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sabato 10 agosto 2013

Dialogare con tutti, ma non collaborare con servi ed opportunisti.

Insieme tessere i fili della vita sociale

Ho letto, riletto e condiviso l’articolo sul sito “piazzaduomobiella.it” di  ALDO MARIA VALLI, apparso su “Vino nuovo” il 3 agosto scorso,  dal titolo “Chiesa cattolica italiana e Berlusconi: a quando un esame di coscienza?”

Non è mia intenzione farne una sintesi o tanto meno una recensione. Lascio ai volenterosi la diretta lettura del testo. Ma una riflessione la vorrei fare ed offrirla al dibattito virtuale: si deve dialogare con tutti, ma non si può condividere il cammino  con i guitti, i servi, gli opportunisti con le loro truppe cammellate.

Ho molti  dubbi e  poche certezze, mi sforzo – insieme a mia moglie, i familiari, gli amici - di guardare e leggere il mondo senza pregiudizio, non mi ritengo migliore degli altri;  al contrario sono convinto della profondità dei miei e nostri limiti anche in seno all’impegno sociale e professionale. Ma questa coscienza del limite (e del peccato) è stimolo  a superarci senza tregua in una dedizione che vorremmo  sempre più lucida, efficace e disinteressata. Nessuno può essere escluso a priori  dalla possibilità di dialogo: vorrei “parlare”  con chiunque, qualunque siano le convinzioni filosofiche o religiose; vorrei condividere con chiunque  responsabilità e rischi, purché insieme si ritrovino le necessarie “convergenze etiche” ed  ognuno sia, secondo le proprie motivazioni e condizioni, nella comunità elemento attivo,  capace di mostrare carattere, di resistere alle fatiche, alle tentazioni di scoraggiamento e di tradimento.

Le uniche discriminanti che si devono porre riguardano il significato della politica, che non può venire dalla politica (sarebbe solo frenesia di organizzazione, bieco arrivismo), ma va oltre,  scaturisce dalle scelte fondamentali che investono il   senso che attribuiamo alla nostra storia personale e comunitaria: l’umanità  che vogliamo promuovere, gli  orientamenti da dare all’avvenire.  Su  questa preliminare questione non è possibile l’incontro con l’opportunista, il mercenario prezzolato, il servo sedotto, il calcolatore del treno giusto su cui salire per il proprio tornaconto. E’ invece possibile e necessario l’incontro  tra  persone diverse per cultura e fede – cristiani, laici, atei – ma tutti fermi nella subordinazione  della politica ad un’ulteriorità.

Ci sono tanti cristiani per i quali lo specifico  è nella sovramotivazione della fede: nell’intensità del rispetto altrui, nell’acutezza del discernimento, nello sforzo per concretizzare la fraternità nei rapporti tra culture diverse, nell’impegno politico e sociale vissuto come servizio disinteressato, nell’amore per l’avversario e nella  passione evangelica per colui che si proclama nemico, senza giudicare  e tanto meno condannare. Il loro  fondamento è nel Vangelo,  nell’attenzione verso coloro che non hanno né voce né parola, nello schierarsi con gli ultimi e tutti i soggetti delle Beatitudini, “soggetti più biblici di altri”: i poveri, gli schiacciati, i puri di cuore, coloro che hanno fame e sete di giustizia, i perseguitati.  

E ci sono tante  persone per le quali, indipendentemente o fuori dalla fede, la politica è sempre il penultimo mentre l’etica ed il volto dell’altro sono l’ultimo; persone che vivono e testimoniano ogni giorno la loro opzione e passione politica costantemente sorrette da una tensione morale che non si piega a compromessi; persone che  assumono lucidamente le proprie responsabilità coscienti della solidarietà con il destino della comunità locale e globale. Con questi uomini e donne  ogni cristiano dovrebbe scegliere di camminare volentieri assieme.

 





                                               

1 commento:

  1. Chi sono gli opportunisti,i mercenari, i servi, i calcolatori? Come si riconoscono, indipendentemente dalla parte in cui si collocano?

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