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giovedì 22 novembre 2018

Libertà di coscienza e cammino dell'ecumenismo.

Post di Rosario Grillo.

Carel Allard, Il candeliere, 
incisione raffigurante i principali riformatori (tra essi Lutero, 
Ecolampadio, Melantone, Zwingli, Calvino, Knox, 
Wyclif, Hus, Girolamo da Praga)
seconda metà del XVII secolo
A tanti sembrerà paradossale la linfa che scorre tra la libertà spirituale e la libertà civile (1).
Eppure la libertà che si articola nel nucleo dei diritti civili, solennemente enunciati nella prima parte della Costituzione, sancisce la maturità dello Stato uscito dal buio della dittatura e dalla prova bellica, con la coda dell’occupazione tedesca.
Una libertà, completa del suo corredo di diritti civili, politici e sociali. Matura, quindi. Declinata convenientemente nella scelta repubblicana (2).
Bisogna esplicitare con convinzione che la libertà esce dall’embrione della pura formalità giuridica (3), se si nutre di una linfa spirituale che passa attraverso l’ethos di un popolo (4).
Gli storici più seri delle origini del liberalismo lo hanno riconosciuto. Tra essi spicca il nome di G. De Ruggiero (5). Sulla sua scia si mosse A. Omodeo, con il suo celebre Giovanni Calvino e la riforma di Ginevra.
In essa si distinguevano il rilievo e l’incidenza che la Riforma protestante - in particolare il calvinismo - aveva avuto nella nascita della libertà della coscienza.

sabato 17 novembre 2018

Vito Mancuso, La via della bellezza.

Post di Rossana Rolando
Immagini dei dipinti di Caspar David Friedrich (1774-1840).

Libro uscito 
nell'ottobre 2018
Il messaggio. Nella presentazione del suo ultimo libro La via della bellezza¹, presso il Centro Balducci (qui il link), Vito Mancuso riprende un racconto di Kafka. In esso si narra la storia di un vecchio imperatore, ormai prossimo alla morte, che intende mandare un messaggio ai suoi sudditi, a tutti e a ciascuno: al più lontano, al più anonimo, al più misero. Chiama un suo servitore e gli affida questo compito, facendosi ripetere le parole appena sussurrate, tanto è importante quello che vuole comunicare. Il messaggero si mette in viaggio, ma incontra mille ostacoli all’interno dello stesso palazzo imperiale, senza poterne uscire e senza quindi mai arrivare ai destinatari. Questi ultimi però attendono alla loro finestra sognando e pensando che infine qualcuno dovrà giungere.

giovedì 15 novembre 2018

Alla ricerca del LUOGO. Utopia e retrotopia.

Post di Rosario Grillo.

Copertina di Utopia di Tommaso Moro (Feltrinelli) e 
Retrotopia di Zygmunt Bauman (Laterza)
Topos = luogo.
Abbiamo mai riflettuto sul legame che abbiamo con il luogo?
Qualsiasi corpo - e noi abbiamo un corpo - occupa spazio.
È una stazione che non possiamo non frequentare... prima di disquisire su locus amoenus e di genius loci.
T. Moro ha dovuto far leva sull’immaginazione per rappresentare il non luogo ed in esso delineare il ritratto della società non corrotta, della polis comunitaria.
Nella fisica classica il vuoto era il pendant necessario alla rappresentazione dello spazio continuo. Poi è venuta la fisica quantica...
Non è mia intenzione, però, portarvi per le vie della fisica e della cosmologia.
Voglio piuttosto posare l’attenzione sulla con-sonanza dello spazio alle nostre ipotesi (o addirittura ipostasi) di mondo o sul mondo.

sabato 10 novembre 2018

Il profumo del tempo.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini delle illustrazioni di Alessandro Coppola (qui il sito), per gentile autorizzazione.

Alessandro Coppola, 
Una finestra sull'universo
“È necessaria una rivitalizzazione della vita contemplativa: la crisi del tempo sarà superata solo nel momento in cui la vita activa, anch’essa in piena crisi, accoglierà nuovamente in sé la vita contemplativa. […] Solo nell’indugiare contemplativo, anzi in una moderazione ascetica, le cose svelano la loro bellezza, il profumo della loro essenza. Ed essa consiste di sedimentazioni temporali che appaiono solo nella loro luminosità fosforescente” (Byung-Chul Han, IL PROFUMO DEL TEMPO, L’arte di indugiare sulle cose, Vita e Pensiero, Mi, 2017, pp.8 e 57).
Il libro è stato pubblicato in Germania nel 2009 e tradotto in italiano nel settembre 2017. Al di là delle provocazioni e denunce anticipate nei  precedenti testi circa i mali e le patologie del sistema capitalistico e consumistico, Han sviluppa una propositiva, attualissima, pars construens, foriera di speranza, con  digressioni ora strettamente storico-filosofiche e letterarie (da Aristotele a S. Tommaso,...Baudrillard, Lyotard, Bauman..., soffermandosi su Proust e nel dialogo critico con Nietzsche Heidegger e Arendt), ora intensamente appassionate, cariche di toni poetici là dove inneggia al profumo del tempo contemplativo, quale vero e proprio tempo libero e liberante (cfr. il gr.“scholè” e il lat. otium”).

domenica 4 novembre 2018

Le istituzioni hanno un cuore.

Post di Rosario Grillo 
Immagini di Carlo Stanga, raffinato illustratore italiano, con gentile autorizzazione (qui il sito).

Carlo Stanga, Illustrazione 
per il progetto speciale "Sentimenti 2015" 
de l'Espresso
Da un po’ la mia mente si arrovella su una domanda: il limite della ragione e, complementarmente, l’estensione e il ruolo delle forze a-logiche (1).
Nella gamma di queste forze: il sentimento, l’emozione, l’immaginazione.
In via esterna, momenti occasionali mi hanno condotto verso la stessa domanda.
Oggi, ad esempio, si sono incrociati due eventi: la puntualizzazione fatta da un relatore (A. Stoppa) sulla communitas base dell’istituzione e la lettura di un articolo di Massimo Recalcati dedicato alla ricerca della motivazione vera che condusse Pasolini a prendere partito per i poliziotti di viale Giulia, 1968, anziché per i manifestanti.

giovedì 1 novembre 2018

Piero Guccione, orizzonti infiniti.

Post di Rossana Rolando.

Immagine tratta dal docufilm di Nunzio Massimo Nifosì, 
Piero Guccione, verso l'infinito
Piero Guccione, morto lo scorso 6 ottobre nella sua Sicilia (lavorava a Quartarella, tra Scicli e Modica), è stato anche denominato “narratore di orizzonti”. Dalla fine degli anni Sessanta il grande pittore siciliano ha dipinto instancabilmente il mare, nel suo congiungersi con il cielo, lungo una linea mobile e sottile: “In realtà, l’orizzonte non ha corpo, è una cosa infinita che cambia continuamente, ma fisicamente non esiste. E’ il luogo dove il nostro sguardo è portato, come luogo eterno. E’ un bisogno” (cfr. in questo post il video I colori del mare).

sabato 27 ottobre 2018

Il monito di Simone Weil. Qual è il tuo tormento?

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle illustrazioni di Anna Masini (in arte Ninamasina), per gentile autorizzazione (http://www.ninamasina.it/).

Gli studi scolastici sono come il campo che racchiude una perla”
(S. Weil, Riflessioni sull’utilità degli studi scolastici al fine
dell’amore di Dio, 
in  Attesa di Dio, Rusconi, Mi,1991, p.84).

Ninamasina, Simone Weil
S. Weil è figura cara a questo blog, come dimostrano appassionati post firmati in particolare da Rosario. Ebbene è in corso in Italia una viva polemica, anche con dure manifestazioni di protesta, da  parte di studenti e docenti, circa l’incuria (un eufemismo?) che l’attuale governo parrebbe riservare agli “studi scolastici”, tutto proteso com’è su altri fronti (proclamazione della fine della povertà in Italia mentre si cacciano gli “sventurati” di turno - oggi i migranti e domani chi? - e si snaturano gli equilibri dei bilanci, si distribuiscono panes et circenses - ovvero condoni vari - nella ricerca vorace di consensi e di controllo dei media, denunciando miriadi di complotti e via).
Mi è parso perciò valesse la pena rilanciare un piccolo post, pubblicato al tempo dei primi vagiti di questo blog, esattamente il 16.9.2013. Si tratta di una pagina che ha conservato a mio parere tutta la sua fragranza: S. Weil con lucido ardore precisa il valore dello studio - qualsiasi studio, dalla  versione latina al problema di geometria “anche se sbagliati” - ed il suo significato sociale  umano religioso, che non è mai solo affare individuale, perché a ben vedere studio vuol dire cultura, cioè, oltre che possesso della parola, appartenenza alla comunità e responsabilità verso gli altri (1).

domenica 21 ottobre 2018

Oltre il dire.

Post di Rosario Grillo.
Immagini di alcune opere di Paul Cézanne (1839-1906).

Paul Cézanne, Ritratto di Gustave Geffroy 
(letterato francese, 1855-1926)
Giovanni Scarafile ha posto attenzione ad una “zona oscura della comunicazione, partendo dal commento di un’intervista a Paul Auster, incentrata sulla ignoranza autore/lettore di un romanzo.
Il contenuto della romanzo è pretesto, perché l’indagine è sul limite del linguaggio. Allora: il linguaggio non è trasparente? Ha “zone oscure”?
Scarafile utilizza il termine indisponibilità, battendo sul tasto della dotazione strumentale.
La comunicazione, in proposito, dispone del linguaggio. Dobbiamo inferire un limite  intrinseco al linguaggio.
Ma così veniamo turbati sul fondamento ontologico (Parmenide) e teologico (Giovanni, 1).
Il primo riconduce il linguaggio (la parola) all’essere; il secondo riconosce il titolo di fondamento alla Parola: “in principio era il Verbo”.
Andiamo ora a riempire la Parola. Ne deriva il linguaggio con il suo frutto: il sapere. Osservando bene, ne discende la cultura: un sistema composito e  normativo di conoscenze, sia teoriche che pratiche.

sabato 13 ottobre 2018

La celebrazione dell'attimo, tra arte e filosofia contemporanee.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Americo Salvatori, per gentile autorizzazione (qui il sito). 

Americo Salvatori, 
Lama di luce
I paesaggi del Montefeltro - che costituiscono lo sfondo dei quadri di Piero della Francesca - sono spesso oggetto dei dipinti di Americo Salvatori, artista, pittore e musicista che nasce ad Urbania nel 1963 e vive a Lunano (PU).
Lama di luce ne è un primo esempio (olio su tela, 60 per 80).
In esso la natura viene offerta all’occhio di chi guarda nella sua immensità spettacolare, capace di suscitare uno stupore dal sapore antico, una meraviglia (thauma: nella duplice accezione di incanto e turbamento) che talora, nell’era tecnologica, sembra essere andata perduta.
La spazialità rappresentata ha una sua immediata veridicità: un prato, le colline, qualche albero, i monti sullo sfondo. Di lontano la luminosità irrompe a strisce, a squarci, a laghi. Dal limitare dell’ombra alla trasparenza delle montagne i colori si rarefanno, secondo una gradualità ascendente.
Un quadro realistico, si potrebbe dire.
Eppure il realismo dell’opera è tutto da indagare. Sappiamo bene che l’immagine non è la realtà, è piuttosto una rappresentazione mentale della realtà. Come il mare di Piero Guccione, la natura di Americo Salvatori è “un’essenza, un pensiero” (Marco Goldìn, La fedeltà di Piero Guccione al mare).