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mercoledì 30 ottobre 2013

La giovinezza non è semplice dato anagrafico.




Dedicato ai giovani.

Quando nel giugno scorso il nostro blog  muoveva  i primi passi abbiamo dedicato ai giovani tutta una serie di post  e così pure nelle settimane susseguenti. Da oggi riprendiamo, a scadenze fisse,  questo nostro voluto impegno.


La giovinezza anagrafica non esaurisce il senso della giovinezza


Ben più del mormorio tranquillo dei concetti ben ordinati, c’è un grido che vorrei intendere e far intendere: quello della giovinezza (che non coincide necessariamente con l'età biografica), della giusta collera e dell'amore, quel grido che rivela uno sguardo sul mondo troppo affettuoso per non essere di fuoco.
 

La fontana della giovinezza: tutti possono tornare ad essere giovani.


“Io non difendo qui la nostra giovinezza, non quella determinata dall’età della carne, ma quella che trionfa sulla morte delle abitudini ed alla quale accade che non si pervenga se non lentamente, con  gli anni. E’ questa che fa il pregio dell’altra giovinezza, che  ne giustifica, di quando in quando, la sua irruzione un po’ violenta nei ranghi calmi degli adulti. […] Se a quest’età l’uomo che nasce non nega con tutte le sue forze, non s’indigna con tutte le sue forze, se si preoccupa  di note critiche e un po’ troppo di armonie intellettuali prima di aver sofferto il mondo in se stesso, fino  al grido, allora è un povero essere, un’anima bella che già odora di morte”. 


L'albero della conoscenza: la vera giovinezza è una conquista.

Nulla a che fare ovviamente con la giovinezza contrabbandata da ogni parte, quella che trionfa nelle pubblicità a nome dell’efficienza,  del consumo, dell’evasione dalla vita, dell’oblio della miseria e povertà che non sono problemi, della rimozione della morte e dell’emarginazione della vecchiaia perché non troverebbero soluzioni accomodanti. 
E’ un’altra giovinezza quella che ho cercato e cerco di vivere e vedo intorno a me, che è realistica, che non evade, che è  incarnata nel mondo e  conosce la vocazione dell’uomo e la sua tentazione perenne: l’adagiarsi, l’appiattirsi. 

La giovinezza che non evade, che sa portare i pesi dell'esistenza.

“In altre parole, quando accetteranno infine che la grandezza dell’uomo sta nel non rompere con la propria infanzia, con l’avventura, la fragilità, le indignazioni totali, le ingenuità e il dono senza calcolo dell’eterna infanzia? Le puerilità hanno un loro tempo. L’infanzia non ne ha. Nella misura in cui gli anni passano bisogna, per poterla mantenere, riconquistare sull’ostilità degli anni. Infanzia matura, infanzia lucida, infanzia grave, infanzia dolorosa …”.


Il legame con l'infanzia.


(Le citazioni di E. Mounier  sono tratte da Rivoluzione personalista e comunitaria, Milano, edizioni di  Comunità).
Tutte le immagini riproducono opere di Lucas Cranach il Vecchio.
 
Chi desidera intervenire può consultare il post del  22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su  "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.

1 commento:

  1. Le opere di Lucas Cranach il Vecchio sono spesso una rivelazione dell'interiorità umana e dei dissidi che essa nasconde. Molto belle e accurate le immagini. Chiara manifestazione dell'opposizione tra gioventù e maturità (intendendo con questi termini l'ambito psicologico, non quello strettamente fisico). Come affermava Eraclito, gli opposti sono uniti a coppie e le coppie sono unite nella radice dell'opposizione fondamentale: essere e divenire. Non vi è dunque comprensione autentica dell'esistenza senza considerare entrambe le sfaccettature. E il tempo gioca un ruolo decisivo. Da giovani si vive la gioventù e si vede la maturità in un certo modo, da maturi si vive la maturità in un modo diverso da come la si è immaginata e si vede la gioventù in un modo diverso da come la si è vissuta. Il confronto è però possibile solo a posteriori, quando si è maturi. Per questo il tempo è fondamentale. Ma se si riuscirà a vivere l'infanzia fin nella maturità, allora probabilmente la conoscenza autentica dell'esistenza sarà più vicina.

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