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mercoledì 23 ottobre 2013

Si sbriciola in attimi l'ora ...






L'opportunità del tempo.


L’orologio non solo ci richiama l’implacabile fuggire del tempo, ma ci invita ad affrettarci a ricercare il senso profondo  della realtà, a non ridurre la nostra vita a pochi granelli di sabbia gettati in un deserto disperato.



L'implacabile fuggire del tempo (Benedetta Cappa Marinetti)


L’orologio a pendolo.

“O amico degli ilari sogni,

la pendola, quando solingo

ti perdi in visioni, ti affligge

con gelide gocce di suoni;

il tempo che piange cadendo,

un’acqua che filtra e raggela

cadendo nei vani del cuore,

tic tac nell’immemore interno,

punture intermesse del tempo!

Si sbriciola in attimi l’ora,

collana monotona e sciolta

di cui nera, eguale ogni perla.

E il ragno nel grande silenzio

invisibile corre con sordo

brusio: quel che morde

l’inocula noi, la paura

che sia come l’oggi il domani,

che mai l’ora non suoni altra cosa

di questo preciso destino

serrato in interni, un pugnello

di sabbia al deserto di noia.”


(Georges Costantin Rodenbach, 1855 - 1898, da  La sera armoniosa,  

a cura di B. del Fabbro, Milano, Rosa e Ballo editori)



Il tempo nella simbologia dei granelli di sabbia.
Chi desidera intervenire e portare il proprio contributo alla riflessione può trovare le indicazioni tecniche nel post del 22 ottobre 2013, dal titolo: "Agli eventuali lettori. Video guida".

5 commenti:

  1. Patrizia Valdiserra24 ottobre 2013 20:29

    "Si sbriciola in attimi l'ora"...
    e davvero - così - il tempo ad ognuno concesso dissolve... perso ognuno, inesausto tentando d'arrestarne la fuga... invano... ch'è sabbia, il tempo... detrito d'occasioni mancate, maceria frantumata che sfugge tra le dita... e polvere d'oro d'istanti preziosi quanto una vita intera... Pure, fra tanti detriti, sublime lo scegliere il tempo ch'è del dio... Kairos... tempo del discernimento, straordinaria opportunità d'essere... altro dal tempo che piange cadendo... da un'acqua che filtri e raggeli nei vani del cuore... Scegliere, sì.... scegliere di vivere... Esistere, essendo... a coglierlo il dono di quel tempo divino, che a ognuno è offerto, ma a pochi è dato di godere pienamente. Ed è scelta d'amore il tempo di Kairos... a sconfiggerlo il tempo... ad aprirci all'eternità... essendo, noi... fortemente amando...

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  2. Rossana Rolando25 ottobre 2013 11:51

    Le Sue parole, dottoressa Patrizia Valdiserra, sono esteticamente molto belle. Certamente sono profonde, capaci di scavare e di restituire ricchezza di significato alle cose, ma ciò che le rende uniche mi pare sia lo stile con cui sono scritte, nella poeticità che tutto pervade.

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  3. Patrizia Valdiserra25 ottobre 2013 21:33

    Gentilissima dott.ssa Rolando,
    La ringrazio di cuore per l'apprezzamento che rese le Sue parole tanto più gradite, quanto impensate, e mi confonde, ché non avrei voluto esser io, col mio scritto, qui, in risalto, solo desiderando liberarmi d'una suggestione - profonda - che i versi di Rodenbach, proposti dal Prof. Zavattaro, seppero suscitare in me...
    E' un sentimento del tempo - dolente - quello che vibra nella lirica, d'un tempo che affligge il poeta, mentre la pendola scandisce, monotona e lenta, col suo ticchettio greve, quel crollare d'istanti che si fa cilicio all'anima, quasi a ferir le carni, con intermesse punture... pungolo inesausto per chi solo conosce la passione del tempo, per chi quel tempo subisce, persa ogni dolcezza, come il sottile incantamento, e gli slanci, e la curiosità, e quella voglia d'esserci, di viverlo, il tempo, d'agirlo...
    Pure, accade, talvolta, la paura ci prenda “che sia come l’oggi il domani, / che mai l’ora non suoni altra cosa / di questo preciso destino / serrato in interni, un pugnello / di sabbia al deserto di noia.”... Già... la noia... Veleno che s'annida nel tessuto sonoro di quattro lettere soltanto... veleno che ragno nero inocula a colui che la noia soffre...
    Noia... noia che prende della vita, ad inchiodar la volontà, a far dell'individuo fantoccio inerte ridotto a contare gl'istanti.
    Già... la noia... quella stessa per cui Leopardi, nello Zibaldone, osservava come il dolore che, dalla noia nasce, forte soffrendo la vanità di tutto, alla fine risulti assai più tollerabile che la noia stessa. Cordialmente.

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  4. Cara Rossana, Patrizia ha con uno stile unico e personalissimo nell'usare le parole; credo, inoltre, che le sia tanto naturale da pensare, parlare e scrivere con la stessa poeticità.
    Un caro saluto a tutt'e due e buona scrittura!

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  5. Patrizia Valdiserra26 ottobre 2013 17:34

    Mia cara Maria Fausta,
    tu guarda a quali crocevia ci s'incontra, noi così prossime, l'una all'altra, e distanti... quel tanto che basta a non vederci... Ma il sentirci l'una all'altra consonanti... beh... quello sì... sempre, amica mia.
    Sai bene come sia più facile pensare scrivendo, talvolta, che scrivere ciò che si pensa... E in ogni caso, non mi nascondo più... ché vi è un tempo del nascondimento, come un tempo nel quale esser noi palesi... a se medesimi e al mondo. E l'opportunità venne da persona stimatissima, quale il professor Zavattaro, che con le sue riflessioni sollecita alla condivisione, in questo spazio, che è del pensiero, come della scrittura, sicché... eccoci qui... a parlar del tempo, ma in termini altri da che faremmo in ascensore o davanti a un caffé... Un sorriso e un saluto, aspettando d'incontrarti!

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