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lunedì 14 ottobre 2013

De Gasperi in un flash di Calvino



L'arguzia di Italo Calvino


A novant’anni dalla  nascita di Italo Calvino (1923-1985),  mi piace  riproporre la pagina sotto riportata, tratta dal suo romanzo “La speculazione edilizia”. L’opera pone  in risalto la  spregiudicatezza di un imprenditore edile  (Caisotti), ex partigiano, che cinicamente  si adegua  alla società  del dopo guerra, ben diversa  da quella che i resistenti avevano  sognato e per la quale erano saliti in montagna a combattere.  Assume allora valore emblematico, nel disincanto dell’autore e tra l’indifferenza immemore della borghesia da lui descritta,  il giudizio che Quinto (un tempo compagno di lotta partigiana, ora creditore e socio in affari  da Caisotti turlupinato) esprime su Alcide De Gasperi (“uomo magro montanaro, onesto, testardo, un po’ ristretto, di non molte idee ma intransigente in esse, cattolico in una disadorna maniera poco italiana”). Non so quanti “politici” oggi si ritroverebbero in Caisotti o in De Gasperi … 



Alcide DeGasperi

“Quel giorno era morto De  Gasperi.  La notizia arrivò  coi giornali della sera; il corso era pieno di gente colorata e chiassosa che tornava dai bagni nella luce cordiale della sera. Gli strilloni passavano, sventolando i grandi titoli  listati a lutto e la fotografia del defunto.  – Morte di De Gasperi! Nuova vittoria di Coppi! – gridava uno strillone alzando il giornale.  – Nuova vittoria di Coppi! –  Una bambina si tolse il gelato dalle labbra,  - Di’, papà, è morto  De Gasperi!   -  Ah sì …  -  disse il padre, e guardava i cartelloni del cinema.   

Francobollo con De Gasperi

A quest’indifferenza Quinto era l’unico che si sentisse oscuramente offeso, l’unico che ci pensasse,  a quel  De Gasperi che la speranza rivoluzionaria della sua giovinezza aveva considerato un estraneo insediatosi nella storia d’Italia nel momento in cui doveva essere tutta diversa; ed ora ecco: la borghesia che pochi anni innanzi  lo salutava come suo salvatore, restauratore dei suoi facili agi, ora l’aveva già dimenticato, aveva dimenticato la paura (“la paura che le facevamo noi  -  pensava Quinto  -  quando eravamo la speranza”), e adesso sapeva soltanto che quell’uomo magro montanaro, onesto, testardo, un po’ ristretto, di non molte idee ma intransigente in esse, cattolico in una disadorna maniera poco italiana, a loro non era mai stato simpatico”.
(Italo Calvino, La speculazione edilizia, Torino, Einaudi). 

Monumento di De Gasperi, Piazza Venezia, Trento.

 (Per una riflessione sul concetto di “borghese” come “categoria dello spirito” si può vedere il post del 12 giugno 2013)

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