Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Iscriviti alla nostra newsletter!

martedì 23 gennaio 2024

Il messaggio della Shoah, come fragile colomba.

 Post di Rossana Rolando.

Disegno di Emma Baglio, liberamente tratto da Banksy    
Da più parti ci si è chiesti in che modo si potrà celebrare la Giornata della Memoria, visto quello che sta succedendo in Medio Oriente, in particolare nella striscia di Gaza. A tutti è nota le reazione violentissima del governo israeliano - che ad oggi ha provocato più di 25.000 morti palestinesi - al feroce massacro del 7 ottobre, con la strage agghiacciante di circa un migliaio di israeliti, tra civili e militari, e il rapimento di 250 ostaggi, da parte dell’organizzazione terroristica di Hamas.
La cronaca recente porta notizia di un riacceso antisemitismo che attacca anche i simboli della Shoah e ne scredita la memoria.² Dietro questo sentimento che appartiene a frange estremiste si celano pensieri sottilmente più diffusi e domande che, confusamente, inquietano molti: come ricordare il genocidio degli ebrei quando gli stessi ebrei, non rammentando di essere stati vittime, si trasformano in carnefici? Non sono forse gli ebrei di oggi autori di un genocidio nei confronti del popolo palestinese?

domenica 21 gennaio 2024

In mezzo al tragico.

Post di Rosario Grillo.
Immagini delle illustrazioni di Adolfo De Carolis (1874-1928).

Adolfo De Carolis, Illustrazione tragedie di Euripide
Di qui l’assoluta originalità di ogni linguaggio autenticamente tragico, la perenne creatività… il nascere dell'individuale dall'infinito e il nascere del finitamente infinito o individualmente eterno da ambedue, il comprendere e vivificare non ciò che è diventato incomprensibile, funesto, bensì ciò che nella dissoluzione è incomprensibile e funesto, il conflitto della morte stessa, mediante ciò che è armonico, comprensibile, vivo. Qui non si esprime il primo, grezzo dolore della dissoluzione, ancora troppo ignoto nella sua profondità per chi soffre e contempla; in esso il nuovo che nasce, l’ideale, è indeterminato, più un oggetto di timore, mentre la dissoluzione stessa in sé sembra più realmente effettuale, un qualche cosa che sussiste, e ciò che si dissolve si trova in una condizione tra essere e non essere, nella necessità. (Hoelderlin, Il divenire nel trapassare)
Ma dove è il pericolo, cresce
anche ciò che salva. (Hoelderlin, Patmos)

Da una mail di questi giorni: “apro il Vangelo e leggo: “quando sentirete di guerre e di rumori di guerre… chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano...”. (1)
È arrivato il 2024 portando un sacco di questioni irrisolte, mentre in giro per il mondo la guerra devasta paesi, uomini e cose. Il Natale dei cristiani ha rinnovato il messaggio di pace ed amore, oscurati però dalla corsa al consumismo prevaricante. La “voce profetica” si è levata, messa in sordina da gesti e comportamenti approntati ad un costume superficiale, quando non sguaiato. Prende piede, io penso, una spiritualità spicciola, pret a porter, di comodo.

martedì 16 gennaio 2024

Dell'inazione feconda.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini di Turi Distefano (qui il sito instagram)
 
Turi Distefano, Tempo della vita
“È necessaria una rivitalizzazione della vita contemplativa: la crisi del tempo sarà superata solo nel momento in cui la vita activa, anch’essa in piena crisi, accoglierà nuovamente in sé la vita contemplativa. ]…] Solo nell’indugiare contemplativo, anzi in una moderazione ascetica, le cose svelano la loro bellezza, il profumo della loro essenza”. (Byung-Chul Han, IL PROFUMO DEL TEMPO, L’arte di indugiare sulle cose,Vita e Pensiero, Mi, 2017, pp.8 e 57).
 
Byung-Chul Han, filosofo coreano docente all’università di Berlino, non da ieri ci richiama ad aprire gli occhi, a riflettere sull’umanità di oggi, svelando i guasti, le alienazioni, le illusioni, le manipolazioni - ma anche le sorprese, meraviglie, gioie - che gravano o illuminano la società contemporanea. I suoi saggi da anni affrontano in continua progressione i problemi fondamentali del nostro vivere individuale e sociale, ci sbattono impietosamente in faccia viltà e contraddizioni, sempre suggerendo - per lo più inascoltate - possibili cure per i giorni che ci attendono.
Riporto, in termini volutamente parziali, i temi per me più significativi da lui affrontati, sui quali, volenti o nolenti dovremmo meditare, che in questi anni il nostro blog più volte ha rilanciato, discusso, condiviso, per concludere con brevi riflessioni sull’ultimo suo recente saggio Vita contemplativa o dell’inazione (ed. Nottetempo, Mi) che approfondisce quqnto  citato in epigrafe.

domenica 7 gennaio 2024

L'elevazione dell'asino.

Post di Rossana Rolando.
Immagini tratte dal Museo del Somaro (qui la pagina facebook). 

Luca Matti, L'elevazione dell'asino, 2019
💥 Il titolo del post prende spunto da un’immagine esposta nel Museo del Somaro di Gualdo Tadino,¹ aperto nel 2018 e ideato da Nello Teodori, secondo uno schema ben bilanciato, che utilizza vari linguaggi dell’arte contemporanea, in un’efficace oscillazione tra il serio e il faceto, il pensoso e il comico, il colto e l’ironico. Lo abbiamo visitato in queste ultime vacanze di Natale e lo consigliamo vivamente. Nell’illustrazione qui affiancata viene rappresentata l’asinità come esperienza della gravità (il carro colmo di pezzi indefiniti) e, nello stesso tempo, come via di elevazione attraverso lo stesso lavoro (il ciuchino che sembra sollevato dallo sbilanciamento del proprio peso rispetto a quello del carico).
 
💥 Il simbolo. Certo, la presenza di questo animale nell’uso agricolo e nella familiarità quotidiana delle campagne è ormai scomparsa, ma il suo significato simbolico negativo - segno di ignoranza e pigrizia - rimanda ad una metafora un tempo abusata in ambito scolastico e ancora oggi comprensibile per tutti, contenuta nelle espressioni: “essere un asino”, “il banco dell’asino”, “il cappello dell’asino”…

lunedì 1 gennaio 2024

Fiabe.

Post di Rosario Grillo
Illustrazioni di Otto Kubel (1868-1951).

Otto Kubel, Cappuccetto rosso, 1930
Tutti siamo stati bambini e, in quanto tali, siamo stati educati dalle fiabe popolari. Nelle fiabe popolari, peraltro, si condensa la cifra universale delle letterature. A conferma di ciò, ritroviamo certe novelle - si cominci pure dalle Mille e una notte (1) - nell’Olimpo delle letterature. Così pure molte volte possiamo far discendere il retaggio culturale di alcuni letterati, autori di poesie e di romanzi di riconosciuta grandezza mondiale, dal loro sicuro possesso della sapienza popolare concentrata nella novellistica.
L’intervento della psicanalisi ha messo in risalto il significato recondito ed insieme la funzione svolta dalle novelle. In esse si nascondono certi “archetipi”: figure emblematiche del processo di formazione della persona, sia nella chiave individuale che in quella sociale. Da questa misura nasce la loro pregnanza popolare: spiccano cioè le figure tipiche di una tradizione comunitaria.
Proseguendo su questo binario, possiamo anche capire le ragioni delle riedizioni o, meglio ancora, delle rivisitazioni di alcune fiabe nel ritratto aggiornato di personaggi famosi (Cenerentola Biancaneve eccetera). Esplicitamente Bruno Bettelheim ha scritto: “nulla può essere in grado di arricchire e divertire sia bambini sia adulti quanto la fiaba popolare… Esse possono essere più istruttive e rivelatrici circa i problemi interiori degli esseri umani e la giusta soluzione alle loro difficoltà in qualsiasi società” .(2) Permanendo quindi una personalità in sviluppo, che, secondo i canoni del padre della psicoanalisi Sigmund Freud, percorre i gradi della sua formazione al fine del controllo della sua libido e della chiusura della adolescenza con l’abbandono delle figure genitoriali e l’inserimento nella società adulta, mutano solo gli accessori ovvero quelle forme che vengono assunte in coerenza con il costume. (3)

sabato 23 dicembre 2023

I nostri auguri. Natale 2023.

Post di Gian Maria Zavattaro
Foto di Rossana Rolando,  riprese dal Museo dei Cappuccini, Genova (qui il sito).
 
AUGURI NATALIZI 
DI ROSSANA ROSARIO GIAN MARIA
 
Presepe, Museo dei Cappuccini, Genova
Immersi, come siamo, nel Natale visibile (caos profano di nenie e luminarie, di consumi, di rituali familiari e protocolli sociali) “c’è una domanda che non arriva a verbalizzarsi, che pare anzi fuori contesto rispetto allo scintillio dei messaggi augurali che ci scambiamo, ma che è forse il reale approccio al mistero dell’uomo e al mistero di Dio. La domanda è: Perché il Natale fa soffrire?” (1) Ci tornano in mente gli “auguri scomodi” di don Tonino Bello (2) tra gaudium e tristizia.
 
È il Natale invisibile dell’esclusione: il pranzo dei poveri o degli impoveriti, con qualche sorriso se offerto e gestito da S. Egidio o da Caritas, con il sorriso di accoglienza e fraternità dei volontari in un giorno in meno di solitudine ed uno in più di tenerezze - la solitudine degli anziani, dei malati soli negli ospedali, dei carcerati, delle persone abbandonate a se stesse - le disperazioni nascoste delle famiglie disastrate - gli indebitati, gli esodati, i falliti, i disoccupati, i senza casa, i profughi per terra e per mare, i marginali d’ogni categoria produttiva, i giovani arrabbiati...e nel mondo la strage degli innocenti. Grido di Rachele: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata perché non sono più” (3). Supplica del Papa: (“Fermatevi, smettete di uccidere i bambini”). Sono le guerre e la fame che mieteranno anche nei giorni natalizi le loro vittime.

domenica 17 dicembre 2023

Natale e il problema del credere.

Post di Rossana Rolando.

Banksy, street art

La fede scomparsa è il titolo del libro di Adriano Fabris - filosofo della religione e docente universitario - pubblicato nel febbraio di quest’anno. Esso prende avvio da ricerche sociologiche che attestano la riduzione della presenza cristiana nella società contemporanea, confermata dalla comune percezione delle chiese vuote e dall’innalzarsi dell’età media di chi si dichiara praticante. (1)
L’avvicinarsi del Natale, non fa che corroborare la tesi di un inesorabile processo di svuotamento del nucleo religioso, sostituito dai bagliori di una festa sempre più legata ai circuiti consumistici, rivestiti di retorica vagamente sentimentale.
Se fosse uno scritto nostalgico, di stampo apologetico, o una trattazione teologica, volta a recuperare i contenuti della fede, in particolare legati alla tradizione cristiano cattolica, avrebbe un interesse limitato a determinati ambiti.
Invece il libro si allarga sul significato dell’esperienza religiosa nella contemporaneità e acquista quindi la statura di una riflessione universale sull’esistenza e sulla situazione dell’uomo nel mondo di oggi (occidentale e non solo, data la globalizzazione).

domenica 10 dicembre 2023

Ab imis. Dal profondo.

Post di Rosario Grillo.
 
Dalla pagina Instagram dedicata a Paolo Rumiz
Nella povertà attuale di voci forti spicca il tono “civile”, fortemente motivato, ricco di sfumature derivate da strutture culturali sedimentatesi in lunghi viaggi, di Paolo Rumiz.
Lo abbiamo seguito mentre narrava il lascito culturale dei pellegrini diretti verso luoghi simbolici (reliquiari) (1). Lo ricordiamo vivace esploratore della via Appia sepolta da rovi e trascuranze. Lo ritroviamo oggi autore di una significativa opera su “lo statuto morfologico della nostra penisola” (2).
Trovo difficoltà a classificare la scienza di riferimento: è geografia sociale, che rimanda al fattore spazio, visto come parametro connotativo di lingue e costumi, di istituzioni e società? Oppure è geografia umana; come tale, attenta al fulcro della figura umana: tessitura antropica dell’elemento terrestre (naturalistico)?
In anteprima debbo confessare di aver ritrovato dentro la sua narrazione la mia infanzia, vissuta in “storie” e “credenze popolari”, passate poi nel dimenticatoio, sepolte dalla assordante patina della modernizzazione.
Rumiz tiene fermo, come fondamento della nostra penisola, la più profonda geologia dei mari e della terraferma, legata alla natura vulcanica, indi lo svolge come la “voce del profondo”. Una profondità tellurica che s’incrocia con la variabilità dei popoli che sono venuti a visitarci, in modo amichevole o bellico, intercettando maggiormente il protagonismo delle masse popolari, più propense alle avventure rivoluzionarie. In contraltare alla ristretta misura del “particularismo” e all’immobilismo dei gruppi dirigenti - dato di fondo permanente - aggrappati al fare gattopardesco del finto cambiamento.

lunedì 4 dicembre 2023

I voti come risorsa educativa.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle illustrazioni di Pepe Serra (qui il sito instagram).

Pepe Serra, Percorrendo la strada della cultura

Da tempo divampa la polemica sui voti, per taluni ostacolo all’apprendimento, da relegare semmai a fine anno e da soppiantare con annotazioni scritte in nome della “valutazione evolutiva”, nuova scoperta dell’acqua calda, che pare ignorare circa 50 anni di letteratura pedagogica sulla conditio sine qua non di ogni valutazione, compreso il voto qualis esse debet che non ha nulla da spartire con la patologia in modalità “fiscale”. Mia moglie (docente di filosofia nel nostro liceo ingauno) ed io (preside per 26 anni, pensionato) siamo convinti che la valutazione con voto sia sicura risorsa educativa se si vivono le sue inderogabili condizioni. Liberiamoci subito da equivoci e confusioni. Il voto, espressiva comunicazione matematica, è nel processo valutativo la punta dell’iceberg: non è fuori dal tempo e dal contesto senza un prima e un poi, ma comunica in sintesi di volta in volta i livelli della crescita formativa sino alla sua conclusione, in base a criteri discussi, approvati in sede collegiale e comunicati ad alunni e famiglie.