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martedì 15 ottobre 2013

Perché ridiamo? La follia del riso.





Perché ridiamo?

Se e quando ridiamo… perché ridiamo?  Ogni riferimento alla realtà attuale è puramente causale …  





Democrito.

Democrito, il filosofo ridanciano dalla proverbiale bruttezza, è  il  patrono della satira, fustigatore di  tutte le debolezze umane. L’opera cui si fa riferimento  non fu scritta dal medico Ippocrate del V secolo a.C., ma è apocrifa.  Ippocrate è chiamato ad Abdera dal Senato perché Democrito ha perso la ragione: ride di tutto!  In effetti il suo umore beffardo  non è  un caritatevole sorriso di pietà o di umana tenerezza. Ippocrate si precipita  da Democrito per chiedergli il motivo del suo ridere e verificare se sia  normale o pazzo.




Maschere del riso e del pianto
(Democrito contro Eraclito)

 “Io rido di un unico oggetto, l’uomo pieno di insensatezza, vuoto di opere rette, puerile in tutti i suoi progetti, che sopporta senza alcun beneficio prove senza fine, spinto dai suoi desideri smodati ad avventurarsi fino ai confini della terra e nelle sue immense cavità.




... ai confini della terra ...
E non sente alcun rimorso a dichiararsi felice, lui che fa scavare a piene mani le profondità della terra da schiavi in catene, di cui gli uni muoiono sotto i cedimenti di un terreno friabile, mentre che, interminabilmente sottomessi a quel giogo, gli altri sopravvivono nel supplizio come in una patria.[…]




Charlie Chaplin, Tempi moderni.

Della nostra madre terra si fa una terra nemica; essa, che resta sempre la medesima, l’ammiriamo e la calpestiamo. Che risate, quando questi innamorati di una terra estenuante e piena di segreti usano violenza a colei che hanno sotto gli occhi! […] 





Desertificazione della terra.
Hanno fretta di sposare donne che di lì a poco ripudiano; amano, poi aborrono; hanno il desiderio di procreare, poi scacciano i figli fattisi grandi. Che cos’è questa vana  e irragionevole fretta, che non differisce in nulla dalla follia? […]




Volere, comprare, consumare ...

Scavando la terra, cercano argento; trovato l’argento, vogliono una terra; acquistata la terra, ne vendono i frutti; smerciati i frutti, rimettono la mano sull’argento. Quanto sono instabili, quanto sono cattivi! Se non sono ricchi, desiderano la ricchezza; venuti in possesso, la nascondono e la sottraggono agli sguardi; rivaleggiano in odio, danno battaglia ai loro fratelli, ai loro genitori, ai loro concittadini, tutto questo per i beni di cui nessuno morendo rimane padrone; […] dilapidano tutte le loro ricchezze nell’acquisto di statue, con pretesto che l’opera scolpita sembra parlare, ma detestano chi parla davvero. Sono tutti dei Tersiti della vita.





Dalla scimmia all'uomo,
dall'uomo al consumatore.

Allora perché, Ippocrate, mi hai rimproverato di ridere? Non c’è uomo che rida della propria insensatezza”.

 


La lezione di Democrito:
ride solo chi prende sul serio la vita.
Ippocrate, Sul riso e la follia, Sellerio, Palermo, 1991 (a cura di Y. Hersant)

1 commento:

  1. Riporto il commento, apparso in data odierna su facebook, di Luca Palazzo, che mi onoro di avere avuto come allievo negli anni della mia presidenza al “Giordano Bruno” di Albenga: “Il testo fornisce importanti spunti di riflessione. Mentre inizialmente il riso di Democrito sembra insensato, esso acquisisce, nello sviluppo degli argomenti, sempre maggiore validità conoscitiva. Attraverso il riso si mettono in risalto dapprima l'uomo che possiede schiavi, poi quello che non rispetta la Terra, infine chi ricerca frettolosamente il piacere o la ricchezza. Tutti uomini insensati che, se non fossero tali, riderebbero delle proprie azioni. Per questo il riso è sinonimo di vera comprensione dell'esistenza, spesso misera, dell'uomo. Misera, ma grande al tempo stesso, come affermava Pascal: impotenti di fronte all'immensità dell'universo, siamo tuttavia in grado di percepire la nostra impotenza. Di qui la nostra grandezza. Grandezza che Democrito, tra i primi, se non per primo, aveva compreso in profondità!”

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