Post a cura di
Rossana Rolando.
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Klee,
Angelus Novus |
“C’è
un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa
su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali
distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al
passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe,
che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli
vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una
tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte
che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel
futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui
nel cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta” (Walter Benjamin,
Saggi e frammenti, Einaudi, Torino 1962, p. 80).
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| Paul Klee, Angelus Militans |
L’angelo
volge lo sguardo al passato e il passato è la storia. Essa è stata ed è
destinata ad essere un cumulo di macerie che salgono verso il cielo.
Irreparabilmente: i morti non possono rivivere, l’infranto non si può
ricomporre. Una catena – quella del tempo e degli eventi ricapitolati dall’angelo
in una sola grande catastrofe – che non può spezzarsi. Eppure un varco c’è: è
la tempesta che irrompe nel tempo e segna l’entrata del nuovo. Viene da un
futuro che non è ancora, tempo metastorico redento. L’angelo è il simbolo del novum
che si fa presente, è lo spiraglio dell’eterno che si apre nel tempo, unico
vero progresso. E così “ogni istante è la piccola porta da cui può entrare il
Messia”. Questo è il Natale.