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domenica 20 ottobre 2024

Segni di un'apocalisse

Post di Rosario Grillo

Premessa

Albrecht Dürer, I quattro cavalieri dell'Apocalisse
L’otto ottobre 2024, ascoltando la trasmissione di Giorgio Zanchini (Quante storie), sono rimasto impressionato dalla domanda di un ascoltatore concernente l’aderenza delle questioni trattate con lo scenario proprio dell’Apocalisse.
La parola apocalisse si traduce letteralmente con “togliere il velo”, quindi rivelare. La letteratura apocalittica subentra nel periodo che vede la crisi delle figure individuali dei profeti. Si allarga così lo scenario dell’apocalisse: segni premonitori della fine e, al contempo, rivelazione di quanto si era tenuto nascosto.
Cerco adesso il nesso tra gli elementi dell’apocalisse e i temi descritti (crisi ecologica, segnacolo del mancato rispetto della alterità nella veste di: esseri umani sentiti come diversi, animali, cose inanimate, natura tutta con i suoi elementi di aria fuoco acqua terra ed i loro derivati).
Pesa soprattutto la versione “volgare” dell’apocalisse, riconosciuta come situazione di crisi irreparabile. Mi lascio guidare anche dalla sensazione evidenziata da alcuni commentatori, che spiegano la superficialità di certi costumi odierni con la rarefazione della tensione escatologica (il presentismo invece è molto diffuso!).
Infine recinto il campo della mia analisi. Tralascio le cose divine e gli annessi teologici e mi occupo di cose terrene e secolari.

martedì 12 luglio 2022

Frammenti alla deriva.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Bordalo II (qui la pagina facebook).
 
Bordalo II, Mezzo colibrì
Detriti, resti, immondizia, spazzatura: nomi tutti che richiamano alla mente tutto ciò che è logoro e, ad un tempo, sporco – immondo –, fatto per essere spazzato via.
Sentiamo ogni giorno notizie che riguardano l’emergenza rifiuti in molte città. In particolare Roma, capitale splendida, coperta da cumuli di spazzatura, che attirano animali mai visti prima nelle strade cittadine; Roma devastata da incendi e soffocata da effluvi maleodoranti. Ci colpisce per il suo valore simbolico, ma sappiamo che il degrado coinvolge molte parti d’Italia, deturpando la bellezza naturale e la ricchezza culturale del nostro paese.
Le soluzioni sono rese difficili da ingarbugliate matasse di questioni politiche, economiche, sociali, civili. Nel frattempo, il rischio è quello dell’assuefazione allo sporco, al brutto e alla logica del buttar via.
I mondi culturali non sono indifferenti al tema e possono illuminare in molti modi il rapporto con l’oggetto-rifiuto.
Non mi riferisco alla pur bellissima poetica del detrito - lontana dalla problematica ambientale - che ha idealizzato lo scarto, facendone una tematica esistenziale, metafora di un mondo a cui si sente di non appartenere, che rigetta come il mare le sue scorie.¹
Piuttosto penso ad alcuni spunti che pongono proprio al centro della riflessione o della creazione artistica ciò che resta, senza alcuna idealizzazione.

martedì 17 agosto 2021

Costituente della Terra.

Post di Rosario Grillo.
 
Terra, NASA
“La forza bruta non è sovrana quaggiù. È per natura cieca e indeterminata. Ciò che è sovrano qui è la determinazione, il limite” (S.Weil, La prima radice).
 
PREMESSA.
Come illuminazione, facendo parte del gruppo che sta lavorando, sotto la guida di Raniero La Valle, a una COSTITUZIONE DELLA TERRA, mi è venuta l’idea di associare lo studio di Alain Supiot alle note feconde della filosofia di Simone Weil, riferendole al momento attuale e alla necessità impellente di curare la “crisi dell’uomo, della società e della natura” rispondendo alla sollecitazione di Papa Francesco e al bisogno di uscire dalla pandemia.

mercoledì 14 luglio 2021

Complessità.

Post di Rosario Grillo.

Piet Mondrian, Terra n. 1, 1913
La percentuale crescente del numero di persone anziane dentro le società ha comportato come risposta immediata la diffusione dei giochi di brain test, tesi a favorire l’allenamento “salva Alzheimer”.
Debbo dire che l’apparente reazione del mercato del consumo, pronto a mutare in profitto di parte le défaillance di una quota importante di cittadini, ha trovato compensazione negli studi di approfondimento su l’oggetto: cervello e reti neuronali. Ne è sortita la scoperta della plasticità del cervello. In essa: la risorsa umana per non soccombere al decadimento fisico più alcuni ponderati consigli per rivisitare potenziando l’educazione permanente.
Uno studio scientifico esplicita: “In passato gli scienziati ritenevano che le diverse aree del cervello umano fossero predefinite e immutabili e che la produzione di neuroni cessasse dopo l’età dello sviluppo, ad eccezione delle strutture dedicate alla memoria, le quali seguitano a produrre neuroni anche in età adulta. Ciò faceva del cervello un organismo che, una volta raggiunto il suo pieno sviluppo, diveniva statico e incapace di crescere ulteriormente ed era perciò condannato a un lento e inesorabile declino. Nella seconda metà del Novecento ha iniziato a diffondersi, suffragata da dati sperimentali, l’idea che il cervello è sufficientemente plastico da potersi riorganizzare in caso di bisogno anche in età adulta. Il cervello umano non è “cablato” con circuiti neurali fissi e immutabili; la rete sinaptica cerebrale e le strutture correlate, compresa la corteccia cerebrale, si riorganizzano attivamente grazie all’esperienza e alla pratica”. [Mahncke et al., 2006; Doidge, 2007] (1)

domenica 6 ottobre 2019

Allarme pianeta. Salvare il mondo prima di cena.

Post di Rosario Grillo.

Il globo terrestre
L’attuale pontefice ne ha fatto tema della sua enciclica Laudato sii.
La Terra è in pericolo! Da ogni parte sale l’imperativo: salviamo il pianeta!

Premessa.
L’incarnazione ci dice, tra le altre cose, di cessare la separazione tra corpo e spirito. Ne parliamo - forse ne dobbiamo tenere conto, nelle argomentazioni relative all’ambiente.

Lo shock.
Sono stato scosso dalla lettura di una recensione del libro di S. Foer, che ci riporta ai momenti salienti, “magici”, nei quali si catalizza un consenso, inteso come convergenza di sentimenti volontà ed azioni, sulle scelte comportamentali decisive, da definire rivoluzionarie.
Così è stato, per portare un esempio chiarificatore, per il consenso sul divieto del fumo nei locali pubblici.
Bisogna appunto risalire alla forza di tenuta e di coesione che aveva avuto il piacere del fumo (1), per saggiare la qualità rivoluzionaria. Così comprendere, con opportuna indagine storica, la discendenza dalla inclinazione consumistica, che non aveva solo un movente individuale, ma una più vasta aggregazione di fattori predisponenti.

sabato 24 agosto 2019

Brucia la terra.

Post di Gian Maria Zavattaro.

E' peggio che villano, è criminale infliggere una ferita non necessaria all'albero che ci nutre o ci protegge. 
I vecchi alberi sono i nostri genitori, e forse genitori dei nostri genitori. [...] 
Guardati dall'uomo che abbatte un albero per raggiungere i frutti!
(Henry David Thoreau, Ascoltare gli alberi).

Incendio del 2013,
Foresta nazionale in California.
La preoccupazione ecologica ormai da tempo si è trasformata in problema politico e fa parte della consapevolezza collettiva della relazione  tra l’agire dell’uomo e gli squilibri del mondo naturale. Riflettere sull’ecologia è la premessa per parlare sensatamente di ogni tipo di inquinamento, del  verde in città, degli incendi dolosi, del traffico, dell’inceneritore, della speculazione edilizia, delle aree dismesse, dei rifiuti urbani…
Nella cultura attuale si scontrano, senza possibilità di incontro, due visioni del mondo antagoniste. Una, di gran lunga  dominante, è “il principio Babilonia”, così definito da Enrique Dussel (1): la morale sociale  della dissipazione, distruzione, desolazione della terra  che segna tutti noi con un marchio che rischia di divenire indelebile (cfr. Apocalisse 8, 7).

giovedì 15 febbraio 2018

Genius Loci, Natura vivente.

Post di Rosario Grillo
Immagini dei dipinti del pittore svizzero Augusto Giacometti (1877-1947).

Augusto Giacometti, 
Bolla di vetro
“Chi non conosce il bosco cileno non conosce questo pianeta. Da quelle terre, da quel fango, da quel silenzio, io sono uscito ad andare, a cantare per il mondo (Pablo Neruda, Confesso che ho vissuto).

Cartesio ha inventato il genietto maligno facendone il responsabile degli inganni gnoseologici, che egli era costretto a “sospendere” con il dubbio metodico (Discorso sul metodo e Meditazioni metafisiche).
L’idea del genio non era nuova in filosofia, perché essa fin dai Greci aveva concepito un daimon, che, presente nell’uomo, guidava verso il destino.
Da Socrate a Platone, sappiamo che destino ha il senso di fine soprannaturale (dottrina della metempsicosi).
Lo spunto serve per osservare che genio o demone non è qualcosa di satanico e tentatore, ma è elemento connaturato che parla - o invita a - di qualcosa di intimo ed eterno.

domenica 13 agosto 2017

J. M. Bergoglio e la scelta del nome Francesco.

🖊Post di Gian Maria Zavattaro
🎨Immagini delle illustrazioni di Francesca Assirelli (per gentile autorizzazione dell'autrice che le ha già pubblicate nel libro scritto da Anna Peiretti, Storia di papa Francesco, Il Pozzo di Giacobbe, Torino 2013)

Papa Francesco e la pace
"Laudato si', mi' Signore, cantava san Francesco d'Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: Laudato si', mi' Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. [...]Non voglio procedere in questa Enciclica senza ricorrere a un esempio bello e motivante. 
Bergoglio, ancora cardinale, 
si reca a Roma per il Conclave
Ho preso il suo nome come guida e come ispirazione nel momento della mia elezione a Vescovo di Roma. Credo che Francesco sia l'esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia ed autenticità. E' il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell'ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifestò un'attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l'impegno nella società e la pace interiore” (Enc. Laudato si', 1 e 10, sottolineatura mia).

Viene eletto papa il giorno 13 marzo 2013 
e assume il nome di Francesco
Con la bolla Inter sanctos Giovanni Paolo II nel 1979 proclamava S. Francesco patrono dell'ecologia e degli ecologisti. Così motivava la sua decisione nel messaggio del 1° gennaio 1990, giorno di celebrazione della pace:  
San Francesco d'Assisi offre ai cristiani l'esempio di un rispetto autentico e pieno per l'integrità della creazione. Amico dei poveri, amato dalle creature di Dio, invitò tutti – animali, piante, forze naturali, compresi frate sole e sora luna – a onorare e lodare il Signore. Il povero d'Assisi ci testimonia che, stando in pace con Dio, possiamo dedicarci meglio a costruire la pace con tutta la creazione, che è inseparabile dalla pace tra i popoli” (1).

lunedì 31 luglio 2017

Incendi e 'Alberi' di Prévert.

🖊Post di Rossana Rolando
🎨Immagini degli alberi di Piet Mondrian (1872-1944).

Piet Mondrian, 
Paesaggio
L’estate 2017, come e più di altre stagioni estive, è segnata dalla follia incendiaria. L’aria nera, satura di fumo irrespirabile, il suolo incenerito e isterilito, il terrore degli animali in fuga… sono i frutti di una volontà nichilistica anonima e vile. Chi ama la nostra terra e la sua stupenda bellezza rimane attonito di fronte alla ferocia della mano assassina.
Meglio di altri Jacques Prévert, poeta francese vissuto tra il 1900 e il 1977, ha saputo dar voce alla natura e soprattutto agli alberi, cui ha dedicato un’intera raccolta, con una sensibilità moderna, capace di anticipare problematiche che si riveleranno attuali dopo di lui (Alberi, edizione Guanda, Parma 1999).
Piet Mondrian, 
Albero
Il dolore che provoca il fuoco distruttore con la sua atroce desertificazione di boschi, pinete, foreste è espresso potentemente nei suoi versi:
Un vento folle che viene dal mare/urla canta sibila e ride/Un grande cane rosso/folle anche lui/gli corre dietro leccando i muri/L’azzurro del cielo è spazzato via/dal vento nero dell’incendio.

mercoledì 8 aprile 2015

Primavera e cura della terra.


Un racconto riferisce di un eremita cui uno zelante visitatore chiese:
“Tu cosa fai veramente?”.
L’eremita rispose:
“Vivo qui”.
Vivere qui è una chiamata, l’opera di una vita,
ma anche la cosa più basilare che si possa immaginare.
Prima di ogni altra cosa noi viviamo sulla terra;
viviamo nell’ambiente che ci attornia.
(E. Theokritoff, Abitare la terra).

Il risveglio ...
... della primavera.
La natura ogni anno, ogni primavera, si risveglia umile e silenziosa. Si ripresenta nella sua veste più delicata: splendore di gemme, di fiori, di intensi colori. Vorremmo trattenerla questa stagione in cui tutto rinasce e germoglia, vorremmo fermarla, rimanere in questo incanto. Ma è come un battito d’ali.

La terra si ammanta ...
... della sua veste più bella.
Ci ricorda che questa terra è luogo in cui soggiornare, è casa da abitare, ma è anche transito e passaggio. Ci dona bellezza, ma ci dice che questa bellezza non ci appartiene. E’ tutta per noi, ma non è nostra.

Tutta per noi ...
... ma non è nostra.
Ci richiama alla fraternità universale con tutte le creature: con gli animali, con le piante, con tutti gli esseri.
Per gli spiriti religiosi è rimando alla Trascendenza. Per chi avverte il dono della vita  è sorella e madre. Per chi conosce il senso del dovere è luogo di cui essere responsabili, un giardino da custodire e da coltivare.

Un giardino da custodire ...
... e da coltivare.
Eppure questo giardino lo abbiamo violato e ferito. Sappiamo oggi tutta la prepotenza dell’azione umana, la nostra arroganza nei confronti della natura e della terra. Ci chiediamo se è possibile fermare questa opera distruttiva. Ci domandiamo se possiamo educarci ad un nuovo senso di responsabilità individuale e comunitaria per consegnare alle generazioni future una terra ancora abitabile.

Per un battito d'ali.
Proponiamo questo video che ci ha molto colpito e ci ha indotto ad elaborare questo breve post.
Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.



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giovedì 27 novembre 2014

Ama la terra come te stesso.


Ama la terra come te stesso ...
(J.F.Millet, Angelus)
“C’è una conversione planetaria da fare,
c’è un nuovo comandamento da proclamare:
Amerai la terra come te stesso,
e la terra ti ricompenserà”.
(Enzo Bianchi)

In questi giorni di disastri franosi ed alluvionali in tutta Italia, ma in particolare in Liguria,  anche ad Albenga e intorno a casa mia, la preoccupazione ecologica si è trasformata per molti in angoscia, in incubo e spesso pure in intollerabile perdita economica.


Ama la terra, giardino da custodire ...
(E.S.Field, Il giardino dell'Eden)
Improvvisamente (e finalmente) sembra che tutti stiano aprendo gli occhi sulla relazione di causa-effetto tra l’agire dell’uomo e gli squilibri del mondo naturale e che (finalmente) si rendano conto che si tratta di un  problema politico – economico - etico che coinvolge i valori essenziali della vita umana e della convivenza sociale.

Ama la terra, luogo da coltivare ...
(J.F.Millet, Piantatori di patate)
Problema che pone, senza possibilità di incontro, due modi antagonisti di pensare e soprattutto di fare, quasi una resa dei conti.  Uno è il “principio Gerusalemme” (così definito da Enrique Dussel), per il quale la terra non appartiene all’uomo: è l’etica comunitaria che rifiuta il modello dello sfruttamento sregolato delle risorse e dell’uso spregiudicato delle tecnologie, con le conseguenti ritorsioni contro la vita, messa a repentaglio in ogni sua forma.
Ama la terra nel tuo passare...
(Giotto, Fuga in Egitto)
L’altro, di gran lunga dominante, è “il principio Babilonia”: l’agire individualistico della dissipazione, distruzione, desolazione della terra, in nome di un profitto individuale senza rimorsi, che se ne frega di tutti, compra tutto, mette tutto a tacere, magari con un bel condono edilizio. Il principio Babilonia è la concezione strumentale della natura, è forma arrogante di conquista e di dominazione non solo economica ma anche culturale, atteggiamento predatorio che sistematicamente  distrugge la terra, non più madre né sorella, ma materia sfruttabile all’infinito.

Ama la terra nella fraternità delle creature ... 
(Giotto, Francesco predica agli uccelli)
Di fronte a Babilonia non basta l’indignazione, che a volte è solo una maschera della propria tranquillità e sicurezza minacciata, occorre l’etica della responsabilità, della solidarietà e della partecipazione alla sofferenza di un’altra creatura. E’ un impegno che dovrebbe riguardare tutti, ognuno di noi, perché segno del nostro futuro ed insieme l'unica garanzia che ci può preservare dal pericolo, ricorrente e permanente, di un mondo che in ogni momento potrebbe rivoltarsi e travolgerci.

Ama la terra, luogo in cui donare ... 
(Giotto, Francesco dona il mantello)
Oggi è il tempo di nuove proposte in nome  di “un’etica della terra, per i cristiani un’etica della creazione, che affermi la responsabilità umana di fronte all’ambiente terrestre”. Invito a leggere o rileggere  l’articolo di Enzo Bianchi, apparso su Jesus, ottobre 2014, “Ama la terra come te stesso”, di cui mi guardo bene  dal  riportare un’inopportuna sintesi ma solo la riflessione finale: “Quest’etica della terra richiede innanzitutto una coscienza ecologica che sia vigilante e pronta ad assumersi la responsabilità dell’ambiente. […] Ma quest’etica richiede anche che si concretizzi il principio della destinazione universale dei beni, della condivisione della terra e delle sue risorse. […] Oggi sono i paesi ricchi che consumano la quasi totalità delle risorse, lasciando popoli interi nella miseria e nella fame, infliggendo loro uno sfruttamento irrazionale e segnato da profonda ingiustizia".
Ama la terra per condividerne i frutti ... 
(J.F.Millet, Le spigolatrici)
Riscoprire l’uguaglianza e la giustizia è assolutamente necessario per affermare la fraternità universale, altrimenti questa è solo una menzogna, cioè una verità affermata con forza e solennità ma di fatto calpestata. Infine, l’etica della terra richiede di pensare ai diritti delle generazioni future: ogni generazione dovrebbe andarsene dalla terra dopo averla resa più bella, conosciuta, amata e difesa, ma in realtà soprattutto le nostre ultime generazioni sembrano solo capaci di lasciare bruttezza nel paesaggio, nell’ambiente, e sembrano responsabili dell’avanzata dei deserti su tutte le terre.

Ama la terra per custodirne 
e accrescerne la bellezza 
(J.F.Millet, Primavera).