempo della notte ognuno di noi rischia di essere defraudato da questo contagio che ogni giorno accresce l’esercito dei replicanti e le armate dei sonnambuli. E’ in gioco  la dimensione sociale e comunitaria delle persone, sacrificate ad una cultura che nega comunione e solidarietà. Cultura del “prendi e fuggi”, dell’“ognuno per sé”, dell’attimo fuggente che vive di ciò che i media decidono e fanno esistere, della  difesa dei propri privilegi, dell’arroganza, degli egoismi corporativi etnici e razzisti, del liberismo spietato.

... un settimanale di molti anni fa...

Dove stiamo andando? Verso un’umanità  ad una dimensione, in cui ognuno di noi non è che  un replicante, “uno qualunque”?[i] 


giovedì 8 maggio 2014

La celebrazione delle piccole cose.

Tempo di primavera, tempo di risveglio ... 

... saper volare alto ...
Certo, bisogna saper pensare in grande, guardare lontano, porsi obiettivi elevati … ma la nostra vita è fatta anche, e soprattutto, di tante piccole cose che aspettano di ricevere da noi un significato: un sorriso, il primo saluto al mattino, lo sbocciare dei fiori … , tante piccole cose da riscoprire, amare e celebrare.

... l'abbraccio di papa Francesco 
a nostro nipote che vorrebbe tanto 
poter camminare ...
Questi i pensieri che vorremmo raccogliere e rilanciare: 
  •   le piccole cose possono diventare grandi se riusciamo ad apprezzarle e valorizzarle … se non passiamo di corsa, indifferenti... se ci soffermiamo a guardare.. lo sfavillio luccicante dell'acqua, la freschezza della rugiada al mattino, il rosso succoso delle ciliegie, la delicatezza del melo in fiore...
... il bagliore dell'acqua ...
... la rugiada al mattino ...
... il rosso delle ciliegie ...
... il melo in fiore...
  • le cose banali, forse anche meno belle, possono essere trasfigurate da uno sguardo poetico: come il fruscio dell'erba nel vento o l'incanto del fiume, dell'isola e del mare, perfino quel caratteristico carretto delle pulizie, posteggiato nel sole, tra il Municipio e la Cattedrale ...
... il vento nell'erba ...
... il fiume, l'isola e il mare...
... Piazza San Michele ...
  • gli aspetti secondari sono quelli che rendono familiare qualcosa … come la scala e la piazzetta di Porta Torlaro o quel preciso angolo dell'abside della Cattedrale, tutti addobbati di fiori … o la bifora là in alto, che nessuno vede se non alza lo sguardo...
... i fiori sulla scala accanto a Porta Torlaro ...
... Piazza Girolamo Rossi ...
... Piazza dei leoni ....
... angolo di Porta Torlaro ...
... e qui siamo sempre ad Albenga, ma dove? ...
... e qui? ...

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martedì 6 maggio 2014

L'esperienza del dolore.


Il venerdì santo, appena trascorso ...

... icona di tutta la sofferenza ...

... che attraversa il mondo ...
Il venerdì santo, appena trascorso – per credenti e non credenti – è simbolicamente il giorno della croce ovvero il simbolo, l’icona di tutta la sofferenza che attraversa il mondo. Parlare del dolore non è facile, richiede pudore, non si presta a nessuna retorica, a nessuna ipocrisia. Il silenzio è quasi sempre l’atteggiamento più autentico che possiamo adottare di fronte al dolore altrui e al nostro. La sofferenza è un’esperienza universale, che coinvolge le nostre vite, le vite di tutti, in forme e modi diversi. Un’esperienza rispetto alla quale vorremmo trovare comprensione, consolazione, sostegno. Non sempre il dolore umanizza, anzi. Più spesso il dolore impoverisce, toglie vigore, inasprisce, imbestialisce, chiude, avvita su di sé, è via senza sbocco. Qui vogliamo sommessamente proporre un percorso di citazioni nel quale il dolore viene condiviso,  umanizzato e posto in una luce di speranza.